È sempre un piacere leggere le considerazioni dell’ottimo Eros Costantini e, per quanto riguarda il CdT, la sua rubrica «Il cappello a sonagli». Il 23 luglio si sofferma sulla tragedia avvenuta una decina di giorni fa nel Canton Nidwaldo in zona Grafenort-Engelberg. Quando appresi la notizia mi resi conto che ci trovavamo di fronte a qualcuno – nel caso specifico una madre poco più che quarantenne disturbata psichicamente – che evidentemente in quei momenti non era supportata dagli oramai inflazionati servizi sociali. Difatti la povera disgraziata ha lasciato in custodia alle sue due figlie, undicenne l’una e di quattro anni l’altra, un bebè di sei mesi figlio di una sua conoscente. Per dirla tutta anche quest’ultima comunque ho l’impressione non sia madre esemplare anche se vorrei sbagliarmi. Il fatto è che l’undicenne ed il bebè sono stati travolti da un fiume in piena mentre la piccola di quattro anni è miracolosamente rimasta illesa.
Quello che ho immediatamente pensato è stato magistralmente riassunto da Costantini. L’operato di certi servizi sociali – penso al drammatico fatto di Chiasso avvenuto pochi mesi fa – è perlomeno discutibile. Perfetto Costantini quando afferma che certi circoli o movimenti – tutti vicini alla sinistra aggiungo io – che dovrebbero interessarsi a certe situazioni di autentica drammaticità sono più rivolti all’occupazione dei loro addetti piuttosto che alla protezione dei poveretti loro affidati. Leggo il 26 luglio sul «Mattino della Domenica» una dura segnalazione di Rodolfo Pantani, granconsigliere e consigliere comunale di Chiasso, relativa ad un caso esistente nelle case di proprietà della Cassa pensioni dei dipendenti comunali di Chiasso in via Soldini che merita attenzione e approfondimento. Ma questi servizi sociali (...) assicurano il loro modesto apporto solo negli orari di ufficio o la copertura è più ampia?
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