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“Mi volevano far pagare come un papà di Zurigo”

Da: www.caffe.ch 24.5.09

Quando l’accordo amichevole diventa il prologo di un infinito braccio di ferro

Mauro Spignesi

"Sono stati anni difficili, piegato sulle carte a capire, a trovare una soluzione tra gli incarti delle leggi. Il mio problema è cominciato dopo la firma di un verbale amichevole. Io e la mia ex compagna, dalla quale ho avuto un figlio che ho immediatamente riconosciuto ma con la quale non ho mai convissuto neppure un giorno, ci siamo messi d'accordo autonomamente. Loro, la tutoria, sono intervenuti dicendo che le cifre non erano congrue. In pratica volevano che si facesse riferimento alle tabelle di Zurigo, perché qui, in Ticino, non ci sono parametri precisi. Ho naturalmente fatto presente che il costo della vita a Zurigo è molto più alto e dunque quel modello è falsato. Non hanno voluto sentire ragioni". 

"Così è cominciato il lungo, infinito, devastante braccio di ferro con la tutoria. D'altronde non potevo cedere: come faccio a pagare tremila franchi al mese? Quanto deve essere il mio salario? Io ho sempre detto d'essere pronto a pagare in proporzione a quanto guadagno e ho offerto tutti i documenti per spiegare quale fosse la mia situazione finanziaria. Ho spiegato prima pacatamente, poi con rabbia che altrimenti finirei sulla strada, che non potrei pagarmi un affitto, il leasing dell'auto, un panino all'ora di pranzo. Comunque, dal momento in cui non si è chiuso il verbale è stato un vortice impossibile, dove ho avuto una infinità di interlocutori: assistenti sociali, curatori, periti. L'ultima curatrice, per esempio, è una ragazza giovane. Il problema è che per fare questo lavoro bisogna essere attrezzati non soltanto professionalmente ma anche psicologicamente. Loro funzionano un po' da arbitri, devono reggere l'onda d'urto delle vicende personali, spesso tragiche, delle persone che vanno (teoricamente) ad assistere. Capisco che hanno tanto lavoro, che sono stressati, ma prendono decisioni che possono cambiare il destino di un padre e di una madre. Devono quindi avere tatto, sapersi rapportare con le persone. Invece noto che partono in quarta e ti fanno subito presente che la legge è dalla loro parte. da quel parte, ho detto io? La legge è dalla parte del cittadino perché va applicata con saggezza, secondo i casi".

"L'unico fatto positivo è che non ho avuto problemi con il bambino. In tutti questi anni sono sempre riuscito a vederlo, anche perché ho mantenuto un atteggiamento preciso e non mi sono mai allontanato da lui, non ho concesso neppure uno spazio, un appiglio per arrivare a un provvedimento". 

"So che invece è accaduto a tanti altri padri. Alcuni li ho incontrati, di altri ho ascoltato la loro storia. Ognuno ne ha passate di tutti i colori. E il fatto incredibile è che i problemi si rincorrono, si assomigliano un po' tutti".

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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