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È sempre pesante la situazione nel Cantone. Spacciatori e fornitori preferiscono muoversi in treno
«La decisione del Consiglio degli Stati (che ha detto no alla
depenalizzazione della canapa, ndr) si collega a quella del Consiglio
nazionale:penso che sia improntata a una visione realistica del
consumo di canapa. E credo che di fronte al popolo sia preferibile
presentare un messaggio chiaro: oèsìoèno.Eventualicontroprogetti
avrebbero disorientato anziché fare chiarezza su una scelta che
toccherà, infine, al popolo ». Così parla il procuratore pubblico
Antonio Perugini
il giorno dopo la decisione del Consiglio degli Stati di bocciare
l’iniziativa sulla depenalizzazione della canapa. Un’occasione per
tornare sul tema, poiché la droga stringe sempre il Cantone in una
morsa, e riferire anche dei luoghi di arrivo e di transito di
stupefacenti che, loro malgrado, sono diventate le stazioni
ferroviarie. «Ma senza lanciare allarmi – mormora Perugini – perché
ne sono già stati lanciati troppi».
Procuratore, quale è la situazione?
«La
questione è sempre seria, anche se il fenomeno in Ticino si manifesta
come altrove, non solo in Svizzera, ma anche nel resto d’ Europa. La
canapa purtroppo rimane una delle droghe di riferimento, soprattutto
per le fasce adolescenziali e giovanili. Un contatto pericoloso che
avvia tutta una serie di altri possibili consumi di stupefacenti.
Ritengo che sia indispensabile un atteggiamento culturale di grande
chiarezza, ma di altrettanta fermezza».
A quale età i giovani in Ticino hanno le prime esperienze con la canapa?
« Attorno a 13-14 anni. È l’età ad altissimo rischio delle prime esperienza con il “fumo”».
E sino a quanti anni procede?
«Non
c’è un limite. Lo constatiamo durante le inchieste. Chi comincia col
‘fumo’ non di rado prova altro e infatti assistiamo ad un
consolidamento del fenomeno del policonsumo. Alcol, spinelli,
pasticche, sostanze sintetiche, funghetti; oltre alla droga che va per
la maggiore, tra i giovani e soprattutto tra gli adulti, che è la
cocaina. Vano lanciare allarmi: ciò che sta avvenendo è palese».
Cioè?
« A preoccupare di più è l’incoscienza
di fondo circa i rischi che si corrono con la droga:per la salute e
per il bene della società di domani. E del dolore in troppe famiglie,
anche in Ticino».
Torniamo alla canapa.
«Due
i fronti d’azione. Contro i carichi all’ingrosso dal Nord e contro la
coltivazione di piantine sul balcone di casa. Il prezzo del “fumo”
intanto è sempre appetibile: tra 10 e 12 franchi al grammo».
Che fanno Magistratura e polizia?
«Possono
solo applicare le leggi in vigore. I risultati dipendono dai mezzi e
dagli strumenti, anche in termini di forze da mettere in campo,
disponibili».
Ma sono tanti i giovani a rischio?
«Tanti cadono nella trappola delladroga trai14ei24 anni d’età».
Il traffico di droga come ci investe?
«Il
Ticino, purtroppo, è un importante asse di rifornimento e di transito
nord-sud delle sostanze stupefacenti. Dal prossimo autunno,
l’ingresso nell’area Schengen porterà con sè ulteriori problemi di
controllo e di sicurezza. Ma coinciderà anche con uno scambio di
informazioni nuovo e capillare. Aumenterà il lavoro di intelligence
da parte di tutte le forze in campo, guardie di confine e polizia
mentre la collaborazione internazionale sarà prassi necessaria e
quotidiana».
E chi opera sul terreno?
«Dovrà continuare a svolgere il lavoro che effettua con preziosa pazienza».
La cocaina è considerata la droga del sabato sera. E la canapa?
«La
canapa è la droga di tutti i giorni e di ogni sera. Chi la consuma
equipara lo spinello alla sigaretta, il problema si manifesta fin dal
mattino sui treni, tra i ragazzi diretti a scuola, nonostante il
divieto di fumare in carrozza. Mi sono stati segnalati casi precisi, a
riprova del fatto che per fumare
la canapa non c’è orario ed è come se non esistessero divieti».
Che fare allora?
«Senza
un ripristino della cultura del rispetto di sè, oltre che degli
altri, sarà difficile spuntarla solo con le armi della repressione».
Parliamo di spacciatori.
«In
Ticino a spacciare per strada sono gli africani. Si riforniscono a
Zurigo, Bienne, Berna. Arrivano in Ticino, vendono, incassano e
ripartono in fretta. Così in Svizzera, Ticino compreso, le stazioni
ferroviarie sono diventate un po’ punti di coagulo di questi
traffici. E lo sappiamo. Gli spacciatori scendono dal treno, per
esempio a Lugano, arrivano fino sul quai, oppure in una zona
tranquilla vicino alla stazione, scambiano droga contro soldi e
ripartono. Oppure individuano stazioni secondarie per i loro traffici.
Così diventa più difficile risalire la filiera. E la polizia, con le
forze che ha, fa già più del possibile».
Gli spacciatori vengono arrestati ma anche scarcerati. Perché?
«Queste
sono le nostre leggi e per chi grida che non sono severe, ci sono
strumenti democratici per modificarle. Però, a mio modo di vedere, non
è questione di legge, ma di un fenomeno che mette a dura prova le forze
in campo, Magistratura e polizia».
Emanuele Gagliardi
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