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Aumenta la precarietà in Svizzera. Salario minimo garantito?

Da: Il mattino della domenica

Aumenta la precarietà in Svizzera. Salario minimo garantito?

Scritto da Lorenzo Quadri - MDD   
domenica 27 aprile 2008
L'USS rilancia un cavallo di battaglia sindacale: il salario minimo garantito, da fissarsi a 3500 Fr mensili. Di fatto, secondo l'USS, nessuno che lavori a tempo pieno dovrebbe guadagnare meno di così. La proposta, evidentemente, suona bene: bisogna però chiedersi se non potrebbe, malgrado le buone intenzioni, portare a ricadute negative come la chiusura di attività imprenditoriali che non riuscirebbero a pagare il salario minimo (col risultato dell'aumento della disoccupazione) oppure l'appiattimento dei salari verso il livello minimo. Intanto da una recente indagine dell'Ufficio federale di statistica risulta che in Svizzera ci sono 200mila Working poor (lavoratori poveri).
Abbiamo chiesto ad alcuni interlocutori se condividono oppure no il principio del salario minimo garantito.

Morena Carelle
Sindacato Transfair

Sul salario minimo ho delle perplessità perché il rischio che il salario minimo si trasformi anche nel salario d'uso, ossia che porti ad un abbassamento verso il minimo degli altri salari, a mio giudizio esiste. Quanto alla cifra dei 200mila Working poor, è certamente molto elevata; ma in regime di liberalizzazioni imperanti, di certo non sorprende.

Rinaldo Gobbi
Segretario CCIA-Ti

Sono contrario. Il salario deve essere stabilito tramite contrattazione tra partner sociali, rispettivamente tra sindacati e padronato. L'introduzione di un salario minimo per tutti e per ogni settore farebbe aumentare ancora di più la precarietà: le imprese che non possono permettersi di pagarlo chiuderebbero i battenti o traslocherebbero altrove, creando disoccupazione e povertà. Non so come sia stata calcolata la cifra di 200mila Working poor; ma per sostenere queste persone esistono degli aiuti sociali mirati.

Paolo Poretti
Presidente Federcommercio TI

E' senz'altro eticamente corretto fissare dei salari che permettano un tenore di vita decente, ma stabilire un minimo uguale per tutti, e per ogni settore economico, non è la soluzione. I termini e i parametri vanno stabiliti in base alla contrattazione.
Quanto alla statistica federale secondo la quale in Svizzera ci sarebbero 200mila Working Poor, mi è difficile commentarla, bisognerebbe sapere come è stata allestita; le statistiche possono nascondere situazioni molto diverse una dall'altra.

Saverio Lurati
Sindacato UNIA-Ti

La campagna a favore di un salario minimo di 3000 Fr ha dato dei buoni frutti, nel senso che credo che oggi non ci sia più nessuno che ritiene sostenibile un salario inferiore a questa cifra. Quanto al rischio che il salario minimo garantito porti ad un abbassamento di tutti gli altri salari verso questo minimo, l'esperienza insegna che ciò non accade; infatti, nei settori regolati da contratti collettivi di lavoro, che prevedono dei minimi, tale fenomeno non si è verificato. La cifra di 200mila Working Poor in Svizzera non mi sorprende, basti pensare che in Ticino ci sono 100mila persone che beneficiano di sussidi di cassa malati... queste cifre non fanno che dimostrare che anche in Svizzera un'enorme massa di persone non riceve uno stipendio sufficiente per vivere. Ma purtroppo nel Paese c'è molta voglia di chiudere gli occhi davanti a questo tipo di problemi.

