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Processo sul ‘caso Tobler': ricordata la sconcertante ‘buonuscita' milionaria offerta a Frignani

Da: La regione, 28.05.08, pag 17

A BancaStato avevano perso la testa
Processo sul ‘caso Tobler': ricordata la sconcertante ‘buonuscita' milionaria offerta a Frignani


È l'epilogo (oltre allo svolgimento) che sconcerta, nella vicenda "Tobler-BancaStato", il "grande alleg­gerimento" dei conti multimilionari di un giovane ereditiero che ancora oggi, a 26 anni, veste e si pre­senta come un adolescente un po' spaesato. Epilogo che si svolge nella sede locarnese di BancaStato il 9 luglio 2001. Quel mattino in una saletta riservata si trovano Hansruedi Tobler, che all'epoca ha 19 anni; Fabio Pedrazzini, direttore della filiale; Urs Betschart, suo vice; ed Emilio Pedrotta, procura­tore dell'istituto che da tempo si occupa dei conti della famiglia Tobler. Il ragazzo è stato convocato ad una riunione urgente perché poche ore prima ha saputo da Pedrotta che Italo Frignani, il suo "patri­gno", ex tutore, ora in possesso di una procura gene­rale sui suoi conti, ultimamente si è un po' "allarga­to": ha prelevato da un singolo conto intestato al giovane, per mesi, una media di 27 mila franchi al mese; e ha appena perfezionato il passaggio - da un conto intestato a Frignani con procura per Tobler, ad un conto sempre intestato a Frignani, ma senza più la procura per Tobler - di 26 milioni di franchi, soprattutto in titoli.
Il trascurabile dettaglio è che quei soldi sono tut­ti di Tobler. O meglio: lo erano, visto che in quel mo­mento, formalmente, grazie al brillante lavoro di controllo della banca, il denaro è finito nelle mani di Frignani e lì rimane ben saldo. « Mi hanno detto - ha ricordato ieri il giovane nell'aula delle Crimina­li di Locarno in cui si sta processando Frignani e Pedrotta - che probabilmente Frignani quei soldi
non avrebbe voluto restituirmeli. Così i funzionari

(Pedrazzini in testa, secondo quanto ripetuto dal giudice Mauro Ermani in base a tutte le testimo­nianze a disposizione, ndr.) mi hanno fatto notare che qualcosa a Frignani bisognava dare in contro­partita. E che era meglio non denunciare quanto ac­caduto perché in caso contrario sarebbero stati casini sia per la banca, sia per Frignani ».
La proposta fatta al ragazzo è agghiacciante e ri­calca i metodi utilizzati nella "new economy" con i manager che fanno disastri: a Frignani (che ha ap­pena finito di utilizzare soldi non suoi, e gira prefe­ribilmente in Porsche) bisogna dare una buonusci­ta da un milione di franchi, più il diritto di abitazio­ne per 5 anni di un appartamento acquistato (con i soldi di Tobler) a Minusio. « Adesso che ci penso - ha riflettuto il giovane Tobler - quella proposta era dav­vero il colmo! ».
Fatto sta che tre adulti arrivano a fargliela e il quarto, Frignani, che arriverà in sede di lì a poco, è pronto a valutarla. Ma non prima di appartarsi con Tobler in un'altra saletta. « All'inizio - ha racconta­to il giovane - Frignani della contropartita non vo­leva sapere, ma anzi, per non denunciare tutti i soldi in nero li pretendeva tutti per sé (il che significa cir­ca 18 milioni e mezzo, anche se Tobler in quel mo­mento non ne ha idea, ndr.); poi la metà. Infine ha ac­cettato la proposta iniziale ». Ovverosia il milione, più il diritto di abitazione per 5 anni dell'apparta­mento, più la capitalizzazione di quel diritto, ovve­rosia 150 mila franchi (30 mila all'anno per 5 anni). Non è tutto, perché in seguito a Tobler verrà impo­sto di ricomprare l'appartamento che Frignani ave­va acquistato con i suoi soldi; e per fortuna che ad un certo punto un amico del ragazzo gli dirà di non perdere più tempo e rivolgersi ad un avvocato.
Insomma: il finale di partita vissuto a Banca­Stato è perfettamente in linea con la gestione sommaria da parte della banca, fra il 1998 e il 2001, del patrimonio del suo più importante cliente: una gestione in cui Frignani ha avuto massima li­bertà d'azione forte sia della procura generale sui conti del giovane, sia della reiterata miopia - in­consapevole o meno - dei vertici dell'istituto, molto più preoccupati di mantenere i quasi 40 mi­lioni nei loro forzieri che di tutelarne il legittimo proprietario.
Nella seconda giornata di processo sono emerse altre "chicche", come ad esempio la "4 giorni" del settembre 2000 in cui Frignani prima fa (giusta­mente) visitare da una psicologa della Clinica San­ta Croce di Orselina il ragazzo, che sta attraversan­do un momento difficile, poi a stretto giro di posta fa firmare al giovane due testamenti (di cui uno pre­datato) in cui Hansruedi (18 anni) lascia a Frignani tutto il suo patrimonio nel caso dovesse succedergli qualcosa; dulcis in fundo, il giorno seguente fa un prelevamento da 30 mila franchi; l'ennesimo per un totale "cash" di circa 5 milioni, ad intaccare per al­tro unicamente gli interessi degli investimenti ef­fettuati in borsa con l'ingente capitale.
Fermo restando che è già stato inchiestato e ne è uscito con un non luogo a procedere, Pedrazzini sarà sentito nel corso del dibattimento (che prose­gue da domani a martedì prossimo, con sentenza at­tesa nella giornata di mercoledì) in qualità di teste. Come potrà giustificare la scellerata proposta fatta al giovane quella mattina di luglio, così come quan­to accaduto prima di giungere a tanto? d.mar.




TI- PRESS/ REGUZZI
Scambio di convenevoli fra avvocati e giurati

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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