La decisione è stata presa all’unanimità dal Parlamento che ha fatto proprie le conclusioni della Commissione della gestione: la misura potrà essere estesa anche oltre i 60 mesi purché vi siano sufficienti chance di recupero
SOSTEGNO. Il limite di 60 mesi per l’erogazione dell’anticipo era stato introdotto nel 2005.
Il limite di sessanta mesi per l’anticipo degli alimenti da parte dello Stato alle famiglie monoparentali è confermato ma con importanti correttivi: in primis la possibilità di concedere deroghe nei casi in cui le chance di recuperare quanto dovuto dall’ex coniuge insolvente siano sufficientemente buone. In questi casi, l’anticipo potrà essere accordato anche oltre la durata massima di 5 anni. Lo ha deciso all’unanimità il Gran Consiglio, facendo sue con 74 sì le conclusioni della Commissione della gestione, sostanzialmente accolte anche dal Governo, per voce della direttrice del DSS Patrizia Pesenti. Fra i correttivi proposti, vi è la richiesta di una maggiore collaborazione tra gli uffici competenti (Commissioni tutorie regionali e servizio del DSS), ma anche quella di facilitare lo scambio d’informazioni con altri enti (in particolare, la possibilità di accedere al sistema del fisco e della LAPS) e di ricorrere maggiormente alla querela penale di parte e alle trattenute dirette. Un correttivo riguarda il potenziamento del servizio recuperi, con l’estensione del mandato alla società d’incasso esterna per i casi più recenti (finora quest’ultima si è occupata degli incarti «datati»). Un punto a parte, infine, è rappresentato dalla richiesta – che Pesenti sottoporrà all’Esecutivo – di studiare l’estensione della fascia di età interessata dall’assegno integrativo, portandola da 15 a 18 anni.
In aula le proposte della Gestione sono state appoggiate da tutti gli schieramenti. Anche il mozionante Lorenzo Quadri (Lega) ha parlato di «un buon compromesso». L’adesione del PLRT è giunta per voce del capogruppo Christian Vitta, secondo cui è «opportuno estendere il mandato esterno all’incasso dei crediti più recenti». Una posizione condivisa da Giovanni Jelmini, che ha espresso il sostegno del PPD. «Il servizio recuperi fatica a incassare gli anticipi in tempi ragionevoli. Si tratta di rafforzare le procedure di incasso e intensificare la collaborazione tra i vari uffici». Quanto all’estensione dell’anticipo oltre i 60 mesi «può essere ammessa quando ci sono possibilità di recupero». Evocando il rischio di situazioni di povertà per le famiglie monoparentali Pelin Kandemir Bordoli, per il PS, ha sostenuto le misure proposte, sottolineando però la necessità di attuarle in tempi brevi. Patrizia Pesenti, come detto, nel complesso ha accolto positivamente le idee avanzate, osservando che la stessa Gestione non si è discostata dal parere del Governo per quanto concerne il mantenimento, in regola generale, del limite di 5 anni. Infatti, ha precisato, la possibilità di deroga è «un’eccezione, anche se non di poco conto». Oltre agli inevitabili costi, si è chiesta, come determinare il grado di recuperabilità? «Il debitore dovrebbe risiedere in Svizzera, non essere in assistenza o in possesso di un attestato di carenza beni, e il debito netto non dovrebbe superare un certo importo», ha rilevato, concludendo comunque che la proposta può essere accolta. Lo stesso vale per l’estensione del mandato alla società d’incasso esterna, il lavoro in tandem e il maggior ricorso alla querela di parte. L’accesso alle informazioni del fisco, invece, riguarda il DFE. Il relatore Manuele Bertoli (PS) si è detto soddisfatto. «Il principio da cui si è partiti è che si tratta di un vero anticipo: lo Stato si sostituisce solo transitoriamente a chi deve mantenere i propri figli».
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