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Processo. In fase di divorzio svuotò il conto del marito per 657'000 franchi

Da: CdT 25.10.10 pag 11

Processo

In fase di divorzio svuotò il conto del marito
Moglie di un imprenditore accusata d'illeciti per 657 mila euro


Lei sostiene di aver agito per tutelarsi e non per appropriarsi dei fondi del marito, con cui era in corso una pratica di separazione, ma per l'accusa deve rispondere dei reati di truffa e falsità in documenti. Trae origine da una travagliata e burrascosa relazione sentimentale, poi naufragata sui terreni banditi dal codice penale, il procedimento che giovedì prossimo vedrà comparire davanti alla Corte delle Assise Correzionali di Lugano, presieduta dal giudice Claudio Zali, una 50.enne cittadina italiana, moglie di un noto imprenditore della provincia di Reggio Emilia. La donna è accusata di aver sottratto nel settembre di due anni or sono 657 mila euro (al cambio di allora poco meno di un milione di franchi) da una relazione bancaria in un istituto di credito di Lugano di cui il consorte era avente diritto economico e su cui lei disponeva di procura con firma individuale.

Naufragio sentimentale
Il canovaccio, in base alle ricostruzioni, non si distanzia da tante relazioni finite male, se non nella parte conclusiva. Tutto nasce infatti intorno alla metà degli anni Novanta, quando la donna viene assunta nella ditta del futuro consorte - specializzata nella progettazione e fabbricazione di macchinari - con l'incarico di occuparsi dello sviluppo dell'azienda e dei rapporti con l'estero. Tra i due nasce un rapporto sentimentale che sfocia nella convivenza e, nel dicembre 2006, nel matri
monio. Se da un lato in base alle dichiarazioni dell'imputata vi era un buon affiatamento lavorativo, in privato nascono tuttavia sin dall'inizio dei problemi.
A complicare il tutto giungono poi la grave malattia che viene diagnosticata alla 50.enne nel febbraio del 2007 e la successiva scoperta (secondo le dichiarazioni della donna) di una relazione extraconiugale del marito. I rapporti finiscono così per deteriorarsi, i litigi, anche accessi, si susseguono, fino a giungere a una richiesta di separazione formalizzata nel settembre 2008. Richiesta di poco preceduta da una querela penale sporta dalla donna nei confronti del 62.enne per i titoli di lesioni, ingiurie, minacce e maltrattamenti in famiglia.

L'atto d'accusa
Come detto, la donna, difesa dall'avvocato Adriano Sala, deve rispondere di illeciti per 657 mila euro. Recatasi a Lugano, si sarebbe incontrata con il consulente di riferimento di un istituto bancario riferendogli (contrariamente al vero) che il consorte, impossibilitato a presenziare, aveva deciso di donarle gli averi depositati. In tal modo avrebbe indotto il funzionario ad allestire una lettera di estinzione degli stessi. Lettera che - in base all'atto d'accusa stilato dalla procuratrice pubblica Manuela Minotti Perucchi - avrebbe sottoposto al marito in un secondo momento per la necessaria firma unitamente ad altra corrispondenza.
Il tutto, si legge, sapendo che l'uomo «era solito firmare quanto gli ve
niva sottoposto da lei e dagli altri collaboratori dell'azienda sulla fiducia e senza previa lettura».

Testimonianze a confronto
La donna ha nella sostanza ammesso quanto le viene rimproverato, sostenendo tuttavia di aver agito, come riferito, per tutelarsi economicamente. A suo dire, il marito le aveva sempre assicurato che quel conto rappresentava una sicurezza comune per il futuro, la loro pensione, anche se formalmente intestato a lui. La donna ha inoltre dichiarato agli inquirenti di aver agito in un momento per lei difficile (date anche le sue condizioni di salute), in cui si vedeva compromessa dal profilo economico e non lasciando intravedere le pratiche di separazione particolari benefici in tal senso. D'altro canto, il 62.enne, costituitosi parte civile tramite l'avvocato Giuseppe Pedroli, non ha nascosto in sede di interrogatorio, come nel settembre del 2008 i contanti che custodiva in casa fossero scomparsi come pure il contenuto di alcune cassette di sicurezza in Italia: dopo aver chiesto spiegazioni alla moglie negli uffici della ditta, questa avrebbe però a detta del 62.enne negato di essersi impossessata di quei soldi. L'uomo ha inoltre dichiarato di essersi recato a Lugano per verificare lo stato della relazione bancaria a margine della pratica di separazione e delle relative richieste della moglie.
Elementi che terranno banco giovedì in aula penale. Nel corso del dibattimento dovrebbero venir sentiti sia l'imprenditore 62.enne sia il consulente dell'istituto di credito.
GI.M

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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