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È l'epilogo (oltre allo svolgimento) che sconcerta, nella vicenda
"Tobler-BancaStato", il "grande alleggerimento" dei conti
multimilionari di un giovane ereditiero che ancora oggi, a 26 anni,
veste e si presenta come un adolescente un po' spaesato. Epilogo che
si svolge nella sede locarnese di BancaStato il 9 luglio 2001. Quel
mattino in una saletta riservata si trovano
Hansruedi Tobler,
che all'epoca ha 19 anni;
Fabio Pedrazzini,
direttore della filiale;
Urs Betschart,
suo vice; ed
Emilio Pedrotta,
procuratore dell'istituto che da tempo si occupa dei conti della
famiglia Tobler. Il ragazzo è stato convocato ad una riunione urgente
perché poche ore prima ha saputo da Pedrotta che
Italo Frignani,
il suo "patrigno", ex tutore, ora in possesso di una procura generale
sui suoi conti, ultimamente si è un po' "allargato": ha prelevato da
un singolo conto intestato al giovane, per mesi, una media di 27 mila
franchi al mese; e ha appena perfezionato il passaggio - da un conto
intestato a Frignani con procura per Tobler, ad un conto sempre
intestato a Frignani, ma senza più la procura per Tobler - di 26
milioni di franchi, soprattutto in titoli.
Il trascurabile dettaglio è che quei soldi sono tutti di Tobler. O
meglio: lo erano, visto che in quel momento, formalmente, grazie al
brillante lavoro di controllo della banca, il denaro è finito nelle
mani di Frignani e lì rimane ben saldo. «
Mi hanno detto
- ha ricordato ieri il giovane nell'aula delle Criminali di Locarno in cui si sta processando Frignani e Pedrotta -
che probabilmente Frignani quei soldi
non avrebbe voluto restituirmeli. Così i funzionari
(Pedrazzini in testa, secondo quanto ripetuto dal giudice
Mauro Ermani
in base a tutte le testimonianze a disposizione, ndr.)
mi hanno fatto notare che qualcosa a Frignani bisognava dare in
contropartita. E che era meglio non denunciare quanto accaduto perché
in caso contrario sarebbero stati casini sia per la banca, sia per
Frignani
».
La proposta fatta al ragazzo è agghiacciante e ricalca i metodi
utilizzati nella "new economy" con i manager che fanno disastri: a
Frignani (che ha appena finito di utilizzare soldi non suoi, e gira
preferibilmente in Porsche) bisogna dare una buonuscita da un milione
di franchi, più il diritto di abitazione per 5 anni di un appartamento
acquistato (con i soldi di Tobler) a Minusio. «
Adesso che ci penso
- ha riflettuto il giovane Tobler -
quella proposta era davvero il colmo!
».
Fatto sta che tre adulti arrivano a fargliela e il quarto, Frignani,
che arriverà in sede di lì a poco, è pronto a valutarla. Ma non prima
di appartarsi con Tobler in un'altra saletta. «
All'inizio
- ha raccontato il giovane -
Frignani della contropartita non voleva sapere, ma anzi, per non denunciare tutti i soldi in nero li pretendeva tutti per sé
(il che significa circa 18 milioni e mezzo, anche se Tobler in quel momento non ne ha idea, ndr.);
poi la metà. Infine ha accettato la proposta iniziale
». Ovverosia il milione, più il diritto di abitazione per 5 anni
dell'appartamento, più la capitalizzazione di quel diritto, ovverosia
150 mila franchi (30 mila all'anno per 5 anni).
Non è tutto, perché in seguito a Tobler verrà imposto di ricomprare
l'appartamento che Frignani aveva acquistato con i suoi soldi; e per
fortuna che ad un certo punto un amico del ragazzo gli dirà di non
perdere più tempo e rivolgersi ad un avvocato.
Insomma: il finale di partita vissuto a BancaStato è perfettamente in linea con la gestione
sommaria da parte della banca, fra il 1998 e il 2001, del patrimonio
del suo più importante cliente: una gestione in cui Frignani ha avuto
massima libertà d'azione forte sia della procura generale sui conti
del giovane, sia della reiterata miopia - inconsapevole o meno - dei
vertici dell'istituto, molto più preoccupati di mantenere i quasi 40
milioni nei loro forzieri che di tutelarne il legittimo proprietario.
Nella seconda giornata di processo sono emerse altre "chicche", come ad
esempio la "4 giorni" del settembre 2000 in cui Frignani prima fa
(giustamente) visitare da una psicologa della Clinica Santa Croce di
Orselina il ragazzo, che sta attraversando un momento difficile, poi a
stretto giro di posta fa firmare al giovane due testamenti (di cui uno
predatato) in cui Hansruedi (18 anni) lascia a Frignani tutto il suo
patrimonio nel caso dovesse succedergli qualcosa; dulcis in fundo, il
giorno seguente fa un prelevamento da 30 mila franchi; l'ennesimo per
un totale "cash" di circa 5 milioni, ad intaccare per altro unicamente
gli interessi degli investimenti effettuati in borsa con l'ingente
capitale.
Fermo restando che è già stato inchiestato e ne è uscito
con un non luogo a procedere, Pedrazzini sarà sentito nel corso del
dibattimento (che prosegue da domani a martedì prossimo, con sentenza
attesa nella giornata di mercoledì) in qualità di teste. Come potrà
giustificare la scellerata proposta fatta al giovane quella mattina di
luglio, così come quanto accaduto prima di giungere a tanto?
d.mar.
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