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Condannato un avvocato. Pena pecuniaria per istigazione a favoreggiamento

Da: CdT 17.9.09 pag 11

Condannato un avvocato

Pena pecuniaria per istigazione a favoreggiamento

gi.m

Sanzione sospesa in Pretura penale a Bellinzona per una legale che contribuì alla sottrazione di documenti nelle indagini su Willy Peric, il 71.enne sedicente medico di Savosa di cui curava inizialmente gli interessi

«L’azione da lei commessa non può essere banalizzata o equiparata ad imprudenza: si è trattato di un chiaro eccesso di patrocinio». Così il giudice della Pretura penale Siro Quadri, nel condannare a una sanzione pecuniaria sospesa di 21 mila franchi (60 aliquote giornaliere da 350 franchi) più una multa di 3 mila franchi, una 37.enne avvocatessa riconosciuta colpevole di istigazione a favoreggiamento. Un dibattimento complesso dal punto di vista giuridico, in cui per l’intera giornata si è tornati a parlare di Vidoje «Willy» Peric, il 71.enne sedicente medico di Savosa, specialista in ozono e neuralterapia, finito in manette nell’aprile 2007 poiché sospettato di aver esercitato la professione senza laurea.

L’imputata che a quel tempo si occupava di difendere gli interessi dell’arrestato (ora seguito da un altro legale) aveva istigato, secondo l’accusa, un conoscente di quest’ultimo a sottrarre in piena fase istruttoria un armadietto contenente 80 mila franchi, indirizzi, conti bancari, fatture, contratti, numeri di telefono e quantaltro. I fatti: tutto prende avvio il 23 aprile con un primo interrogatorio di Peric e una perquisizione nella sua abitazione di Savosa a seguito della quale viene trovata documentazione che attesta un’attività medica esercitata in maniera sistematica senza i necessari titoli portando così all’arresto dell’uomo. Il 30 aprile segue una seconda trasferta degli inquirenti a Savosa, durante la quale Peric farfugliò al proprio legale «quell’armadietto va portato via». La patrocinatrice non comprende, una volta andata via la polizia, entra tuttavia nello stabile dove si trovano la moglie dell’arrestato, il cognato e la consorte di quest’ultimo.

Su cosa avvenne in quel momento le dichiarazioni discordano. Il cognato di Peric è stato ascoltato ieri in aula. «Ci è stato riferito il desiderio di Peric», ha dichiarato. «La sua legale voleva che portassi l’armadietto nella sua auto. Ha detto anche che nel baule l’autorità inquirente non lo avrebbe visto. Io mi sono rifiutato». Dichiarazioni che dal canto suo l’imputata, che ha fatto opposizione al decreto d’accusa della PP Manuela Minotti Perucchi in cui si proponeva una sanzione sospesa di 24.500 franchi, ha sempre contestato.

Il giorno seguente, in carcere, Peric avrebbe dichiarato alla propria patrocinatrice che il mobile conteneva documenti che la moglie (con cui aveva un rapporto conflittuale) non doveva vedere. La legale avrebbe quindi preso contatto con il conoscente di Peric per rimuovere l’armadietto, ritrovato qualche giorno più tardi in un garage dalla polizia.

Per la rappresentante dell’accusa, l’imputata ha ampiamente travalicato il dovere di fedeltà nei confronti del cliente e i limiti deontologici stabiliti dal codice penale. «Con un procedimento di quella entità in corso e le perquisizioni poste in atto, nessuna persona ragionevole avrebbe agito così».

Di parere opposto l’avvocato Mario Postizzi, che in un intervento a carattere non poco tecnico si è battuto per il proscioglimento della propria assistita: «Dal profilo soggettivo, le perquisizioni avevano portato a raccogliere gli elementi che hanno incastrato Peric. L’armadietto non è stato posto sotto sequestro. Ai suoi occhi non aveva interesse ai fini dell’inchiesta». «Si trovava – ha aggiunto tra le altre cose – alla sua prima esperienza difensiva importante. Dopo l’ultimo colloquio con Peric era convinta che il contenuto (di cui non era a conoscenza) non doveva essere visto dalla moglie. Una giustificazione plausibile alla luce della percezione dei fatti che aveva allora». Tesi non condivisa dal giudice Quadri: «Agli inquirenti è riservata la facoltà di ispezionare più volte dei locali», ha osservato. «Anche in assenza di un sequestro non si può asserire che la documentazione in questione non fosse pertinente, soprattutto in un’inchiesta complessa e a fronte di un imputato che nega». Imputato che a giorni verrà rinviato a sua volta a giudizio.

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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