Da: La regione 24.9.10 pag 25
Stordita col sonnifero e soffocata
Rese pubbliche le ammissioni di Marco Siciliano, accusato di aver ucciso la moglie Beatrice Sulmoni
D.C.Prima l’ha stordita, somministrandole del sonnifero. Poi l’ha soffocata, a mani nude, fino all’ultimo respiro. È morta così Beatrice Sulmoni, la 36enne di Castel San Pietro. A ricostruire quegli attimi, terribili, è lo stesso Marco Siciliano, il marito 32enne in carcere dall’aprile scorso con l’accusa, principale, di assassinio.
Lo ha ammesso lui stesso. E ieri quelle ammissioni sono state rese pubbliche in una nota diffusa dal suo legale, l’avvocato Marco Frigerio. A quella confessione Siciliano ci è arrivato, del resto, interrogatorio dopo interrogatorio. Di fronte a lui la procuratrice generale aggiunta Rosa Item. Ora la difesa di Siciliano ha deciso di rompere il silenzio, ma con un solo intento: « Evitare speculazioni e correggere alcune errate informazioni ». Lo fa, si annota ancora, ormai alla chiusura dell’istruttoria: il deposito atti, come ci precisano dalla Procura, è in corso. Le ultime battute, i documenti finali prima di firmare l’atto d’accusa e dare modo così al Tribunale penale di fissare la data del processo. E sarà lì in aula che si potrà, alfine, conoscere la verità a tutto tondo. Ripercorrere quei momenti costati la vita a Beatrice Sulmoni. E per quella vita (anzi due) spezzata – la giovane donna, già mamma, era in attesa di un bimbo – oggi Siciliano « chiede perdono » e si dice « sinceramente pentito e pronto a subire quella giusta pena che la gravità dei fatti impone ».
Quei fatti che, l’aprile scorso, erano irrotti all’improvviso nella Pasqua della comunità di Obino (e non solo). Prima, il 25 marzo, la scomparsa, inspiegabile di Beatrice Sulmoni da Castel San Pietro. Poi il drammatico ritrovamento: il suo corpo viene restituito dalle acque del lago di Como davanti a Laglio. Quelle stesse acque dove il marito, passato subito da teste a indagato, l’aveva gettata, dopo aver occultato il cadavere, sfregiato alla gola da una lama – che sarà ritrovata tempo dopo nella zona del Malcantone –, nel bagagliaio dell’auto.
Cosa sia realmente successo nei momenti immediatamente precedenti alla somministrazione del sonnifero e al soffocamento e quanto tempo sia trascorso fra il primo e il secondo atto, a questo punto sarà il dibattimento a chiarirlo completamente. Di certo, attraverso le stesse parole del 32enne, adesso si sa che non c’è stata alcuna caduta all’origine della morte della donna. Modalità ipotizzata nei giorni successivi il delitto. E da indagare ci saranno pure i motivi che hanno portato alla tragedia. Appare comunque evidente che la vita della coppia, sposata dal 2002, fosse turbata da problemi coniugali. Sulle prime si era pensato infatti a un omicidio passionale: sullo sfondo un’amante (di lui) e la voglia (di lei) di andarsene via da casa. Da spiegare infine ci saranno anche quegli ‘Sms’, i messaggini inviati dallo stesso Siciliano dal cellulare della moglie ai familiari con l’obiettivo di tranquillizzare tutti.
Ad attendere giustizia oggi ci sono in effetti soprattutto i familiari, i cui rappresentanti legali – lo studio Respini, Rossi e Beretta Piccoli – per ora preferiscono mantenere il riserbo. E un richiamo alla tutela della sfera privata, destinatari i media, è arrivato ieri anche da Marco Siciliano che, per bocca del suo difensore, « auspica che i responsabili dell’informazione rispettino il più possibile la privacy di chi è già stato duramente colpito dalla tragica vicenda ».


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