Da: www.ticinolibero.ch del 22/06/2010 (link all'articolo)
Il caso del dottor Pelloni salì agli onori della cronaca il 16 ottobre 1995, quando due pazienti lo denunciarono per abusi sessuali. Nell’aprile 2010, dopo un iter durato ben 15 anni, la Camera dei ricorsi penali decide di concedere a Pelloni un risarcimento di 820′155.00 franchi più gli interessi del 5% a partire al 1. gennaio 2005.
La Camera dei ricorsi penali ha ridotto del 40% la somma spettante al dottor Pelloni perché quest’ultimo è venuto meno ai suoi obblighi deontologici. Se non avesse avuto il rapporto sessuale con la sua paziente il totale sarebbe stato di 1′366′000.00 franchi più interessi e sarebbe stato così ripartito: 40′000.00 franchi per torto morale, 1′046′000.00 franchi per mancato guadagno e 245′000.00 franchi per spese legali.
In risposta ad un’interrogazione presentata dal Gran consigliere della Lega Lorenzo Quadri il 25 gennaio 2005, il Consiglio di Stato scriveva:
“A questo riguardo, si precisa ancora che per i procedimenti penali aperti anteriormente al 1° gennaio 1990 e poi sfociati in un proscioglimento degli accusati, non esiste alcuna copertura assicurativa per le indennità che lo Stato è chiamato a versare per ingiusta carcerazione; per i procedimenti penali aperti nel lasso di tempo che intercorre fra il 1° gennaio 1990 e il 31 gennaio 2000, vi è una copertura assicurativa limitatamente ai casi in cui gli accusati prosciolti hanno sofferto la detenzione preventiva; infine, per i procedimenti penali aperti a partire dal 1° febbraio 2000, sussiste, a favore dello Stato, una copertura assicurativa integrale, che si estende sia ai casi in cui gli accusati prosciolti hanno subito il carcere preventivo, sia ai casi in cui questi ultimi non sono mai stati tratti in arresto.”
In teoria, essendo il procedimento Pelloni anteriore al 31 gennaio 2000, non sarà l’assicurazione a pagare il risarcimento.
1 La
tabella indica, a partire dal 1995 e sino al 2004, il numero delle
sentenze emanate in materia di indennità per ingiusta carcerazione e
ingiusto procedimento penale, come pure l’ammontare dei risarcimenti
corrisposti a questo titolo agli accusati prosciolti.
Questa tabella opera una suddivisione fra i casi in cui gli accusati
prosciolti hanno beneficiato di un decreto di abbandono emanato dal
Procuratore pubblico o sono stati invece assolti dalla Corte giudicante,
come pure fra i casi in cui gli interessati hanno sofferto il carcere
preventivo oppure non sono mai stati tratti in arresto durante
l’istruzione formale.
Nella stessa risposta del Consiglio di Stato scriveva che, dal 1995 al 2004, l’importo complessivo pagato dall’assicurazione era di 1′095′026.20 franchi mentre la somma totale pagata dallo Stato era di 739′711.85 franchi (franchigia compresa).
Si capisce benissimo perché il Consiglio di Stato scriveva:
“Indichiamo infine che in considerazione del netto incremento delle domande d’indennità e dell’ammontare degli importi chiesti in questo ambito, la Divisione della giustizia sta esaminando la materia ed eventualmente formulare delle proposte di modifica, in senso restrittivo, delle disposizioni del Codice di procedura penale che vertono sull’indennità da corrispondere agli accusati prosciolti.”
A tutt’oggi nulla però è cambiato.
Dal 2005 rimane senza risposta una domanda: come mai lo Stato ha dovuto sborsare “di tasca propria” circa il 40% delle indennità?
Si potrebbe pensare che questo importo sia stato pagato poiché la Camera dei ricorsi ha condannato lo Stato ma quest’ultimo non poteva far intervenire la propria assicurazione. Prima perché non esisteva nessuna assicurazione e in seguito perché la polizza non copriva che i casi di ingiusta carcerazione. Tolti perciò i casi di ingiusta carcerazione rimangono 85′000.00 franchi di franchigia (1′000.00 franchi pro caso) e 654’711.85 franchi di altri indennizzi.
