Da: La regione 14.3.13 pag 7
Tutele e vigilanza: ‘Presto la risposta del governo’
Così il capo della Divisione interni sull’interrogazione Plr. Parla il presidente della Camera
di Andrea Manna![]() |
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« Considerata la delicatezza del tema sollevato dall’atto parlamentare, il Consiglio di Stato intende prendere posizione al più presto, quasi certamente ancora nel corso di questo mese », sostiene Guido Santini . Altro non aggiunge, dal Dipartimento istituzioni, il responsabile della Divisione degli interni. A breve dunque il governo dovrebbe rispondere all’interrogazione di Andrea Giudici in materia di tutele: per il deputato del Plr la Camera di protezione del Tribunale d’appello “non può fungere contemporaneamente” da autorità di ricorso – tenuta cioè a deliberare sui reclami contro le decisioni delle Arp, le Autorità regionali di protezione (le ex Commissioni tutorie regionali) – e da autorità di vigilanza. Di vigilanza sulle stesse Arp.
Al riguardo Giudici cita una recente sentenza del Tribunale federale, secondo cui, scrive l’autore dell’interrogazione, “la coabitazione dell’autorità di vigilanza e dell’autorità di reclamo in nessun modo è compatibile con l’articolo 6 della Cedu”, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Insomma “il sistema ticinese” sarebbe “incostituzionale”.
Firmato da altri tredici granconsiglieri liberali radicali, l’atto parlamentare è stato confezionato e inoltrato al Consiglio di Stato pochi giorni prima della votazione popolare innescata dal referendum promosso da una settantina di Comuni contrari alla cosiddetta professionalizzazione delle presidenze (grado di occupazione non inferiore “all’80 per cento”) delle Autorità regionali di protezione. Domenica 3 marzo dalle urne è scaturito però un chiaro sì alla professionalizzazione e di conseguenza a tutte le altre disposizioni su tutele e curatele approvate dal Legislativo cantonale. E tra le decisioni prese dal Gran Consiglio lo scorso settembre – nell’adeguare la normativa ticinese al riformato diritto tutorio federale, scattato col 1° gennaio di quest’anno – quella di istituire in seno al Tribunale di appello la Camera di protezione.
La questione al centro dell’interrogazione di Giudici era stata in parte posta da un emendamento, pure questo targato Plr, presentato in dicembre quando il Gran Consiglio è stato chiamato a votare il decreto legislativo messo a punto dal governo per evitare sul piano cantonale il vuoto legislativo in seguito alla riuscita del referendum dei Comuni. Il verdetto del plenum? Bocciatura dell’emendamento, luce verde al decreto così come allestito dal Consiglio di Stato. Giorgio Galusero , Franco Celio e Giudici chiedevano in sostanza che la vigilanza sulle Arp non passasse alla nuova autorità giudiziaria, ovvero alla Camera di protezione: quel compito lo svolga ancora l’Amministrazione cantonale. “L’autorità di vigilanza – annotavano fra l’altro i tre parlamentari nel loro emendamento – deve continuare a esercitare nel modo più opportuno senza condizionamenti rispetto a future controversie (che dovrebbe poi decidere in sede di reclamo). Inoltre un ufficio amministrativo è molto più snello di un tribunale”.
Gran Consiglio e popolo hanno però deciso di assegnare alla Camera di protezione del Tribunale d’appello anche la vigilanza sulle Arp. Vigilanza che la Camera – spiega il suo presidente, il giudice Franco Lardelli , interpellato dalla Regione – esercita « per il tramite di un proprio ispettore ». Dunque non sono i tre magistrati (oltre a Lardelli, Emanuela Epiney-Colombo , vicepresidente e Damiano Bozzini , membro) della Camera di protezione, operativa dal 1° gennaio, a occuparsi direttamente della vigilanza sull’attività in generale delle Autorità regionali di protezione. « L’ispettore, attualmente un’ispettrice, gode di una certa autonomia di intervento – riprende Lardelli –. Ovviamente rende attente le Arp anche a quella che è la giurisprudenza, e quindi al tenore delle sentenze dei giudici di questa Camera sui ricorsi contro le decisioni delle Autorità regionali di protezione ». Ai fini della vigilanza « l’ispettrice dispone fra l’altro di un archivio ‘attivo’ di tutte le misure di protezione, riguardanti maggiorenni e minorenni, in atto a livello cantonale: attualmente i casi sono circa 7’200 ».
Non solo vigilanza. L’evasione dei reclami contro le decisioni delle Arp compete ai giudici della Camera di protezione. E il lavoro non manca davvero. « Dopo un gennaio relativamente tranquillo (il nuovo diritto tutorio era del resto appena entrato in vigore), il numero dei ricorsi sta aumentando », osserva Lardelli. A fine 2013 consuntivo e tendenze.


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