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Tutele, i Comuni alzano gli scudi. Gli enti locali bocciano la proposta in consultazione

Da: La regione, 5.8.11 pag 4

Tutele, i Comuni alzano gli scudi

Riorganizzazione sul tavolo del governo dopo l’estate. Gli enti locali bocciano la proposta in consultazione

di Paolo Bobbià
Il Municipio di Chiasso « esprime il più netto diniego alla nuova riorganizzazione così come impostata, ossia allo smantellamento delle esistenti Commissioni tutorie regionali e ad un trapasso di competenze a un sistema giudiziario » ed « è convinto che si stanno sovvertendo i termini della questione ». È questo il tenore di molte delle risposte giunte da parte dei Comuni sede delle Commissioni tutorie regionali (Ctr) al Dipartimento delle istituzioni nell’ambito della consultazione sulla riorganizzazione del settore tutorio.

Una riorganizzazione che « arriverà in governo dopo la pausa estiva, a inizio autunno – afferma Francesco Catenazzi , capo dello staff della Divisione giustizia, alla ‘Regione Ticino’ –. I lavori legislativi di preparazione che stiamo affrontando sono già abbastanza avanzati ».

Ma tornando alla consultazione e dando uno sguardo alle prese di posizione di diversi dei 18 Comuni sede delle Ctr, appare evidente l’alzata di scudi a difesa dell’attuale sistema di amministrazione delle tutele e delle curatele. La prima posizione è stata espressa dal Comune di Giubiasco, che ha lanciato il fronte comune contrario al mutamento ipotizzato dal governo. « Come sempre l’unione fa la forza, siamo pertanto a chiedervi, qualora le nostre preoccupazioni sono condivise anche dal vostro Comune sede, se intendete sottoscrivere la presa di posizione al Consiglio di Stato », si legge nella missiva del Comune bellinzonese.

Stando poi ancora all’esecutivo chiassese « in Ticino, il problema non consiste nel segmento decisionale, ossia a livello di autorità che decide o nelle modalità da quest’ultima adottate, che si attengono comunque ai principi della procedura amministrativa, semmai più flessibile di quella civile applicata da una Pretura e ciò a vantaggio dell’utenza. Non è quindi l’autorità preposta a decidere, l’elemento da riformare! Anzi, l’impressione è che il passo proposto in direzione delle Preture costituisca un passo indietro ».

La riorganizzazione voluta da Berna entrerà in vigore il primo gennaio 2013 e prevede delle scelte di fondo rispetto alle competenze in materia di tutele e curatele, così come l’accorpamento dell’ufficio cantonale di vigilanza in materia al potere giudiziario; l’istanza per impugnare le decisioni in merito sarà infatti il Tribunale d’appello.

Preture, tribunale della famiglia o mantenimento delle Ctr sono le tre strade. Il Consiglio di Stato ha messo in consultazione la proposta di assegnare il compito alle Preture, anche per motivi legati a una maggior semplicità dell’adattamento rispetto alla creazione ex novo di un tribunale di famiglia. Le attuali Ctr erano state in parte criticate dal ‘rapporto Affolter’, la ‘Verifica della vigente organizzazione in materia di tutele e curatele’ commissionata dal Dipartimento delle istituzioni agli specialisti svizzero-tedeschi Kurt Affolter e Urs Vogel e consegnata il 25 giugno 2008. In seguito era stato costituito dal dipartimento un gruppo di lavoro dedicato, che ha portato le proposte sul tavolo oggi.

Le lacune da colmare riguardavano soprattutto la professionalizzazione del settore e l’efficienza. Traguardi da ottenere ad esempio attraverso una ulteriore riduzione delle Ctr dalle 18 attuali a quattro o cinque, con un bacino di 70, 80 mila abitanti ciascuna per garantire impiego e massa critica necessari ad accrescere la specializzazione e l’efficienza dei collaboratori.

Questi gli obiettivi suggeriti dagli esperti, ma pure la soluzione proposta dal Consiglio di Stato non è esente da critiche puntuali. Citando quelle espresse da Giubiasco: « I Comuni diventerebbero autorità di esecuzione e perderebbero le competenze decisionali »; « con il passaggio da modello amministrativo a giudiziario la procedura sarà più complessa e più rigida, con conseguente aumento dei casi di assistenza giudiziaria »; « la procedura amministrativa permette poi di evadere le pratiche in tempi più celeri » e « nella maggior parte dei casi, ritenuta la semplicità della procedura, non risulta necessario far capo ad un legale »; « verrà a mancare il contatto con il cittadino e con il territorio » e infine « vi sarà un aumento dei costi, sia a livello cantonale, che comunale ».

Pure il Comune di Massagno appoggia le osservazioni di Chiasso e Giubiasco, e aggiunge che « il vero problema sta altrove e più precisamente nel carente supporto delle strutture e servizi sociali, e questo non certo per demeriti delle persone, ma per sottodimensionamento dei medesimi servizi, come ad esempio quelli dell’Ufficio del tutore ufficiale, delle Unità di intervento regionale, dell’Ufficio famiglie e minorenni, della Clinica psichiatrica cantonale,... » e che « il gruppo di lavoro era poco rappresentativo delle Ctr ».

Motivazioni in parte condivise pure dall’esecutivo di Losone, il quale guardando al futuro suggerisce però una via mediana, a tappe. « Il Municipio ritiene che al momento sarebbe più opportuno limitarsi entro il 2013 ad apportare alle Ctr esistenti i correttivi imposti dal nuovo diritto, riducendo però il numero delle Commissioni presenti sul territorio, in modo da rendere ancora più professionale il lavoro delle autorità. Parallelamente andrebbero inoltre ripresi i lavori nell’ottica di una futura istituzione dei Tribunali di famiglia. Procedere a tappe permetterebbe di evitare uno stravolgimento del sistema precipitoso, insoddisfacente e che stenta a trovare consensi in un ambito notoriamente delicato, che tocca la sfera più intima delle persone e che merita di essere trattato ed analizzato con calma, senza doversi imporre il rispetto di una scadenza che è ormai alle porte ».

Non solo con il Cantone, ma pure tra i Comuni sede delle Ctr sembra non esserci dunque una completa unità d’intenti. Ma toccherà comunque al Consiglio di Stato, a settembre, decidere quale via proporre. E sperare che il Gran Consiglio la segua.

18 Commissioni

In Ticino sono attive 18 Commissioni tutorie regionali. Nell’ordine numerico (1-18) queste sono: Chiasso, Mendrisio, Lugano-Ovest, Paradiso, Massagno, Agno, Capriasca, Lugano-Est, Torricella, Locarno, Losone, Minusio, Maggia, Bellinzona, Giubiasco, Biasca, Acquarossa e Faido. Esse hanno sostituito in sostanza i sindaci di oltre duecento Comuni e sottostanno all’Ufficio di vigilanza sulle tutele, oggi parte della Sezione enti locali del Dipartimento delle istituzioni. Dal primo gennaio 2013 questo compito verrà assegnato al Tribunale d’appello. 

 

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Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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