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Sociale. Minirivoluzione nel nome di famiglia

Da: CdT, 8.6.11 pag 5

Sociale. Minirivoluzione nel nome di famiglia. Le donne potranno mantenere il loro cognome da nubile

Dopo anni e anni di tentativi forse il Parlamento è giunto finalmente a tro­vare una soluzione per il nome di fa­miglia. Era infatti il 1994(!) quando una sentenza della Corte europea dei dirit­ti dell'uomo aveva giudicato la prassi elvetica in vigore - la donna che si spo­sa prende il nome del marito, punto - contraria al principio dell'uguaglian­za tra sessi.
Da allora le proposte si sono moltipli­cate, non però le soluzioni. Solo cerot­ti e palliativi, che hanno portato dap­prima le donne a poter mantenere il loro cognome da nubile sia pure po­sponendogli quello del marito, poi a estendere questa possibilità anche agli uomini. Una soluzione fondamental­mente paritaria, certo, ma «non sod­disfacente», come ha rimarcato ieri il relatore della commissione degli affa­ri giuridici del Consiglio degli Stati
Her­mann Bürgi (UDC) sostenendo una mozione di Susanne Leutenegger Oberholzer (PS).

Ci è voluta la perseveranza di questa donna (l'atto parlamentare è stato de­positato nel 2003), che nel corso della sua vita ha cambiato tre volte cogno­me, per trovare la quadratura del cer­chio. Forse, ché finora infatti al Nazio­nale una coalizione conservatrice, composta soprattutto da UDC e PPD, in nome dell'unità della famiglia si è sempre opposta, e più volte con suc­cesso, a qualsiasi riforma.
Al momento comunque la deputata socialista si gode la netta vittoria (solo due gli astenuti; tutti gli altri senatori hanno votato a favore) conseguita agli Stati e si prepara a cambiare per la quarta volta nella sua vita il proprio co­gnome. Definitivamente.
La soluzione proposta, infatti, che va­le anche per il partenariato, è sempli­ce e dovrebbe accontentare e soprat­tutto rassicurare tutti, sia i maschi sia le femmine (in Italia, ha celiato il so­cialista
Claude Janiak suscitando l'ila­rità dei presenti, «anche un macho co­me Berlusconi ha dovuto accettare che sua moglie mantenesse il proprio co­gnome e sicuramente lei oggi ne è mol­to contenta»): prima di sposarsi i due partner sceglierebbero se mantenere i propri cognomi da celibe/nubile op­pure se trovarne uno comune (spari­rebbe però il doppio cognome).
Idem per i figli, che potrebbero quindi portare il cognome del padre, della ma­dre o quello comune ai due. Anche in questo caso la novità vale per tutti i ti­pi di coppie, per cui, finalmente, anche nelle coppie non sposate i padri po­tranno, se lo desiderano e naturalmen­te se la compagna è d'accordo, dare il loro cognome ai figli, finora obbligati a ricevere quello della madre.
E se non riusciranno a mettersi d'ac­cordo?
Bürgi ha ammesso che la que­stione non è ancora del tutto regolata e, in un'intervista concessa l'altro ieri al 24 heures, se l'è cavata affermando che «se una coppia non riesce ad ac­cordarsi sul nome dei loro figli prima del matrimonio, probabilmente non dovrebbe neppure unirsi». Una bou­tade, ma non priva di una certa qual popolare saggezza.

ROCCO BIANCHI




LE POSSIBILITÀ Lo sposo e la sposa potranno conservare il proprio cognome da celibe e da nubile (decidendo tuttavia quale sarà trasmesso ai figli) oppure scegliere uno dei due cognomi quale nome di famiglia comune. (Foto Keystone)

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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