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| Scritto da Lorenzo Quadri - MDD | |
| domenica 25 maggio 2008 | |
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I genitori non affidatari lamentano le lacune dell'attuale sistema che
«provoca lungaggini, errori dalle conseguenze devastanti, e dà troppo
potere al genitore cui sono affidati i figli» - costituita ieri una
nuova associazione mantello federale Il diritto tutorio e le commissioni tutorie regionali (CTR) sono da tempo nell'occhio del ciclone. A lanciare l'allarme, i genitori non affidatari che lamentano decisioni errate, anche in maniera grossolana. Decisioni che non di rado finiscono col compromettere o distruggere i legami familiari tra i figli e il genitore non affidatario (in genere il padre), danneggiando in maniera importante lo sviluppo dei minori. Sul tema si innesca ora la revisione (federale) del codice civile sul diritto tutorio. Un tema "tecnico" e quindi non particolarmente gettonato ma che, secondo l'avv. Paolo Tami, segretario dell'Associazione genitori non affidatari (AGNA), meriterebbe, data la sua importanza sociale, di venire seguito con maggiore attenzione, se non si vogliono perdere delle occasioni. Doppio binario «Il sistema attuale - spiega l'avv. Tami - è organizzato su due binari: quello giudiziario e quello amministrativo. In caso di divorzio o separazione, le questioni riguardanti i minori (affidamento e diritto di visita) sono di competenza dell'autorità giudiziaria che si occupa del divorzio o della separazione. Per contro, quando non c'è di mezzo un divorzio, ossia quando i genitori non sono sposati o è già terminato il divorzio, la competenza è di un'autorità amministrativa: le Commissioni tutorie (CTR). In alcuni casi, tuttavia, il giudice deve comunque fare capo alle CTR, ciò che può provocare sovrapposizioni di competenze e perdite di tempo, per esempio la nomina di un curatore educativo di un minore. Questo doppio binario, forse retaggio della vecchia distinzione tra figli legitti e illegittimi, secondo me non si giustifica più. L'autorità amministrativa, oltre ad essere organizzata diversamente da un Cantone all'altro fornisce meno garanzie di un'autorità giudiziaria. Per gli avvocati come per gli operatori sociali che fanno parte delle 18 CTR del cantone, questa funzione costituisce di regola un attività accessoria (che in media li occupa un giorno la settimana). Se nei restanti 4 giorni ci si occupa di altre cose, come si fa ad aggiornarsi, ad approfondire certe tematiche, magari su argomenti diversi dalla propria formazione principale ? Un'autorità giudiziaria invece sarebbe più specializzata, più aggiornata, ed inoltre sarebbe sottoposta al controllo del Consiglio della Magistratura, e le sue decisioni sarebbero direttamente impugnabili al Tribunale d'appello. Le CTR invece sottostanno all'autorità di vigilanza sulle tutele, che fa parte della Sezione enti locali (Dipartimento delle Istituzioni): e questa sorveglianza si è dimostrata in varie occasioni carente. Per questi motivi - prosegue Tami - come genitori non affidatari riteniamo che sarebbe meglio che le tutte questioni di diritto dei minori fossero sempre di esclusiva competenza di un' autorità giudiziaria, per esempio un Tribunale dei minori. Un'istituzione che ha dato buona prova di sé in molti altri paesi. L'occasione per creare anche in Svizzera questo Tribunale dei minori è adesso, con la revisione del Codice civile sul diritto tutorio. Tuttavia l'attuale progetto prevede il mantenimento del doppio binario amministrativo e giudiziario. Per modificare questa impostazione, riteniamo necessario fare del lobbysmo a livello federale». Per avere più forza contrattuale nei confronti dell'autorità federale, diverse associazioni di genitori (in genere padri) non affidatari di tutta la Svizzera si sono di recente riunite nella GeCoBi, una associazione mantello di livello nazionale che si è costituita ieri in una manifestazione a Berna. GeCoBi è anche promotrice di una proposta di modifica della legge, per quel che riguarda l'autorità parentale, che si vuole congiunta, e l'affidamento, che