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Dalla parte dei figli. I conflitti tra genitori possono generare gravi sindromi.

Da: www.azione.ch 25.5.09 pag 2 (intervista nella versione pdf: parte 1 e parte 2 )

DIVORZI

Dalla parte dei figli

I conflitti tra genitori possono generare gravi sindromi. Intervista alla curatrice educativa Anna Marzioli

Stefania Hubmann


Per la prima parte dell'intervista leggerla nella versione in pdf cliccando QUI .

La PAS si basa sull'osservazione nel bambino di otto sintomi primari: la campagna di denigrazione, la debole razionalizzazione dell'astio (le motivazioni del disagio con il genitore rifiutato sono superficiali o illogiche), la mancanza di ambivalenza ("tutto negativo"), la determinazione del bambino ad affermare di essere un pensatore indipendente, l'appoggio automatico al genitore alienante, l'assenza di senso di colpa, gli scenari presi a prestito (affermazioni che non possono provenire dal bambino in modo diretto), l'estensione delle ostilità alla famiglia allargata del genitore alienato. La PAS non è riconosciuta dal DSM4, che è un manuale diagnostico e statistico che raccoglie i disturbi mentali, ma anche se non riconosciuta viene spiegata con altre descrizioni cliniche».

La programmazione da parte di un genitore patologico (alienante) è un lavaggio del cervello che induce il figlio a sentire e manifestare un astio ingiustificato e continuo verso l'altro genitore (alienato). Rientrano spesso in questa casistica le false accuse di abusi sessuali. L'estremo risultato di questa operazione di violenza emotiva (la PAS è diagnosticata a tre diversi livelli di gravità) è la distruzione della relazione fra figli e genitore. Anna Marzioli: «La perdita di un padre vivente che non lascia spazio alla rielaborazione di un lutto reale, ha conseguenze gravi: problemi di identificazione sessuale, aggressività, mancanza di regole, schiaccianti sensi di colpa, scarso equilibrio emotivo e mentale, per dirne solo alcuni.

Il bambino è in un quadro di dolore esistenziale che non sappiamo in prospettiva dove lo porterà e a quale resilienza lo determinerà. Per questo assicurare la bi-genitorialità vuol anche dire fare della prevenzione. Ci basti pensare che il bambino nel grembo materno è bi-vocale e percepisce meglio la voce del padre che parla alla madre che non la voce della madre stessa».

Due genitori per crescere bene

Il bambino per crescere sano ha bisogno della presenza di entrambi i genitori, figure di rassicurazione primaria, sottolinea la nostra interlocutrice, citando la pediatra e psicanalista francese Françoise Dolto. Ed è ciò che una curatrice cerca di garantire, partendo da un contesto di coazione e cercando di trasformarlo in un quadro di consapevolezza. Ma nel suo comportamento alienante il bambino dimostra grande forza e abilità.

All'obiezione secondo cui odiare un genitore significa odiare anche una parte di se stessi egli ribatte: «Non ho niente di lui!»; al genitore alienato, nello studio dell'operatrice sociale, volge le spalle, leggendo un libro o ascoltando musica. «Spesso la svalutazione è tale da avere la meglio sul genitore che, sconvolto, cede e se ne va».

A ritrovarsi in questa dolorosa situazione sono nella maggior parte dei casi i padri, essendo in genere i figli affidati alla madre. Anna Marzioli: «Ciò che mette più in scacco i padri sono proprio i figli con il loro non volerli vedere. Figli sui quali non siamo riusciti come adulti educanti e poi come operatori del sociale e del diritto a presidiare il dolore con cuore intelligente e mente affettiva».

L'avamprogetto di revisione delle norme legali che regolano il divorzio prevede di correggere la posizione di partenza impari dei due genitori con l'introduzione dell'autorità parentale congiunta. Malgrado le preoccupazioni di una parte degli addetti ai lavori per un possibile acuirsi del conflitto fra i genitori, l'esperienza dei paesi confinanti, che hanno seguito questa via, dimostra che la situazione tende a migliorare.

I figli coinvolti in questa programmazione più o meno consapevole del genitore alienante in modo diretto e indiretto sono soprattutto adolescenti. Il processo, infatti, prende avvio quando i bambini, a 8/9 anni, hanno sviluppato sufficienti capacità cognitive per diventare buoni alleati del genitore alienante. È possibile evitare che il bambino si schieri con l'adulto alienante? Gli studiosi rispondono in modo affermativo se il figlio possiede un livello di autonomia cognitiva, affettiva e sociale adeguata. «L'esperienza - afferma Anna Marzioli - insegna inoltre che il processo di alienazione ha maggiori possibilità di riuscita laddove la relazione padre-figlio è meno intensa, vale a dire dove esistono dei vuoti venutisi a creare per questioni di delega dei compiti di cura o per assenze prolungate».

Un centro d’incontro

Se il diritto può fornire un forte segnale culturale riconoscendo il ruolo fondamentale di entrambi i genitori per la crescita dei figli, le discipline psicologiche operano sul terreno per cercare di ristabilire nei casi di «mobbing genitoriale» o PAS il legame tra il minore e il genitore. «La sinergia fra le due discipline è di fondamentale importanza per avere sempre una maggiore attenzione a quella reattività, conseguente alla separazione, che deborda in situazioni preoccupanti», conclude Anna Marzioli, «così come la collaborazione fra tutti gli operatori coinvolti nel caso, soprattutto per quanto riguarda l’equilibrio psicologico dei figli. Ci sono reti che funzionano ed altre che non funzionano in cui ci si mette in simmetria e non si mantiene il focus sul bambino. I professionisti devono avere molte competenze: saperi aggiornati, forte attrezzatura di strumenti emotivi che sappiano vedere, strumenti soggettivi etici e morali».

Ora il tentativo è di andare oltre.

La proposta, in un tempo segnato da separazioni e divorzi molto conflittuali, che portano l’emergere di situazioni di sospetto di abuso, maltrattamento o trascuratezza, è la creazione di un luogo neutro, di uno spazio d’incontro dove poter affrontare i conflitti e predisporre piani adeguati di protezione dei minori. Un luogo apposito per l’esercizio del diritto/dovere di visita che persegue l’obbiettivo di permettere la continuità, il ristabilirsi, la protezione e la ridefinizione delle relazioni familiari.

Un centro d’incontro gestito da specialisti dei vari settori. Il tempo del genitore alienato è un tempo da «segnare», anche in sua assenza, attraverso azioni e pensieri che possono concretizzarsi in uno spazio neutrale adeguato.

Non bisogna mai dimenticare che l’interesse primario è quello del minore. Per garantirlo la collaborazione interdisciplinare è indispensabile e tutti gli operatori, anche quelli ufficialmente di parte, dovrebbero attenersi a questo principio e prendere in considerazione l’intera situazione familiare nell’ambito di una tutela anche culturale dei rapporti umani e sociali.

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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