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Falegname alle Criminali il 26 ottobre: chiuse la moglie nel tritalegna

Da: CdT 30.9.09 pag 9

A processo per tentato assassinio

Falegname alle Criminali il 26 ottobre: chiuse la moglie nel tritalegna

e.ga/gi.m

Sarà presieduto dal giudice Mauro Ermani il dibatti- mento sul grave episodio di violenza avvenuto nel feb- braio 2007 in una ditta artigianale del Luganese

Il 26 ottobre davanti alla corte delle assise criminali di Lugano (presidente giudice Mauro Ermani) comparirà un falegname di 48 anni, abitante nel Luganese, chiamato a rispondere di tentato assassinio, lesioni semplici, minaccia (ripetuta), vie di fatto (reiterate) e coazione (ripetuta) nei confronti della moglie. L’imputato si presenterà al dibattimento a piede libero, dopo aver trascorso svariati mesi di detenzione preventiva nel carcere giudiziario della Farera. Il processo durerà qualche giorno. I fatti più gravi contestati all’uomo dalla procuratrice pubblica Chiara Borelli, sono avvenuti il 28 febbraio del 2007 nel laboratorio gestito dall’imputato nella periferia cittadina. Secondo la procuratrice (subentrata all’allora pg aggiunto Marco Villa, oggi giudice del Tribunale penale cantonale) il giorno del grave episodio l’uomo sorprese all’entrata della falegnameria la moglie, trascinandola all’interno bloccando la porta saracinesca. Dopo averla percossa, la gettò con forza all’interno della macchina tritalegna costringendola a restare nella botola (alta poco più di due metri) ed avviando, infine, il rullo tritatore.

Il falegname chiuse per qualche tempo il coperchio del macchinario, soprapponendovi anche dei pesi dopo aver colpito più volte con un listone in legno sulla testa e sulle gambe la consorte, minacciandola ripetutamente di morte con frasi pesanti. La donna riuscì a limitare i danni cercando di mantenersi in equilibrio puntando le ginocchia contro la botola ed evitando così di finire sopra il rullo tritalegno. Passarono diversi minuti prima che il marito le consentisse di riguadagnare la libertà. Secondo l’accusa, durante questi attimi di pericolo e di paura, l’imputato continuò a colpire la moglie sulle mani con le quali la malcapitata si teneva aggrappata ai bordi della botola.

La donna, dopo aver scampato il pericolo, in stato di choc ebbe bisogno di cure mediche: quindi si recò in polizia a denunciare l’accaduto. Un paio di giorni dopo l’accaduto, l’uomo venne arrestato, finendo al carcere giudiziario sino al 15 giugno successivo. All’artigiano è stato contestato anche il reato di coazione: si tratta di due episodi avvenuti nell’ottobre successivo, sempre nel Luganese, e per i quali il falegname è tornato per circa una settimana al carcere giudiziario: in questo caso, aveva seguito la moglie in auto, limitando la sua libertà di spostamento. Poi si era fatto notare davanti ad un esercizio pubblico in cui si trovava la moglie, costringendola a restare all’interno dello stesso perché intimorita. La Corte delle assise criminali dovrà ripercorrere diversi ulteriori episodi di violenza contenuti nell’atto di accusa – 5 pagine – oltre a quello principale: compito di giudici togati e cittadini giurati sarà ugualmente quello di stabilire il perché del comportamento reiterato dell’uomo, che è patrocinato dall’avvocato Elio Brunetti. L’atto d’accusa contiene pure una serie di frasi pesanti che il falegname, in più circostanze, ha rivolto, già a partire dal 2006 alla moglie. Frasi minacciose che parlavano di morte. Gli episodi di violenza sono diversi e verranno ricostruiti nel corso dell’istruttoria dibattimentale. La moglie, dal canto suo, si è costituita parte civile nel procedimento penale patrocinata dall’avvocato Luca Gandolfi. Agli atti infine vi è una perizia tecnica sulle pericolosità del tritalegna.

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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