dev'essere condiviso da entrambi i genitori. Questa proposta è stata depositata l'anno scorso in maggio all'Ufficio federale di giustizia. Non perdere il treno Altro punto dolente nella revisione del Codice civile in atto è quello relativo alla soppressione della responsabilità diretta dei membri delle Commissioni tutorie. Tale responsabilità diretta, secondo i progetti del legislatore federale, andrebbe trasformata in una responsabilità dello Stato: ciò significa che i membri delle Tutorie non sarebbero più chiamati a rispondere personalmente dei "danni" commessi per negligenza. «Il rischio della soluzione proposta - rileva l'avv. Tami - è che si scivoli verso l'impunità. Ossia che decisioni anche di estrema delicatezza come quelle che sono chiamate a prendere le CTR vengano prese a cuor leggero: tanto, anche se si fanno danni, a pagare il conto è lo Stato. Un'evoluzione in questo senso sarebbe assolutamente negativa». Alienazione parentale Di recente, come visto, sono in molti a puntare il dito contro le Commissioni tutorie, accusandole di vistoso malfunzionamento. Accuse giustificate o accanimento? «Ci sono dei casi - risponde il segretario AGNA - che le CTR hanno risolto bene, altri in cui hanno commesso degli errori veniali. Ma ci sono anche dei casi in cui gli sbagli commessi sono davvero grossolani. Ciò accade in particolare in casi di ascolto del minore, affido e di diritto di visita. I diritti di visita vengono sospesi troppo facilmente, magari a seguito di false accuse di violenze o di pedofilia. Prima che la falsità dell'accusa venga appurata, di acqua sotto i ponti ne passa; e nel frattempo la relazione tra il genitore non affidatario e i figli rischia di andare persa. Queste situazioni si ripercuotono pesantemente sui figli, segnandoli a vita. L'alienazione parentale, di cui si conoscono sintomi e conseguenze, è infatti già stata definita come "sindrome", e verrà catalogata come una vera e propria malattia nel 2010 dal DSMC V (un elenco delle malattie psichiatriche ufficialmente riconosciute). C'è inoltre da dire che l'alienazione parentale è già stata riconosciuta dal Tribunale federale, da molti tribunali stranieri, come pure dall'alta Corte europea dei diritti dell'uomo a Strasburgo». Altro punto dolente delle nostre CTR: «non si agisce con sufficienze fermezza nei confronti del genitore affidatario che impedisce i diritti di visita stabiliti». Riequilibrare i poteri In sostanza, secondo AGNA, in Svizzera come in Ticino siamo ancora ben distanti da una situazione in cui il ruolo di entrambi i genitori venga riconosciuto anche dopo il divorzio o la separazione. «Il genitore affidatario ha in genere troppo potere, troppe frecce al suo arco - rileva l'avv. Tami -, e la possibilità di usare i figli come arma nei confronti dell'ex coniuge. Diversa la soluzione adottata in Italia (dove c'è l'affido condiviso) o in Germania dove si applica il modello dei tribunali di Cochem. Un modello che parte dal principio che la famiglia continua ad esistere anche se i genitori non vivono più insieme, pertanto occorre garantire il proseguimento delle relazioni tra i vari membri della famiglia malgrado tale trasformazione. La bigenitorialità, ossia la presenza di due genitori, deve essere garantita, sia nell'interesse dei figli che in quello dei padri e delle madri. Ciò che alle nostre latitudini non accade. Lo "strapotere" del genitore affidatario andrebbe, insomma, riequilibrato». Conflitti d'interesse Un altro problema sul tappeto è legato al conflitto d'interessi. Attualmente un avvocato presidente di una CTR può comparire come rappresentante legale di un cliente davanti ad un'altra CTR. Questa situazione non garantisce l'equanimità di giudizio ma permette invece ad alcuni avvocati presidenti di Commissioni tutorie di vendersi bene sul mercato ai potenziali clienti puntando sulla loro posizione nella Tutoria. «Per correggere questa situazione - conclude Tami - basterebbe una modifica di legge a livello cantonale; mi sorprende che nessun parlamentare si sia finora chinato sul problema». |
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