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Tragedie familiari

Da: Mattino della domenica, 27.3.11 pag 11

La sofferenza di due coniugi che giungono alla fine della loro relazione coinvolgendo i propri figli nella loro attitudine distruttiva, è un elemento dissociativo che intacca tutta la società e non solo il singolo nucleo familiare. Sono recentemente tornate alla ribalta le tristi realtà di genitori separati che privano i loro figli di una vita serena e condivisa con entrambi, arrivando a nascondere la prole all’altro coniuge, se non addirittura spingendo la loro disperazione sino all’atto estremo di sopprimerli. Siamo concretamente in presenza di una forma di estremo disagio e disperazione che viene costantemente accentuata dalle dinamiche relazionali ed affettive che contraddistinguono la nostra società.

L’attitudine al cambiamento, alla ricerca frenetica di nuove sensazioni e di nuovi stimoli, mal si accomuna con l’impegno assunto nell’ambito del matrimonio. In sostanza tutto appare semplice, rapido, indolore, determinando la falsa percezione che la fine di un amore profondo sarà un passaggio dell’esistenza dal quale si uscirà senza particolari sofferenze.

La mia esperienza, che coincide con quanto vissuto da molti altri padri, mi induce ad esprimere una profonda amarezza intrisa di tristezza per quanto affetto è stato dissipato a scapito di coloro che più meritano la nostra tenerezza.

In questa situazione, di profondo disagio emotivo, si inseriscono le dinamiche della legge, che impongono delle pesanti restrizioni sia in campo materiale che su quello della relazione diretta con i figli. La decisione del Pretore è notoriamente favorevole alla consorte e questa predisposizione è un retaggio di quanto avveniva prima che venisse modificata la legge, mantenendo quindi un’attitudine leggermente diversa nelle rispettive posizioni dei due coniugi.

In sostanza il marito si assume l’onere finanziario senza che gli vengano riconosciute delle contropartite significative riguardo alla crescita e allo sviluppo di quelle dinamiche che renderanno adulti responsabili e maturi i figli. La logica conclusione di questa situazione di disequilibrio è una crescita evidentemente più difficile e spesso soggetta a manifestare questi scompensi affettivi con attitudini fuori dalle norme, fuori dalle regole e fuori da quanto la società richiede per un inserimento equilibrato e proficuo.

Questa realtà non è però ineluttabile, l’affido condiviso può determinare notevoli benefici, inoltre una maggiore attenzione da parte degli organi preposti (consultori delegati alla mediazione tra i coniugi, servizi sociali, patrocinatori legali) potrebbe svolgere un’opera di grandissimo valore etico, rispettivamente pratico analizzando approfonditamente il disagio della coppia, riducendo gli elementi conflittuali, prevenendo situazioni d’esasperazione delle contrapposizioni e determinando quindi un rapporto più sereno per tutti, rispettivamente affievolendo quelle tensioni che potrebbero sfociare in tragedie come quelle alle quali abbiamo assistito negli scorsi mesi. La famiglia, in quanto fulcro della nostra società, verrebbe ad essere rafforzata nella sua funzione di elemento costitutivo fondamentale del tessuto sociale e dello sviluppo delle dinamiche di integrazione.

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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