Da: Il caffé della domenica, 4.5.08
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Di Clemente Mazzetta |
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Sei ticinesi su 10, negli ultimi cinque anni, non sono riusciti a
risparmiare. Secondo il sondaggio Caffè -DemoScope, di cui è stato
pubblicato una prima parte settimana scorsa, il 55% dei ticinesi non è
riuscito a mettere un franco da parte. I quattro che risparmiano sono
in prevalenza giovani e con una busta paga superiore ai 6 mila
franchi. E i soldi li investono in banca: solo uno su tre ha scelto
investimenti alternativi. È una tendenza già segnalata dagli economisti. Proprio sei mesi fa, sulle pagine del Caffè, Mauro Baranzini aveva avvertito che le famiglie, soprattutto quelle a reddito basso, avrebbero dovuto bruciare i propri risparmi per far fronte al carovita: "Saranno in particolare quelle dei ceti medio-bassi, nuclei di quattro persone con un reddito di 4 mila franchi lordi - aveva sostenuto l'economista -, ad essere costretti a dar fondo ai propri risparmi e ad indebitarsi". Petrolio ed euro alle stelle, crisi finanziarie e bancarie, salari inadeguati - mediamente più bassi che nel resto della Svizzera - avrebbero messo in ginocchio le famiglie ticinesi. Così è stato. Perché esaminando in profondità il sondaggio, emerge che il 62% delle famiglie al di sotto dei 6 mila franchi di reddito lordo mensile, dichiara di non essere in grado di risparmiare. Si dilata la fascia del woorking poor, dei lavoratori poveri. Presto fatto l'identikit di che non ha un soldo da parte. È anziano, ha una scarsa formazione scolastica, vive solo. Sette persone su dieci in queste condizioni faticano ad arrivare a fine mese. Una forbice che si divarica, perché - sondaggio alla mano - è chi guadagna di più ad avere una maggior capacità di risparmio. È risaputo: i ricchi, o le famiglie benestanti, risparmiano più dei poveri. Cosa facilmente spiegabile: la famiglia del povero "Signor Rossi" con un reddito di 4 mila franchi se acquista un televisore di 1000 franchi brucia il 25% del proprio reddito. Quella del "Signor Bianchi" che dispone di 10 mila franchi mensili, per lo stesso acquisto può spendere il doppio, e ha ancora una disponibilità di reddito due volte superiore a quella del povero "Rossi". Inevitabile: risparmi lievitano con la crescita del salario. Secondo la rivista economica Bilanz, quelli accumulati da tutta la popolazione svizzera ammontano a circa mille miliardi di franchi, ma la metà è in mano a poco più di 300 famiglie. E mentre il patrimonio dei miliardari è salito del 14% in un anno, il tasso di crescita dei risparmi della quasi totalità della popolazione non supera generalmente il 2, 3%. Che chi guadagna molto risparmia di più rispetto a chi percepisce un salario modesto, lo rileva chiaramente il sondaggio: nella fattispecie è il 64% delle famiglie con un reddito superiore ai 6 mila franchi che riesce a risparmiare. Sotto questo livello di reddito, la percentuale quasi si dimezza (34%). E per capire lo stato sociale del cantone, basta aver presente che, secondo l'Ufficio federale di statistica, in Ticino la metà degli occupati guadagna meno di 6 mila franchi. Non solo: un quarto delle buste paghe più basse non arriva a 4'500 franchi. In compenso il 20% dei meglio retribuiti percepisce uno stipendio mensile superiore a 8'000 franchi. Tutti però dichiarano di aver sentito la crisi bancaria, ovviamente con una percentuale che è inversamente proporzionale al reddito.Permane comunque alta la fiducia nel sistema bancario (con una preferenza accentuata per i piccoli istituti), nonostante la crisi dei mutui, gli investimenti sbagliati, le perdite miliardarie del Credito Svizzero e ancor più dell'Ubs. Sette ticinesi su dieci ribadiscono infatti di aver affidato i propri risparmi ad una banca. Una fiducia che altissima nei giovani, ma uniforme rispetto alla cultura e alla formazione. Solo tre su dieci, degli intervistati, hanno deciso di investire in altro modo, probabilmente in immobili. |


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