Da: La regione, 20.4.11, pag 2
Speciale Il costo della vita
La frontiera del risparmio
di Paolo AsciertoOltre Gottardo i salari sono più alti perché la vita costa di più? No. O almeno non proprio. Basta infatti spulciare i dati statistici per comprendere come i ticinesi siano pagati meno rispetto ai compatrioti. E ciò, nonostante siano confrontati con spese sempre più alte che minano le possibilità di risparmio
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Bellinzona – ‘Oltre Gottardo le paghe sono più alte perché la vita costa di più’. È una conclusione a cui – prima o poi – arrivano molti ticinesi. Magari dopo aver sorseggiato una birra per sette franchi in un locale di Zurigo, o dopo aver cenato in un ristorante della città, rischiando di dover lavare i piatti per saldare il conto. C’è poi chi manda i figli ‘a studiare in dentro’ e si confronta con i prezzi degli alloggi nell’altopiano: roba da Paperoni. L’equazione pare dunque logica: più soldi in entrata, più in uscita. Ma è veramente così? Non proprio. E per capirlo basta spulciare alcuni dati statistici. Dati che mostrano come, tolte le spese, le tasse e così via, nel portafoglio delle economie domestiche zurighesi restano in media quasi quattrocento franchi in più rispetto a quelle a sud del Gottardo.
Prima di addentrarsi in considerazioni, è però opportuno fare due premesse. Cominciando dalla qualità della vita nel nostro Paese, della quale non ci si può lamentare. Mediamente ogni economia domestica dispone infatti di un reddito mensile di 6.338 franchi. E – togliendo le uscite e aggiungendo rendite di ogni natura – ne risparmia circa il dieci per cento. Seconda premessa: i numeri a disposizione (‘Indagine sul budget delle economie domestiche’ dell’Ufficio federale di statistica) tratteggiano la situazione del 2008. E da quell’anno a crescere sono state soprattutto le spese (vedi, per esempio, le casse malati).
In principio sono i salari
Il Ticino è a sud. Non solamente dal punto di vista geografico, ma anche da quello degli stipendi. Lo si nota confrontando la quantità di denaro di cui può disporre una famiglia, in media decisamente inferiore del resto della Svizzera. Il paragone estremo è quello con Zurigo. Per quanto riguarda il reddito lordo la differenza – te-
Foto Ti-Press
nendo conto delle diverse rendite, tra cui quelle provenienti da primo e secondo pilastro – è infatti di quasi duemila franchi al mese. 9.555 sulle sponde della Limmatt, 7.796 in Ticino. E alla base di tale ‘abisso pecuniario’ si trova proprio lo stipendio percepito dall’attività lavorativa. Niente di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire. Ma la situazione non è migliore se si considerano le altre regioni della Svizzera. In tutte le famiglie hanno a disposizione oltre seimila franchi. L’unica eccezione è rappresentata dal Ticino, fermo a quota 5.712.
Le nostre spese in più
Fin qui, (quasi) nulla di nuovo. Di nuovo c’è invece lo scoprire che alcune spese delle economie domestiche d’Oltralpe sono inferiori alle nostre. Consideriamo nuovamente l’esempio estremo di Zurigo. Qui si risparmia in media il 12,3 per cento del reddito lordo, in Ticino ‘solo’ il 10,2 per cento. Una differenza che in soldoni vuol dire quasi quattrocento franchi. Ergo, alcune delle nostre ‘uscite’ sono superiori a quelle degli zurighesi. Quali? Cominciamo dal tasto dolente: il premio della LaMal a sud delle Alpi è superiore di quasi di centocinquanta franchi. Così come la voce ‘altri premi assicurativi’ e le tasse, di nuovo più onerose in Ticino che a Zurigo.
‘Ma mangiare e bere costa meno da noi’, potrebbe però ribattere qualcuno. Non proprio, stando ai numeri. Visto che per ‘prodotti alimentari e bevande analcoliche’ ogni mese spendiamo oltre cinquanta franchi in più degli zurighesi.
Insomma, tali cifre spiegano perché a sud del Gottardo risulti difficile risparmiare per molti. Peggio, però, va agli abitanti della regione del Lemano. Nonostante salari più alti (8.865 il reddito lordo), mettono da parte solo il sei per cento. Sommersi, quindi, da un lago di spese e pure di imposte.
