Da: Caffé della domenica, 20.01.2008
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‘Altro che pasticcioni |
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“Altro che pasticcioni e incapaci di gestirsi! La maggior parte degli scaricati non hanno i soldi per pagare il premio della cassa malati”. Energica la reazione di José Domenech, segretario del Sindacato dei consumatori (2mila membri circa), che non ci sta a dichiarare inetto chi rimane senza copertura assicurativa di base perché in arretrato con i pagamenti. Anche se, l’ipotesi di affiancar loro un curatore, come suggerisce Bruno Cereghetti (vedi articolo principale), non la scarta. “Anzi - spiega, un’idea che già avevamo valutato, ma implica un grosso impegno. Inoltre non è di facile soluzione”. Insomma Domenech, il problema, quindi, è di fondo. Nel senso che i ticinesi non hanno più soldi a sufficienza per far fronte a tutti gli impegni economici. “Proprio così. Quindi sono costretti a darsi delle priorità”. Si spieghi meglio… “Nel senso che pagano prima ciò che ritengono più importante. Recentemente mi sono occupato di una famiglia con un figlio agli studi. Ecco, invece di pagarsi il premio di cassa malati, preferiva mantenere il ragazzo all’università”. A tutt’oggi quanti casi state seguendo? “Oltre un centinaio. E le assicuro che sono tutte vicende drammatiche. Molti pazienti scaricati sono affetti da patologie gravi o croniche”. Come intervenite? “Innanzitutto chiediamo immediatamente una curatela e il diritto di firma sul conto bancario. Poi redigiamo un budget personalizzato, calcolando al centesimo tutte le entrate e le uscite e prelevando soltanto lo stretto necessario”. E la situazione si risolve? “A volte sì, a volte no. Spesso, come ho detto, il problema è alla radice: la gente non guadagna abbastanza per pagare tutto, anche se la rigiri coi piedi in su e le svuoti le tasche. A volte ha da poco perso il lavoro e in alcuni casi la legge non garantisce al lavoratore sufficienti garanzie di perdita di guadagno, a meno di sottostare a contratti collettivi”. Però, Domenech, non possiamo negare che alcuni morosi siano anche un po’ pasticcioni… “Più che pasticcioni presentano magari delle dipendenze: droga, ma anche il vizio del gioco e spesso la famiglia ne è all’oscuro. Sto risolvendo, per fortuna senza troppi danni, il caso di un uomo la cui moglie non sapeva nulla, è andata dal medico e s’è vista sbarrare la porta… Ha quindi deciso di divorziare”. Una catena: un problema ne genera un altro. E la situazione dell’individuo peggiora sempre di più. “A volte basta davvero poco: un arretrato di un paio di rate del premio e immediatamente parte dall’Ufficio esecuzione e fallimenti il precetto. Segue poi il taglio delle prestazioni assicurative e l’insolvente non ha più accesso ad alcun tipo credito. Piano piano, se ne va alla deriva e la famiglia, se c’è, con lui”. A questo punto si può far capo alle prestazioni sociali. “Già, se le domande dei funzionari fossero meno indiscrete! Provate voi a rispondere ad alcune domande al limite della violazione della privacy”. Così, l’equilibrio psichico va a farsi benedire. “Quando arrivano da noi sono a pezzi e confusi. Spesso sono spinti da amici o familiari. Più che un medico hanno bisogno di uno psichiatra. Ma per loro gli studi medici sono off limits. Fortunatamente ci danno una mano alcuni dottori e psichiatri che si prestano volentieri ad una sorta di volontariato”. |
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