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Accompagnare i figli nel divorzio

Da: CdT, 19.11.2008 pag 8

Accompagnare i figli nel divorzio
 Oltre 500 quelli coinvolti ogni anno - Genitori restii a farsi aiutare


 L'esperienza della rottura vista nell'ottica del bambino che la subisce suo malgrado - Stasera incontro informa­tivo ad Agno sul progetto di sostegno «Attorno al fuoco»

  Un momento di rottura per tut­ti, inclusi i figli. In Ticino sono mezzo migliaio i bambini e gli adolescenti che ogni anno si trova­no ad affrontare, loro malgrado, l'esperienza del divorzio. Per l'esat­tezza, secondo i dati dell' Ufficio cantonale di statistica sono stati 554 (374 divorzi in famiglie con fi­gli) nel 2007, 533 (356) nel 2006 e 563 (368)nel 2005. Ma come vivo­no la rottura? Come aiutarli a su­perarla? Sulla scorta di quanto av­viene da tempo in altri Cantoni, anche in Ticino da tre anni si è ap­prontato un progetto, denomina­to «Attorno al fuoco» (supportato dall' Associazione AGAPE Ticino) che si propone di «accompagna­re » bambini e adolescenti di cop­pie divorziate o separate attraver­so l'esperienza della rottura, aiu­tandoli a farvi fronte con maggio­re consapevolezza. Una serata in­formativa è prevista oggi, merco­ledì 19 novembre, alle 18.30 alle scuole comunali di Agno, dove l' Associazione ticinese delle fami­glie monoparentali e ricostituite (ATFMR) e AGAPE organizzano un incontro - intitolato «Mamma e papà si separano... chi ci ascol­ta? » - con Norma Bargetzi, assi­stente sociale e psicoanalista, fra le responsabili del progetto.
  Ma cosa muove iniziative come questa? «Si tratta di prendere in considerazione temi legati alla se­parazione e al divorzio sottoline­ando il punto di vista del bambi­no », spiega. «Perché prima, du­rante e immediatamente dopo la separazione i genitori sono mol­to occupati con se stessi. Pur es­sendo sensibili ai bisogni dei figli, in quei momenti tendono ad ave­re poca disponibilità nei loro con­fronti. E i bambini restano soli».
 Panni in famiglia oppure no?
 Eppure, se paragonato alla Sviz­zera interna, questo tipo di soste­gno in Ticino è relativamente gio­vane. «A Zurigo - rimarca Barget­zi - nel 2007 è stata accettata la proposta di includere l'offerta di questo tipo di gruppi nei servizi statali». Situazione che è ancora lungi dall'essere in Ticino, dove tuttavia, qualcosa si sta muoven­do sul fronte del coordinamento dei servizi presenti (vedi articolo in basso). Resta il fatto che fra i cit­tadini c'è ancora esitazione di fronte ad aiuti simili: «La conce­zione che i panni sporchi li si de­ve lavare in famiglia è in parte an­cora radicata. C'è ancora una per­cezione sbagliata, come se solo per problemi veramente grossi ci si rivolge a terzi». Come spiegare le resistenze? Per Sandra Killer, del Comitato ATFMR, «Dal profilo del sostegno emotivo, psicologico o educativo la separazione è ritenu­ta ancora un fatto privato e da non "pubblicizzare". Il ricorsoasoste­gni entra in causa tendenzialmen­te quando si riscontrano difficol­tà comportamentali o sofferenze rilevanti». In passato, rileva, il sup­porto di ordine psicologico indu­ceva resistenze per l'immagine di malattia che ne derivava. Le nuo­ve prospettive di sostegno, volte a valorizzare e incoraggiare l'indi­viduo, invece, trovano più consen­so. «Tuttavia - conclude - l'inizia­tiva personale nella ricerca di tali sostegni non è ancora diffusa nel­la mentalità collettiva».
 Il boom delle separazioni
 Bargetzi ammette comunque che un cambiamento negli anni c'è stato. «Il tema delle conseguenze del divorzio è più presente rispet­to a 40-50 anni fa quando quest'ul­timo era molto stigmatizzato. D'al­tro canto oggi più del 50% delle coppie si separano, tanto che si è giunti all'estremo opposto, bana­lizzando cioè la situazione del di­vorzio. Invece bisognerebbe pren­derlo sul serio: resta sempre un momento di rottura, anche per i figli». Il tutto, precisa, senza pato­logizzarlo: «È una situazione di crisi, ma, come tutte le crisi, si può superare». Ed è questo, conclude, che si vuole trasmettere ai bam­bini, con cui si lavora molto affin­ché sappiano discriminare mag­giormente le emozioni. Attraverso un percorso ludico di nove tappe che ha un inizio ma anche una fi­ne: «La separazione ritorna; fa par­te della realtà. Ma può anche es­sere vissuta in modo non dram­matico ». Romina Lara




SOSTEGNO Nei momenti di rottura i genitori sono spesso occupati con se stessi. Ma la crisi tocca anche i figli. (foto Nicola Demaldi)

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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