Da: Il Caffé 9.1.11 pag 36
Secondo uno studio le donne in carriera spesso falliscono nel matrimonio. Guadagnano più del compagno, facendolo sentire inutile. E la coppia scoppia
Quando la manager divorzia (di più)
da Londrac.c.![]() |
Fanno il lavoro che hanno sempre sognato di fare. E lo fanno bene. Così guadagnano più dei loro mariti. Ma attenzione, perché non è tutto oro quel che luccica. Le statistiche dicono che le donne inglesi che svolgono ruoli di tipo dirigenziale sono maggiormente soggette al divorzio. Questo è il risultato di uno studio durato ben 25 anni e fatto su più di 2’500 matrimoni britannici. I ricercatori ammettono che la vera ragione di questo comportamento non è chiara, ma sembrerebbe proprio che l’orgoglio maschile sia ferito dal fatto di non riuscire a portare a casa lo stipendio più sostanzioso. Dall’altra parte, cresce il risentimento delle donne in carriera nei confronti di mariti che non riescono a sopportare una situazione del genere. Insomma, a queste condizioni la vita di coppia si fa complicata.
I ricercatori hanno studiato i matrimoni e i redditi di più di 2’500 donne inglesi che si sono sposate per la prima volta tra il 1979 e il 2002. Il risultato è che le donne che hanno uno stipendio più alto di quello dei mariti hanno il 38% di probabilità in più delle altre di andare incontro ad un divorzio. Jay Teachman della Western Washington University ammette che possono esserci moltissime ragioni dietro ai risultati delle statistiche. Ad esempio, l’indipendenza economica fa sì che le donne possano scappare più facilmente da un matrimonio infelice. Ma anche l’ego un po’ sminuito può giocare un ruolo importante, oppure un sostanzioso incremento delle ore trascorse sul luogo di lavoro invece che a casa. La constatazione finale dello studio è che i “casalinghi disperati”, ossia coloro che sono finanziariamente dipendenti dalla partner, sono cinque volte più inclini al tradimento rispetto agli altri uomini. Infatti, secondo i ricercatori l’infedeltà sarebbe la strada scelta dagli uomini per riaffermare la propria mascolinità. Considerando che circa un terzo delle donne britanniche guadagna più dei rispettivi mariti, il dubbio si insinua facilmente… Ma il professor Teachman difende la categoria maschile affermando al quotidiano inglese Daily Mail che “non è detto che sia solamente l’orgoglio ferito maschile a creare le tensioni all’interno della relazione di coppia. Potrebbe anche essere il fatto che molte donne reagiscono negativamente ad un marito che non riesce a tenere il loro passo”.
Certo è che anche nel mondo dello spettacolo gli esempi si sprecano. L’attrice inglese Kate Winslet, diventata famosa con il film Titanic, ha divorziato dal marito Jim Threapleton, assistente alla regia, che non sopportava la continua ascesa della carriera della “povera” Kate. Quest’anno invece è stato il turno della cantante gallese Charlotte Church, che ha dichiarato di essersi separata dal fidanzato e giocatore di rugby, Gavin Henson, perché guadagnava molto più di lui.
E qual è allora la soluzione per un matrimonio felice? Teachman sostiene di possedere la chiave di tutti gli “happy end”: una proporzione di 60/40 negli stipendi, dove l’uomo deve figurare come colui che guadagna di più. Insomma, le donne in carriera sono avvertite.
Il trucco? Una proporzione di 60/40 negli stipendi, dove è il maschio ad avere maggior disponibilità
Il decalogo
Dieci buoni motivi per non sposare la vip
e.r.b.Tradisce di più, è portata al divorzio e non ama fare figli. E questi sono solo alcuni dei motivi per cui è meglio non sposare una donna in carriera. Al di là dei luoghi comuni a dare una motivazione scientifica ci hanno pensato diversi studi sociologici, elaborati dalle più note facoltà universitarie Usa in scienze sociali a stilare una sorta di decalogo (pubblicato nella sezione Carriere di Forbes) per mettere in guardia i potenziali, mariti di donne votate alla carriera.