Cosa costa di più a loro
Vediamo quindi cosa giustificherebbe eventualmente tale Röstigraben salariale. Come detto in precedenza, ‘uscire’ nei bar di Zurigo o soggiornare in hotel costa parecchio. Tra Weizenbier, Bretzel e Rösti, un’economia domestica sborsa 602 franchi al mese, ovvero circa duecento in più dei ticinesi (429). Una tendenza che si ritrova anche nelle bevande alcoliche e nei tabacchi, per i quali i confederati d’Oltralpe spendono qualcosina in più (16 franchi al mese). E lo stesso dicasi per gli affitti, che nella capitale finanziaria sono in media di 400 franchi più onerosi (1.623 contro i 1.229). Appartamenti cari corrispondono inoltre a mobili pregiati. E il loro prezzo, questa volta, è maggiore di soli 25 franchi.
Unia: ‘Vanno garantiti dei salari minimi’ L’Ocst: ‘Puntare su qualità e innovazione’
I sindacati e le ricette per limare la differenza tra le paghe di Nord e Sud
Bellinzona – Puntare su qualità e innovazione, rafforzare la nostra economia e lottare contro eccessive pressioni sui livelli salariali. Seguendo questa strada il Ticino potrebbe limare la distanza che divide le sue paghe da quelle d’Oltralpe. A patto, spiega Meinrado Robbiani , segretario cantonale dell’Organizzazione cristiano sociale ticinese (Ocst), « che tale rientro nelle medie diventi un obiettivo non solo di carattere sindacale, ma collettivo ».
Anche perché, aggiunge Robbiani, la discrepanza tra le nostre paghe e quelle d’oltre Gottardo « è una realtà effettiva che data ormai da tempo ». E sarebbe dovuta a « una serie di fattori storici, geografici e occupazionali ». Come la mancanza di « industrie di grande peso » nel nostro territorio, sul quale se ne sono invece installate diverse « a debole valore aggiunto e ad alta densità di lavoro che utilizzano la vicinanza con il bacino di manodopera d’Oltrefrontiera ». Oppure, continua il sindacalista, in passato avrebbe pesato « un livello innovativo inferiore rispetto ad altri centri ».
Insomma, tutti fattori che oggigiorno ci portano a cercare di colmare un ‘gap’. Un’operazione quantomai importante, poiché « l’aumento del costo della vita non tiene conto delle differenze regionali ». Per compiere il salto, non c’è però una ricetta magica. « Va rafforzata strutturalmente l’economia ticinese. In particolare con uno sforzo innovativo, peraltro già in atto. Occorrerebbe pure impegnarsi a livello di formazione professionale e nella lotta contro eccessive pressioni sui livelli salariali ».
« Un riequilibrio nella ridistribuzione » della ricchezza. Secondo Saverio Lurati , segretario cantonale di Unia Ticino, è questa invece la via da seguire per permettere alle tasche ticinesi di avvicinarsi a quelle d’Oltralpe. Al momento, infatti, si registra « una discrepanza enorme che può essere sistemata solo con degli adeguamenti salariali importanti. Soprattutto per i redditi bassi ». Ed è proprio in questa direzione che va l’iniziativa per introdurre « il salario minimo di quattromila franchi », ricorda il sindacalista. Anche perché aumentando il potere d’acquisto delle classi più basse, si porterebbe un beneficio a tutta l’economia. « Se spostiamo cento milioni da chi ha i salari più alti a chi ne ha di minori – rileva infatti Lurati – questa cifra entrerà immediatamente in circolo nell’economia. Difficilmente verrebbe investita in azioni ».
Ma la mancata distribuzione della ricchezza non si limita solo a un fattore sociale. Riguarda anche quello geopolitico. « I soldi restano concentrati in certe parti della Svizzera e nelle mani di un padronato che non vuole ridistribuirli », sostiene il segretario cantonale di Unia. E di conseguenza si creano delle discrepanze tra i redditi delle varie regioni. « Le differenze tra il canton Zurigo e il Ticino non si giustificano allo stato attuale delle cose. Il prezzo degli alimentari nei grandi distributori d’Oltralpe, per esempio, è esattamente lo stesso. E nonostante ciò, nei salari si rimarcano differenze rilevanti ». Stesso discorso, secondo Lurati, vale per le abitazioni. « In alcune regioni del canton Zurigo – ovviamente non sulla Goldküste – si può notare che gli affitti non sono molto differenti rispetto a quelli, per esempio, della Collina d’Oro nel Luganese ». Insomma, per il sindacalista di Unia quella che vive il Ticino « è una situazione triste ».



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