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Droga: è sempre pesante la situa­zione nel Cantone

Da: Corriere del Ticino, 13.3.08, pag 13

 

Droga, basta nuovi allarmi
Ne sono già stati lanciati troppi per il pp Perugini


È sempre pesante la situa­zione nel Cantone. Spac­ciatori e fornitori preferi­scono muoversi in treno


«La decisione del Consiglio de­gli Stati (che ha detto no alla de­penalizzazione della canapa, ndr) si collega a quella del Consiglio nazionale:penso che sia impron­tata a una visione realistica del consumo di canapa. E credo che di fronte al popolo sia preferibi­le presentare un messaggio chia­ro: oèsìoèno.Eventualicontro­progetti avrebbero disorientato anziché fare chiarezza su una scelta che toccherà, infine, al po­polo ». Così parla il procuratore pubblico Antonio Perugini il giorno dopo la decisione del Con­siglio degli Stati di bocciare l’ini­ziativa sulla depenalizzazione della canapa. Un’occasione per tornare sul tema, poiché la dro­ga stringe sempre il Cantone in una morsa, e riferire anche dei luoghi di arrivo e di transito di stupefacenti che, loro malgrado, sono diventate le stazioni ferro­viarie. «Ma senza lanciare allar­mi – mormora Perugini – perché ne sono già stati lanciati troppi».
Procuratore, quale è la situazione?

«La questione è sempre seria, anche se il fenomeno in Ticino si manifesta come altrove, non solo in Svizzera, ma anche nel resto d’ Europa. La canapa pur­troppo rimane una delle droghe di riferimento, soprattutto per le fasce adolescenziali e giovanili. Un contatto pericoloso che av­via tutta una serie di altri possi­bili consumi di stupefacenti. Ri­tengo che sia indispensabile un atteggiamento culturale di gran­de chiarezza, ma di altrettanta fermezza».

A quale età i giovani in Ticino hanno le prime esperienze con la canapa?

« Attorno a 13-14 anni. È l’età ad altissimo rischio delle prime esperienza con il “fumo”».

E sino a quanti anni procede?

«Non c’è un limite. Lo constatia­mo durante le inchieste. Chi co­mincia col ‘fumo’ non di rado pro­va altro e infatti assistiamo ad un consolidamento del fenomeno del policonsumo. Alcol, spinelli, pasticche, sostanze sintetiche, funghetti; oltre alla droga che va per la maggiore, tra i giovani e so­prattutto tra gli adulti, che è la co­caina. Vano lanciare allarmi: ciò che sta avvenendo è palese».

Cioè?

« A preoccupare di più è l’inco­scienza
di fondo circa i rischi che si corrono con la droga:per la sa­lute e per il bene della società di domani. E del dolore in troppe fa­miglie, anche in Ticino».
Torniamo alla canapa.

«Due i fronti d’azione. Contro i ca­richi all’ingrosso dal Nord e con­tro la coltivazione di piantine sul balcone di casa. Il prezzo del “fu­mo” intanto è sempre appetibile: tra 10 e 12 franchi al grammo».

Che fanno Magistratura e polizia?

«Possono solo applicare le leggi in vigore. I risultati dipendono dai mezzi e dagli strumenti, anche in termini di forze da mettere in campo, disponibili».

Ma sono tanti i giovani a rischio?

«Tanti cadono nella trappola del­ladroga trai14ei24 anni d’età».

Il traffico di droga come ci investe?

«Il Ticino, purtroppo, è un impor­tante asse di rifornimento e di transito nord-sud delle sostanze stupefacenti. Dal prossimo autun­no,
l’ingresso nell’area Schengen porterà con sè ulteriori problemi di controllo e di sicurezza. Ma coinciderà anche con uno scam­bio di informazioni nuovo e ca­pillare. Aumenterà il lavoro di in­telligence da parte di tutte le for­ze in campo, guardie di confine e polizia mentre la collaborazione internazionale sarà prassi neces­saria e quotidiana».
E chi opera sul terreno?

«Dovrà continuare a svolgere il lavoro che effettua con preziosa pazienza».

La cocaina è considerata la droga del sabato sera. E la canapa?

«La canapa è la droga di tutti i giorni e di ogni sera. Chi la con­suma equipara lo spinello alla si­garetta, il problema si manifesta fin dal mattino sui treni, tra i ra­gazzi diretti a scuola, nonostante il divieto di fumare in carrozza. Mi sono stati segnalati casi precisi, a riprova del fatto che per fumare
la canapa non c’è orario ed è co­me se non esistessero divieti».
Che fare allora?

«Senza un ripristino della cultu­ra del rispetto di sè, oltre che de­gli altri, sarà difficile spuntarla so­lo con le armi della repressione».

Parliamo di spacciatori.

«In Ticino a spacciare per stra­da sono gli africani. Si rifornisco­no a Zurigo, Bienne, Berna. Ar­rivano in Ticino, vendono, incas­sano e ripartono in fretta. Così in Svizzera, Ticino compreso, le stazioni ferroviarie sono diventa­te un po’ punti di coagulo di que­sti traffici. E lo sappiamo. Gli spacciatori scendono dal treno, per esempio a Lugano, arrivano fino sul quai, oppure in una zo­na tranquilla vicino alla stazio­ne, scambiano droga contro sol­di e ripartono. Oppure indivi­duano stazioni secondarie per i loro traffici. Così diventa più dif­ficile risalire la filiera. E la poli­zia, con le forze che ha, fa già più del possibile».

Gli spacciatori vengono arrestati ma anche scarcerati. Perché?

«Queste sono le nostre leggi e per chi grida che non sono severe, ci sono strumenti democratici per modificarle. Però, a mio modo di vedere, non è questione di legge, ma di un fenomeno che mette a dura prova le forze in campo, Ma­gistratura e polizia».

Emanuele Gagliardi







RAGAZZI
Le prime esperienze con gli spinelli riguardano ragazzi di età compresa tra i 13 e i 14 anni, spiega il pp Antonio Perugini.
(fotogonnella e Keystone)

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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