Prima di tutto, perchè è difficile. Stipendio da vip, tempo libero centellinato, elevata qualità della vita... Già è una “preda” ostica. Secondo: le ricerche attestano che, quand’anche arrivasse all’altare, divorzierà più facilmente. La possibilità di essere traditi, al terzo posto, è data per scontata quando il livello culturale di lei è superiore al marito. Se invece è lui ad aver studiato di più il pericolo corna è tendenzialmente limitato. Chi tiene alla famiglia, poi, sappia che al quarto posto c’è la constatazione che le donne manager fanno meno figli. Sempre ammesso che li procreino, il loro ruolo materno non sarà vissuto con serenità, generando altre crisi alla vita di coppia. Al sesto posto (e anche questa non è un’illazione, ma frutto di uno studio scientifico) il fatto che la manager è più “sporca”. Nel senso che, più guadagna, meno tempo dedica alla cura della casa. Psicologicamente poi, ed è il settimo motivo, avere accanto una donna più in gamba deprime il maschietto. Per giusto contraltare, e siamo ad otto buone ragioni, anche lei lavorando più del compagno si riterrà infelice. Sempre le ricerche attestano che anche la donna più emancipata, in fondo in fondo, ama avere qualcuno accanto che porta a casa i soldi. Infine, scientificamente legata al numero e intensità di ore lavorate, i mariti delle career woman si ammalano facilmente. Ovviamente, con conseguente meno disponibilità della partner a prestargli attenzioni, a curarlo….
Psicologicamente avere accanto una partner più in gamba deprime il maschio. E i mariti delle “career woman” si ammalano di più
Gli avvocati
Anche in Ticino a volte gli alimenti li paga lei
e.r.b.L’equilibrio delle coppie basato sul ruolo maschile, occupato in un lavoro che porta denaro a casa, e un ruolo femminile, dedicato invece a lavori non remunerativi come allevare i figli e governare casa, è decisamente tramontato. E basta parlare con qualche avvocato divorzista per scoprire che anche in Ticino (cosa impensabile fino a qualche anno fa) capita sempre più spesso che pagare gli alimenti spetti a lei. “Solo nell’ultimo anno mi vengono in mente due casi; non è la regola ma il segno di una società che cambia, anzi è cambiata – conferma Francesca Lepori Colombo -. I principi del codice civile, in materia di divorzio, vangono indipendentemente dal sesso. E non parlo di donne dai guadagni milionari, ma anche di professioniste o dipendenti qualificati che comunque guadagnano più del marito”. Che le separazioni con assegno “rovesciato” siano ormai diffuse è anche confermato da Daniele Jörg: “Anche oggi ho avuto una sentenza di questo tipo, una dottoressa che ha concesso gli alimenti al marito idraulico – spiega l’avvocato bellinzonese -. E che nella coppia ci siano figli o meno non cambia nulla da quando è stata eliminata la figura del ‘capofamiglia’. Certo sono mutate le condizioni sociali, ma non sono solo le professioniste, le donne in carriera a versare alimenti all’ex marito, vale anche per le benestanti che si sono ‘comprate’ il marito ai Caraibi, le manager che liquidano il partner in assistenza invalidità... Insomma se sono loro ad aver garantito un certo tenore di vita devono in qualche modo mantenerlo”. Generalmente, infatti, vengono presi in considerazione i matrimoni di “lunga durata”, vale a dire quelli protratti per più di dieci anni. E se il tenore di vita ormai consolidato sia stato assicurato da lui o lei non cambia nulla. Anzi, non sono poche le donne manager – abituate a business di alto livello – che davanti all’avvocato impostano trattative per “liquidare” lui, non più all’altezza, con cifre importanti pur di cancellarlo definitivamente dal loro curriculum sentimentale.
“La ex risarcisce lui. Non è la regola, ma il segno di una società che cambia. E non solo per le milionarie, ma anche per le professioniste”
Lo studio inglese
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