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Tribunale di famiglia, c’è chi dice “no”. Il modello comunale in vigore non è sostenibile!

Da: Mattino della domenica, 17.4.11 pag 12

Tutele e curatele: i Comuni vogliono mantenere il sistema attuale?

Tribunale di famiglia, c’è chi dice “no”

LORENZO QUADRI

Per i genitori non affidatari il modello comunale in vigore non è sostenibile, non funziona ed è contrario al nuovo diritto federale.

La via verso cui si è indirizzato il gruppo di lavoro nominato dal Cantone sulla revisione delle tutele, è quella giudiziaria, dove figura anche l’opzione del tribunale di famiglia. L’istituzione di un tribunale di famiglia è risultata la soluzione migliore, da un punto di vista concettuale, ed è particolarmente caldeggiata dall’Associazione dei genitori non affidatari (AGNA). E’ ormai da parecchio tempo che si parla di una revisione del sistema delle tutele e delle curatele in Ticino. Un settore estremamente delicato, specie in considerazione dell’alto numero di divorzi e della necessità di decidere su affidamento dei figli e diritti di visita dei genitori. Un settore che incide in maniera così importante sulla vita privata delle famiglie, sui loro affetti non può permettersi di non funzionare. A ciò si aggiunge che anche a livello federale il diritto di famiglia è cambiato. Sistema claudicante e nuovo diritto federale: questi due elementi impongono una riorganizzazione del settore delle tutele e delle curatele. 

Il tribunale di famiglia avrebbe, secondo AGNA, una lunga serie di vantaggi rispetto alla situazione attuale. In particolare la fine del “doppio binario”, amministrativo e giudiziario, che verrebbe sostituito da un’autorità giudiziaria unica: in questo modo si porrebbe fine alla discriminazione tra figli di genitori non sposati (sottoposti attualmente all’autorità amministrativa) e figli di genitori sposati, che invece sottostanno alla via giudiziaria. Inoltre il tribunale di famiglia consentirebbe di superare molte complicazioni e lentezze procedurali tipiche del sistema attuale. Trattandosi di un’autorità altamente specializzata, le sue decisioni sarebbero qualitativamente migliori, più efficaci e più rapide. Si eviterebbero inoltre le commistioni di interessi di avvocati che sono contemporaneamente presidenti di commissioni tutorie e rappresentanti di una delle parti in casi di divorzio.

Levata di scudi comunale?

Il cambiamento proposto non è però gradito a tutti. Gli attuali presidenti di CTR perderebbero l’incarico, i Comuni sede potrebbero vedere il tribunale di famiglia come una perdita di potere locale. E così a fine marzo, sotto l’egida del sindaco di Giubiasco, i Comuni sede di CTR si sono riuniti ed hanno stilato un verbale di seduta. Sul documento si legge che i Comuni sede di Commissioni tutorie sarebbero favorevoli al mantenimento del sistema attuale, e quindi contrari al tribunale di famiglia. Ma i conti non tornano: tra i Comuni sede di CTR che si sarebbero espressi a favore del mantenimento del modello attuale, secondo il documento preparato a Giubiasco, ci sarebbe anche Lugano. Le cose, però, non stanno così. Infatti il Municipio di Lugano non ha mai espresso la posizione che gli si attribuisce: non ha neppure ancora discusso sull’argomento. Magari anche altri Comuni coinvolti nell’incontro si trovano nella stessa situazione. Di modo che la portata dell’appello promosso da Giubiasco è ancora tutta da dimostrare.

Il nuovo CdS seguirà le indicazioni del gruppo di lavoro?

L’ipotesi di mantenere il sistema attuale indigna AGNA: « Il sistema attuale non è più sostenibile, e non è neppure compatibile col nuovo diritto federale – osserva l’avv. Paolo Tami , segretario di AGNA -. Solo per dirne una: dal 2013 i presidenti delle Commissioni tutorie non potranno più, in base al nuovo diritto federale, esercitare un’altra professione: potranno fare solo i presidenti di CTR. Adesso invece la presidenza di tutorie è un incarico a tempo parziale per avvocati con una propria attività. Questo è solo un elemento. Anche l’attuale autorità di vigilanza sulle tutele contraddice il nuovo diritto federale. Il modello comunale oggi in vigore non sta in piedi, cosa che è peraltro emersa benissimo anche dalla perizia Affolter del 2008. Speriamo che il nuovo Consiglio di Stato segua le indicazioni dei predecessori, che hanno optato per la via giudiziaria, e non faccia dietro-front all’ultimo minuto: le nostre autorità devono attivarsi per dare dei servizi migliori ai cittadini e non per difendere dei privilegi».

Un’autorità giudiziaria unica che potrebbe essere organizzata in quattro sedi: due nel Sottoceneri e due nel Sopraceneri, ciascuna di esse divisa in due camere: una per la protezione di minori, l’altra per la protezione degli adulti.

Secondo gli studi pubblicati dalla CAT (conferenza delle autorità cantonali di tutela) infatti un tribunale di famiglia servirebbe un circondario di 100’000 persone.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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