Da: L'inchiesta (www.consumatori.ch) 5/2004, settembre - pagina 17
Quando il papà è in prigione
Siete condannati per omicidio? Avete diritto ad almeno sette ore al mese con i vostri famigliari, come spiega il direttore del carcere La Stampa Armando Ardia
Ipotesi: io oggi vengo condannato a nove anni di reclusione per omicidio e devo scontare la mia pena al carcere La Stampa di Lugano. Armando Ardia, lei in qualità di direttore, può spiegarmi per favore a quali contatti con i miei famigliari ho diritto?
Molto volentieri.
Posso scrivere lettere dal carcere ai miei parenti?
Può scrivere a chi vuole e quanto vuole.
E voi leggete le mie lettere?
Il detenuto è avvertito che la sua posta può essere letta. Ovviamente, se per esempio lo scritto contiene minacce, lo blocchiamo e, se del caso, lo trasmettiamo al magistrato. Anche la posta in entrata può essere letta. Non è sottoposta a controllo la corrispondenza con il dipartimento istituzioni, le autorità penali e l'avvocato.
Posso ricevere telefonate in carcere?
No. Però può farne.
Quante?
Tre alla settimana della durata di dieci minuti l'una. Il detenuto è avvisato che le sue telefonate possono essere ascoltate.
Posso incontrare i miei figli in carcere?
Tramite l'operatore sociale il detenuto fa pervenire al capo agenti la lista delle persone che desidera incontrare in carcere. Fatte le dovute verifiche di sicurezza, il permesso di visita viene rilasciato. Ovvio che per figli, coniuge e parenti stretti, non sono necessari approfonditi controlli. In ogni caso si cerca di agevolare al massimo i contatti con i parenti.
Quante volte all'anno li posso incontrare?
Ogni mese può ricevere visite per una durata complessiva di sette ore. Un colloquio dura da una a due ore. A lei di distribuirle al meglio sull'arco del mese. Per ogni colloquio sono ammessi al massimo tre adulti. I minori di 14 anni non sono conteggiati, ma devono in ogni caso essere accompagnati da un adulto. Oltre a queste sette ore, esistono altre agevolazioni.
Quali?
Trascorsi dieci mesi, e se ha tenuto un comportamento corretto, lei ha diritto, un mese sì e un mese no, tra le ore 12 e le 14 ad incontrarsi in una saletta con i suoi visitatori e a pranzare con loro. Questa agevolazione è nota come "colloquio gastronomico".
Posso cucinare io?
No. Il pasto è quello che passa il convento. La spesa di fr. 6.- a ospite le viene addebitata al suo peculio.
Cosa è il peculio?
Il codice penale prevede che lei, in quanto condannato, è obbligato a lavorare. L'attività svolta presso uno dei nostri laboratori, è retribuita in media nella misura di fr. 22.- al giorno.
Quindi in carcere ricevo un salario?
Il peculio non è un vero salario. Per esempio ne può disporre liberamente solo nella misura dei due terzi (per telefonare, comprare libri, vestiti, bibite, francobolli, regali ai parenti,...). Un sesto, detto il "superbloccato", viene messo da parte per le spese che dovrà affrontare all'uscita del carcere. L'altro sesto può essere sbloccato per pagare il dentista, gli occhiali, per comprare un computer o per versamenti alla famiglia.
Purtroppo non ho sempre lavoro per tutti. Ai disoccupati il penitenziario versa un'indennità di 11 franchi al giorno.
E se mi rifiuto di lavorare, cosa mi succede?
Incorre in sanzioni disciplinari. Se persiste nel suo rifiuto non potrà beneficiare di agevolazioni interne, come il colloquio gastronomico.
Se invece mi comporto bene, poi aumentano le visite?
Esatto. Dopo 18 mesi di privazione della libertà, c'è la possibilità di beneficiare del congedo interno, presso la "Silva".
Cos'è la Silva?
La Silva è un rustico securizzato poco distante dal carcere. Un mese sì e un mese no, dalle ore 10 alle 16, lei può incontrare i suoi visitatori all'interno di questa casetta costituita da soggiorno, cucina, camera da letto, doccia e wc. Di regola i detenuti invitano la moglie (o la compagna) che reca con sé quanto necessario per cucinare il pranzo. Poi, come si può immaginare, si concedono qualche momento di intimità. Non di rado vengono invitati anche i figli o altri famigliari.
E dopo la Silva? Intendo, se continuo a fare il bravo?
Poi si va avanti con il congedo interno, un mese sì, un mese no, fin che lei ha scontato un terzo della pena.
Nel mio caso sarebbero tre anni...
Bene. Dopo questi tre anni, può accedere al cosiddetto "regime progressivo" che inizia con un primo congedo di 12 ore. Al rientro viene sottoposto ai controlli dell'alcol e degli stupefacenti. Se tutto procede per il meglio, dopo due mesi avrà diritto a un secondo congedo di 24 ore. I successivi congedi saranno di 36 ore, poi di 48 fino ad un massimo di 54 ore.
Sei mesi prima di aver scontato la metà della pena (nel suo caso dopo quattro anni), potrà essere trasferito allo Stampino.
Cosa è lo Stampino?
È la sezione di fine pena, detta anche sezione aperta. Di regola di giorno si lavora con una delle nostre squadre all'esterno del carcere. Poi si fa rientro allo Stampino per trascorrervi la serata e la notte. Non ci sono sbarre. Lei ha le chiavi della sua camera. Può tenere con sé il suo cellulare. Le visite sono libere: due ore al sabato e due ore alla domenica.
Ma attento. Al minimo sgarro lei può ritrovarsi nuovamente dietro le sbarre in carcere chiuso. E tutto è allora da rifare.
Se invece tutto va bene, di regola, quando ha scontato metà della pena (nel suo caso quattro anni e mezzo) può essere messo a beneficio del regime di semilibertà.
E la semilibertà cosa è?
È la possibilità data al detenuto di lavorare per un datore di lavoro esterno al carcere. Quando poi lei avrà raggiunto i due terzi della pena, nel suo caso dopo sei anni, può essere liberato condizionalmente. Ovvero: se lei ha un posto di lavoro e se ha rispettato le regole, merita di essere liberato allo scadere dei due terzi della pena.
Nella nostra realtà un percorso così tranquillo è piuttosto raro ed accessibile a pochi. Pensiamo a chi è restio ad accettare regole e limitazioni, a chi non è capace di autodisciplina, come pure a chi, se fosse tra trasferito in sezione aperta, non esiterebbe a darsela a gambe.
Matteo Cheda
Copyright © L'Inchiesta, 5/2004, settembre - pagina 17


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