Da: La Regione, 28.9.10, pag 30
La mia storia, ad esempio
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Sono una ragazza di quasi vent’anni, seguita da Commissione tutoria, psicologi. Ho una tutrice.
La mia vita è abbastanza complicata, ho avuto problemi con l’alcol e per questo mi hanno ricoverata in una clinica a Ginevra. Lì sono stata più o meno un anno. Una volta dimessa, ho continuato a condurre una vita “dove mi mettevo in pericolo”, come dicevano i miei genitori. È poi subentrata la Commissione tutoria che, senza chiedere il mio parere, mi ha mandata in un foyer a Friborgo: dicevano che era per aiutarmi.
La camera era un buco, finestre a inferriata dove facevi fatica a vedere fuori, la porta blindata e non c’era modo di uscire se non veniva un assistente ad aprirti da fuori. La maggior parte della mia giornata la passavo in camera, cercando di guardare fuori dalla finestra (per quanto si vedesse) oppure leggendo o ascoltando musica.
In giornata c’erano delle attività come sport, matematica, attività creative. Si avevano colloqui con uno psichiatra, se è tanto una volta ogni due settimane a dipendenza della sua disponibilità. Ero sola, nessuno veniva a parlare con me e a chiedermi come stavo, a discutere, a farmi ragionare.
Questa è stata la conseguenza della decisione della Commissione tutoria per “aiutarmi”. Un giovane più che essere aiutato lì dentro impazzisce. Non per questo ogni settimana c’è qualcuno che cerca di scappare da quel foyer. Non ricordo tutto con esattezza, so solo che più tardi è subentrata una tutrice perché non riuscivo a lavorare e ad andare a scuola.
La tutrice mi dà un assegno di 60 franchi il lunedì, versati da mio padre, che devono bastarmi per una settimana. Entro nel suo ufficio il lunedì mattina, mi consegna l’assegno, a volte mi chiede se è tutto ok e poi mi accompagna alla porta. E questo quando mi va bene. Spesso mi fa consegnare gli assegni dalla sua segretaria per un paio di settimane e non la vedo nemmeno. Sono andata da lei all’inizio di giugno, mi ha detto che sarei stata messa in una struttura, (che avrebbe segnalato la situazione alla Commissione tutoria) senza spiegare perché, che tipo di struttura, poi mi ha augurato buone vacanze. Per tutta l’estate mi sono stati consegnati assegni dalla sua segretaria senza sapere nulla e con la paura di vivere un’altra esperienza come quella di Friborgo. Fortunatamente sono riuscita a farmi riassumere a metà tempo dai miei ex datori di lavoro, ricomincerò a lavorare a ottobre.
A fine agosto la tutrice mi ha detto che la Commissione tutoria si era riunita e avrebbe comunicato a breve la decisione. Sono convinta che in una decisione di collocamento (o comunque una decisione per una persona) devono essere ascoltate tutte le parti: la tutrice e Io in ogni caso. Invece io sono la grande assente, hanno ascoltato solo la tutrice che stamattina mi ha comunicato quanto deciso. (...)

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