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Mozione d'assalto: «Un "ombudsman" per tutelare gli ex-mariti»

 www.mattinonline.ch, mercoledì 12.12.2007

 

L’Ufficio sulla condizione femminile? Superato. Non inutile, ma superato sì: per garantire una vera parità di opportunità tra donne e uomini, ed in ispecie tra madri e padri, servirebbe piuttosto un “ombudsman” oppure una figura istituzionale che si occupi di tutelare e di garantire i diritti di entrambe le parti, soprattutto in caso di divorzio. Proposta d’assalto e destinata a far discutere quella che i granconsiglieri leghisti Norman Gobbi, Lorenzo Quadri e Donatello Poggi hanno tradotto oggi sotto forma di mozione all’indirizzo del Consiglio di Stato, puntando l’attenzione su casi della realtà quotidiana nei quali la posizione parentale di un genitore viene messa a dura prova anche sul piano economico. La premessa è di carattere globale: «Da anni - è stato scritto - assistiamo ad un processo che ha solidamente migliorato la condizione femminile nell’àmbito delle pari opportunità, ma soprattutto nella tutela femminile nelle normative di diritto di famiglia. Una tutela che oggi, in taluni casi, si rivela sotto le forme della prevaricazione verso i consorti ed i padri. Il diritto vigente in materia di famiglia (divorzio, affidamenti, eccetera) ha infatti segnato diversi punti in cui il diritto degli ex-mariti e padri appare messo in discussione. Significativo l’importo non escusso per gli alimenti, che ancora di recente ha infiammato le discussioni in vista del Preventivo 2008 per l’anticipo da parte dello Stato». Problema esemplificato prendendo spunto anche da una situazione della quotidianità: accade che un ex-marito, a fronte di un stipendio mensile netto di 5’200 franchi, versi 2’020 franchi per il figlio in affidamento alla madre (dal 13.o anno sino alla maggiore età o alla conclusione degli studi), ed a questa somma debba aggiungere 400 franchi per l’ex-moglie. Ovvero, 2’420 franchi in alimenti su un salari di 5’200. Seguono alcune considerazioni: a) le tabelle per il calcolo degli alimenti per i figli sono basate sugli “standard” di Zurigo, ossia sulla base di un 20 per cento in più rispetto alla reale capacità finanziaria dei padri; b) in termini di Cassa pensione, è il marito a doversi tutelare - ciò non avviene infatti d’ufficio, ossia “ope legis” - sino alla pronuncia della separazione (in caso contrario l’ex-moglie può beneficiare della quota-parte della cassa pensione del marito, «basta che il divorzio sia tirato alle lunghe»); c) spesso il cammino verso la sentenza di divorzio dura parecchi anni, ed accade spesso che chi ottiene l’affidamento dei figli (nella quasi totalità dei casi le mogli) utilizzi questi ultimi come “arma coercitiva” («ed è necessario che perda il diritto agli alimenti chi abusa dell’affidamento quale arma coercitiva contro il coniuge»); d) succede infine con una certa frequenza che le mogli beneficino di una protezione giuridica, «e qui l’avvocato pagato dallo Stato allunga volontariamente le procedure in modo da aumentare il proprio guadagno. In tal caso, il coniuge maschile deve rispondere direttamente alle fatture del proprio difensore legale», e sarebbe il caso che nel conteggio del calcolo-alimenti venga «inserire una posta per lo scarico di tali costi, evitando così ai malcapitati di dover incidere sul minimo vitale per pagare il proprio avvocato. O, in alternativa, le spese legali per motivi di diritto familiare dovrebbero essere deducibili fiscalmente». A completare il fronte delle modifiche sostanziali al “corpus” giuridico cui oggi l’autorità fa riferimento, gli autori del documento sottolineano anche che «con l’abolizione del “motivo di colpa” dal diritto familiare i tempi di decisione e gli abusi di diritto sono aumentati. In questa maniera le procedure si allungano, e la parte maschile subisce buona parte dei costi e delle iniquità di tali lungaggini ingiustificate. Ancora, in termin di diritto successorio, la moglie dovrebbe perdere ogni diritto di successione dal momento della separazione». Un quadro poco edificante, e per il quale - ad avviso dei confirmatari della mozione - soltanto un taglio netto con il passato potrebbe rimettere l’auto in carreggiata, tanto più che «esistono alcune domande di fondo che comprovano questa situazione di disagio maschile. Due per tutte: quanto costa al Cantone la protezione giuridica nei casi di separazione e di divorzio? E quante procedure di divorzio durano più di un anno dalla pronuncia di separazione?». La soluzione, come detto, starebbe nella costituzione di un vero “ombudsman”. A quest’ultimo sarebbe conferito tra l’altro il compito di vigilare al fine di «evitare abusi di diritto della controparte, specialmente se a beneficio del gratuito patrocinio, cioè a spese del contribuente».

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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