Traendo delle facili conclusioni si potrebbe dire che:
1. La magistratura potrebbe lavorare meglio, non foss’altro che sveltendo le decisioni relative alle richieste di indennizzo onde evitare di dover pagare un salasso di interessi;
2. Il Consiglio di Stato avrebbe dovuto essere più lungimirante e assicurarsi integralmente molto prima di quanto abbia fatto.
Sarebbe molto utile anche sapere:
1. Perché lo Stato non fa rivalsa su chi ha presentato una denuncia mendace – e non sto parlando di istituire un processo ma di un rimborso spese concreto, anche dilazionabile (solo per coloro che mentono sapendo di mentire – come in questo caso visto che il rapporto è risultato consenziente – e presentano una denuncia dovrebbero essere perseguiti);
2. Perché il Consiglio della magistratura, che dovrebbe vigilare sui magistrati e riferire le sue conclusioni al Gran Consiglio, è composto da ben 3 magistrati (7 persone: 4 elette dal Gran Consiglio e 3 dall’assemblea dei magistrati – Costituzione della Repubblica e Cantone Ticino – 14 dicembre 1997 – art. 79) che si giudicano (loro stessi) e giudicano i propri colleghi. Secondo il Consiglio della magistratura l’amministrazione della giustizia non presenta problemi rilevanti (dati riferiti al 2009) se si esclude la sempre maggior mole di lavoro a cui è sottoposta la giustizia ticinese, problema che si acutizzerà quanto entreranno in vigore i codici federali di procedura penale e civile il 1. gennaio 2011.
Il 5 giugno 2007 il Consiglio di Stato, in risposta ad un’altra interrogazione di Lorenzo Quadri scriveva: “Ora, dalle informazioni assunte presso la Camera dei ricorsi penali, è emerso che fino al 4 maggio 2007 le istanze di indennità per ingiusta carcerazione e ingiusto procedimento penale pendenti sono 33, di cui 17 vertono anche sul risarcimento di un periodo di detenzione.
L’importo totale di tali richieste ammonta a 20′154′501.90 franchi. Occorre però precisare che:
4 richieste fanno valere una pretesa per complessivi 18′174′473.15 franchi. Altre 4 istanze totalizzano un’ulteriore richiesta complessiva di 1′710′396.15 franchi. Le 25 altre istanze richiedono complessivamente 269′632.60 franchi.”
Si può presumere che tra le 4 istanze più elevate figurassero la causa del dottor Pelloni, la causa del dottor Nussbaumer, accusato di riciclaggio, la causa della Lagap, ditta farmaceutica di Vezia fallita per malversazioni (la richiesta di 8 milioni di franchi è poi stata integralmente respinta il 26 giugno 2007) e la causa intentata (e respinta) a più riprese del signor Bruno Burzi, “collezionista” di pietre preziose coinvolto in una causa per riciclaggio con il Belgio.
Tra le richieste figurano anche la causa promossa nel marzo 2007 da un cittadino ungherese ingiustamente accusato di truffa dalla magistratura e la cui richiesta ammonta a 20′000.00 franchi e la causa del signor Riccardo Penini, ex dirigente bancario ingiustamente coinvolto nello scandalo Russiagate (poi risarcito con 700′000.00 franchi circa).
La causa del dottor Realini non figura tra i 33 casi pendenti ma, malgrado nella stessa risposta il Consiglio di Stato abbia scritto che la domanda è stata respinta totalmente, Realini potrebbe intentare una causa in pretura contro lo Stato. Anche se è stato condannato in sostanza chiede un risarcimento, in quanto ha restituito alle casse malattia un importo superiore, circa 10 milioni, a quanto dovuto, circa 4,5 milioni, perché la magistratura ticinese aveva quantificato l’importo della truffa in 22 milioni di franchi.
Il 28 aprile 2010, per cui ovviamente non inserita nelle cifre sopra riportate, alla signora Zoppi, moglie di Alberto, ex giurista del Dipartimento istruzione e cultura conosciuto come “Il Corvo” e che nel 2008 è stato condannato per ripetuta violazione del segreto d’ufficio e denuncia mendace, saranno versati 21′574.00 franchi di indennità contro i 90′000.00 franchi da lei richiesti.
Il Cantone ha anche il coraggio di chiedersi come mai l’assicurazione non vuol pagare ma non si chiede, o non vuole chiedersi, se invece il cittadino voglia continuare a pagare per gli errori dei Magistrati, per le lungaggini burocratiche e per le facili denunce.
EOS


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