Il Pretore avv Pusterla della Pretura di Mendrisio Sud, prima del collocamento dei tre figli, dopo aver sentito i due figli maggiori adolescenti (tra cui la ragazza che scrive la lettera che segue), ha verbalizzato: "...[il Pretore] invita i genitori a concordare delle misure che, senza giungere ad una regolamentazione completa dei loro rapporti per la vita separata o per l'eventuale scioglimento del matrimonio, permettano per lo meno di gestire correttamente la cura e l'educazione dei figli per il futuro. Nel caso in cui questo accordo potesse essere raggiunto, la decisione di collocamento potrà essere rivista." (ndr: "Il giudice non è vincolato dall'opinione dei periti. Egli pronuncia secondo la propria convinzione. (Art. 253 CPC)". Ma allora, il collocamento era necessario oppure no? Era una misura sproporzionata? Era forse solo un mezzo di pressione sui genitori per obbligarli a trovare un accordo (i genitori erano separati da 2 anni..)?)" (Verbale d'udienza del Pretore) Questo non è avvenuto prima del collocamento, e neppure dopo un mese circa dallo stesso in quanto, sebbene il padre fosse d'accordo a che il figlio minore rimanesse con la madre, l'avv Rosella Chiesa Lehmann (e con essa la madre che, tacendo, sosteneva le affermazioni della sua avv.ta Lehmann) non ha acconsentito a che i due figli maggiori andassero, come loro desiderio, a vivere dal padre, sebbene sostenuto e condiviso dal Pretore e dall'avv del padre e dei minori... Pertanto, grazie alla avv.ta e alla madre, i tre figli sono rimasti ancora internati nell'istituto PAO.
Ecco la lettera (Pagina 1 + Pagina2) che la ragazza adolescente collocata in istituto (PAO) coi suoi fratelli dal Pretore avv. Enrico Pusterla ha scritto e inviato agli operatori sociali del PAO (Capo-équipe psicologo Roberto Saredi), all'assistente sociale Rosetta Teodori-Ambrosini, ai vari avvocati coinvolti e al Pretore medesimo.
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