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CEDU sconfessa il Tribunale Federale

La CEDU sconfessa il TF
Bimbo di 4 anni espulso può restare in Svizzera


Il piccolo sarebbe dovuto essere riconsegnato in Israele al padre, un ebreo ultraortodosso - La madre, cittadina svizzera, dopo il divorzio era tornata nel canton Vaud
 
Un bambino di quattro anni mi­nacciato di espulsione può resta­re in Svizzera per il momento. La Corte europea dei diritti dell’uo­mo (CEDU) si è opposta alla de­cisione del Tribunale federale di rimandare il ragazzino in Israele, il paese del padre.
«È un immenso sollievo per la mia cliente», ha dichiarato ieri Alain Lestournaud, avvocato francese della madre, confermando la no­tizia apparsa su Le Matin Diman­che » La sentenza del TF, emessa lo scorso 16 agosto 2007, sarebbe stata applicabile da oggi.

La decisione della Corte di Stra­sburgo, comunicata ufficialmente alla Svizzera giovedì, costituisce una misura provvisoria, che si ba­sa su un articolo interno e non sul­la Convenzione dei diritti dell’uo­mo. Questo articolo consente ai giudici di statuire nell’urgenza su un ricorso. «Il provvedimento del­la Corte europea è vincolante per il governo elvetico, tenuto ora a spiegarsi», ha rilevato l’avvocato. Se non lo facesse la Svizzera po­trebbe essere accusata di violare la Convenzione europea dei dirit­ti umani. Le spiegazioni di Berna dovrebbero arrivare normalmen­te nel giro di due settimane. I giu­dici di Strasburgo emetteranno la sentenza di merito in seguito.
Secondo Marc-Etienne Favre, l’av­vocato losannese della madre, è la prima volta che i giudici di Stra­sburgo bloccano l’esecuzione di una decisione del Tribunale fede­rale. Il 16 agosto quest’ultimo ave­va contraddetto due sentenze pre­cedenti della giustizia vodese fa­vorevoli alla madre. In un pubbli­co dibattito la II Corte civile del TF aveva sottolineato che è possibile rinunciare alla restituzione di bim­bi prelevati o trattenuti soltanto in casi eccezionali, ossia quando l’in­tegrità fisica o psicologica sono messi in pericolo. Secondo i giu­dici le eccezioni a tale regola van­no applicate in modo restrittivo.
La vicenda era cominciata nel 2001, con il matrimonio in Israele della donna, cittadina svizzera e belga abitante a Losanna già ne­gli anni Novanta, con un cittadi­no dello Stato ebraico. Da questa unione era nato un figlio nel 2003. Due anni dopo il padre aveva ade­rito a un movimento ultraortodos­so, entrando con la moglie in un conflitto culminato nel divorzio. Alla coppia era stata attribuita l’au­torità parentale congiunta.
«La madre aveva la custodia del bambino in Israele», ha precisato il suo avvocato, ma il giudice ne aveva vietato l’espatrio fino al rag­giungimento della maggiore età, nel 2021. Nel giugno 2005 la don­na aveva tuttavia lasciato il paese per tornare nel canton Vaud.

(Corriere del Ticino, 01.10.2007)

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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