Fabio Regazzi
Membro comitato AITI

Il salario minimo è un autogoal clamoroso e l'iniziativa del MPS che in Ticino vorrebbe fissarlo a 4000 Fr un'assurdità completa. I salari vanno stabiliti in base alla contrattazione tra partner sociali, e in questo senso sarei d'accordo con un'estensione dei contratti collettivi di lavoro. Ma stabilire per legge che ogni ditta e per ogni attività debba corrispondere almeno 3500 o 4000 Fr al mese, è del tutto controproducente. In Svizzera ci sono numerose aziende che offrono posti di lavoro non qualificati e a scarso valore aggiunto, ma pur sempre posti di lavoro che danno da mangiare a molte famiglie. Il salario minimo a 3500, o addirittura 4000 Fr mensili costringerebbe queste imprese o a chiudere o a stabilirsi in altri paesi. E allora i loro dipendenti si troverebbero disoccupati, o in assistenza, o a lavorare in nero. Si passerebbe così dai lavoratori poveri ai disoccupati ancora più poveri: proprio un bel progresso! Per i Working poor esiste in Svizzera una rete sociale, finanziata dai contribuenti ed in prima linea dalle aziende, che permette anche a chi ha degli stipendi bassi di raggiungere comunque il minimo vitale. Con i salari minimi, molta gente che adesso uno stipendio, per quanto basso, ce l'ha, non l'avrebbe più del tutto.

Stefano Modenini
Economiesuisse Ticino

Economiesuisse non condivide l'inserimento nella contrattazione di elementi fissi stabiliti per legge che eludano l'accordo tra le parti. Occorre mantenere la flessibilità, accompagnata da una rete sociale efficace per chi ne ha bisogno. Inoltre, l'eventuale salario minimo fisso introdurrebbe in Svizzera un elemento inesistente in altre realtà: e questo non costituirebbe un bel segnale. In determinati settori un salario oltre un certo livello non è possibile; gli stipendi bassi vengono comunque integrati con gli aiuti sociali, di modo che il minimo vitale è garantito a tutti. Finora in Svizzera le parti hanno sempre trovato degli accordi sull'ammontare dei salari, non vedo perché non si potrebbe continuare così. Quanto al numero di Working poor, al di là del fatto che ad una statistica si può far dire tutto ed il contrario di tutto, bisogna chiedersi se questi fenomeni di povertà sono dovuti ai salari bassi o piuttosto a costi fissi eccessivi (ad esempio casse malati, ecc) che vanno ad incidere sul bilancio familiare in misura sempre maggiore.

Simon Terrier
Imprenditore, municipale di Vacallo

Il salario è la contropartita che il datore di lavoro dà ad un dipendente per l'attività svolta, ma ci sono dei processi produttivi che comportano uno scarso valore aggiunto e quindi non permettono di pagare la manodopera sopra un certo limite. Se poi in un'impresa ci sono top manager che guadagnano 30 milioni all'anno e dipendenti che ricevono 3000 Fr al mese, questa è un'ingiustizia interna che va risolta per l'appunto all'interno dell'impresa. Ma salari minimi per tutti ed in ogni settore, non farebbero che costringere molte imprese alla chiusura o all'emigrazione - lasciando così in strada i loro dipendenti.

Sergio Bernasconi
Promotore Associazione disoccupati Ticino

Quale persona vicina ai lavoratori non posso che accettare positivamente ogni proposta formulata a favore di adeguamenti salariali: quella recente dell'USS e l'iniziativa del MPS.
Entrambi i progetti presentati sono da analizzare attentamente e la riflessione deve essere pure estesa alle indennità percepite dai disoccupati, dalle persone in assistenza e da quelle in AVS (diritto di cittadinanza). Molti cittadini sono infatti costretti, per esempio, ad usare le carte di credito per coprire le spese correnti (affitti e premi di cassa malati in particolare) ed arrivare a fine mese: non hanno alternativa all'indebitamento, e di questa situazione risente poi tutta la società.
Nomerosi studi recenti a livello federale sulle problematiche dello Stato sociale giungono alla medesima conclusione: "la Svizzera, isola di prosperità in mezzo all'Europa, non è risparmiata dalla povertà e dal fenomeno dei working poor, ossia di quelle persone che, pur lavorando a tempo pieno, non ottengono un reddito sufficiente per permettere alla propria famiglia di sfuggire alla precarietà". Stop, quindi, a chi continua a fare utili milionari, ad incassare lauti stipendi a scapito dei più deboli con la scusa del libero mercato. Occorre attuare politiche del lavoro e politiche sociali che abbiano quale riflesso l'equa ripartizione del capitale a vantaggio di tutti i cittadini. L'insicurezza sociale è il perggiore dei mali che affligge la nostra società europea, ed è quindi necessario intervenire con soluzioni per frenare il fenomeno; questo a vantaggio di tutti.

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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