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28.9.09. Convegno sulla Paternità a Montichiari (BS) Italia: interventi dei partecipanti.

Da: www.genitorisottratti.it (Link all'articolo)

Riflessioni sulla paternità

E' una forma di sofferenza di grandi dimensioni quella dei padri separati che non trova adeguata considerazione presso le istituzioni sostiene Alessio Saso, membro commissione Pari Opportunità della regione Liguria al convegno di Montichiari (BS) del 28 settembre 2009; si trasforma in una forma indotta di distacco verso i figli, con danno grave per questi ultimi. Grande è il lavoro in alcune regioni, da parte degli psicologi per effettuare un delicato intervento di ri-motivazione paterna. Una lacerante sofferenza prenda spunto dal fatto che non possono più, dalla sera alla mattina, prendersi cura dei loro bambini e svolgere il loro naturale ruolo, una volta separati dalle loro compagne. A fronte di una sottrazione biologica così stordente, molti scelgono la "distanza" autoimposta quale fosse un air-bag utile per sopravvivere al dolore e a questa sottrazione dei figli vissuta come una disumana imposizione.

Paolo Ferliga, psicologo e docente all'Università della Bicocca, Milano, dichiara che questa assenza ha due implicazioni, due lati della stessa medaglia: uno grave sui padri ed uno pesantissimo sui figli. Il ruolo emancipatore della figura paterna, che intrinsecamente recide il cordone ombelicale dalla madre, ha il compito di produrre nei bambini autostima e sicurezza in sé.

Se non vogliamo in futuro generazioni deboli, non autonome, non adulte e fragili, occorre porre l'attenzione su un orizzonte educativo che elimina i padri. L'assenza dei padri dalla famiglia non è un fatto marginale, necessitano di un senso i figli, un senso che la sola figura materna, pur nel suo importante ruolo, non può sostituire né farne a meno, il rischio, dice Ferliga, è la prosecuzione da una forma di dipendenza (la mamma fino ad un età post adolescenziale)...a un altra dipendenza: non a caso i fenomeni di dipendenza da droga e alcool segnano un habitat comune: la provenienza da famiglia priva di padre. Inaccettabile dunque l'assenza del padre, prima di tutto per la tutela dei figli poi per proseguire in un percorso relazionale primario che la separazione coniugale mette pericolosamente a rischio.

Troppi operatori del conflitto sostiene Domenico Fumagalli, presidente di Papà Separati Lombardia, troppe aperte discriminazioni in sede ai tribunali, un aperta caccia alle streghe al maschile con implicazioni anche in altri ambiti delle istituzioni sociali, fino a sostenere tesi di parte, senza che vi sia il barlume di prove certe, e si paventa solo una "difesa" da dichiarazioni ritenute vere a "prescindere". Una condizione che pone nell'imbarazzo più totale chi dovrà difendersi senza nemmeno poter sostenere che il fatto non sussiste poiché non provato. E laddove il buonsenso e la logica farebbero pensare ad una giustizia paritaria e rispettosa di tutti gli individui, la realtà supera la fantasia e le dichiarazioni di una madre verso un padre hanno un valore che viceversa, incredibilmente non esiste ne viene ritenuto credibile, inizia così la sacra inquisizione, una torquemada senza alcuna speranza per chi viene additato. Incredibile ma assolutamente vero. Con questa base di partenza si crea un impossibile scenario per ogni uomo a mantenere una futura dignità di padre, il sistema lo annienta subito. Nasce spontaneo a questo punto una riflessione per mettere in discussione il sistema giustizia stesso, così assuramente sbrigativo e sfacciatamente di parte con pratiche di iniquità quotidiana che si sostituisce ad una genuina giustizia.

Rino della Vecchia, ( Mov. Uomini 3000) contribuisce con un itinerante percorso negli "ambiti" maschili e paterni per arrivare ai nostri giorni ove si profila una scena decisamente preoccupante, lo stesso si riscontra (anche in altri paesi) troppa pressione mediatica negativa e svilente nei confronti della figura maschile e paterna che lascia intravvedere "manovre" di criminalizzazione, vilipendio e colpevolizzazione sovradimensionate, funzionali a produrre uno stigma che segna fin dalla nascita il genere maschile ed i futuri padri, questo passaggio lo sostiene anche Elvia Ficarra (Responsabile Osservatorio Famiglie Separate - Gesef) agendo attraverso giornali e riviste, si creano messaggi con presupposti ingannevoli utili a mantenere in piedi il fenomeno del "divorzificio" un sistema che alimenta la lotta uomo-donna, padre-madre per monetizzare il fenomeno alle spalle di ex coppie e figli. Troppa violenza in maniera così evidente viene attribuita ad un solo genere, male-bashing lo definiscono gli inglesi, mentre i dati in Italia prodotti dalla Gesef dimostrano che la violenza non ha affatto un solo sesso come sostengono fino all'eccesso e ciecamente i media. Ha poi evidenziato soprattutto l'enorme spreco di tempo, risorse ed energie, da parte delle donne /madri conflittuali, a danno in primis della loro condizione di donne separate.

Manca uno sguardo rassicurante ai figli dice Giuliana Confalonieri, rappresentante del comitato Donne di Montichiari, si mira a far mancare una mano paterna che li rassicura e li affranca in un percorso che dopo la separazione crea enormi barriere artificiali nel rapporto padre figli, mentre c'è chi sostiene che i giudici compaiono all'improvviso in una vita nata su innamoramenti liberi, libera simpatia e reciprocità, libera scelta di condivisione, una vita fatta di decisioni di coppia scelte in assoluta libertà, poi drasticamente in occasione di una separazione d'incanto entra pesantemente la magistratura il giudice, persona terza che decide per la coppia e si sostituisce alla precedente discrezionalità di questi individui imponendo giudizi avvilenti, per nulla etici e decisamente poco rispettosi delle parti. Parte di questa realtà potrebbe trovare una risposta in "patti" pre-matrimoniali con valenza riconosciuta dallo stato, patti che gli individui dovrebbero regolare fra di loro con ampia libertà e margine discrezionale, trattando anche l'argomento figli, (cosa all'oggi non concessa), sostiene Leonardo Facco del Movimento Libertario.

 
E mentre la pubblicità, manda messaggi rassicuranti, dice Fabio Nestola, (Fed. Nazionale Bigenitorialità) con una documentazione di tutto riguardo, e dipinge la famiglia attraverso papà manager che in abito gessato portano sulla loro auto figli e computer portatili con la medesima facilità, le mamme scelgono con assoluta indipendenza i beni di consumo una volta retaggio di acquirenti solo maschili, anziché rimarcare il loro ruolo (tipico degli anni 50/60) di intenditrici di detergenti o specialiste di olii per friggere in contesti quasi esclusivamente domestici. Prosegue dunque da oltre due decenni il tramonto di immagini come quella di Petrus" l'amarissimo che fa benissimo", ove un guanto medioevale batte il pugno sul tavolo con irruenza maschile, lasciando spazio a uomini "mammi" che imbracciano marsupi e figli appoggiati sulla pancia, figli che coi loro papà dialogano con sguardi e delicati abbracci, mentre le donne/mamme sfrecciano in auto serenamente e con la stessa rilassatezza vestono da piloti di jet per entrare in cabine di aerei, "territori" precedentemente di esclusività maschile. Di grande importanza queste visioni, perché la pubblicità si basa su investimenti miliardari frutto di costose indagini di mercato e indagini sociologiche utili a rilevare gli stili di vita di una società che cambia. Le grandi aziende produttrici, prendono dunque bene "la mira" individuando e trasformando camaleonticamente i prodotti ed i messaggi sul ritratto rilevato delle famiglie e dei consumatori grazie a società di rilevazioni e ad agenzie di pubblicità adottando un linguaggio riconoscibile e riconosciuto dagli acquirenti.

Il ricorrente binomio padre-figlio, quindi, è un'icona che incontra le aspettative del target maschile, funziona, fa vendere, incrementa il fatturato dell'azienda committente. Ne deriva un dato essenziale: i nuovi padri, quei genitori che dimostrano un'attenzione particolare alla cura dei figli, quegli uomini che hanno maturato una profonda consapevolezza ed un piacere nell'accudire la prole, sono milioni. Non è affatto, come qualcuno si ostina a sostenere, un fenomeno di nicchia; nessuna azienda investirebbe su fette di mercato minimali, da sempre la pubblicità si rivolge ai grandi numeri. Del nuovo e più profondo coinvolgimento paterno se ne sono accorte le famiglie, le scuole, e poi le aziende, i pubblicitari, i mercati, i padri stessi, .... mancano all'appello solo i tribunali !

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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