Da: CdT 12.1.11 pag 10
RICICLAGGIO
Prima indagata, poi prosciolta e ora risarcita
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Tra il luglio e l'agosto del 2002, a seguito anche dell'arresto del
marito, aveva trascorso
29 giorni dietro le sbarre poiché coinvolta,
marginalmente, in una maxi inchiesta internazionale che aveva permesso
di stroncare un vasto tentativo di riciclaggio da parte della
‘ndrangheta calabrese. Nei suoi confronti erano stati ipotizzati
addebiti pesanti: appropriazione semplice, appropriazione indebita,
falsità in documenti, riciclaggio e favoreggiamento; ma tutto si era
concluso con un decreto di abbandono per insufficienza di prove. Ora, a
poco più di otto anni dai fatti, la Camera dei ricorsi penali ha
riconosciuto alla donna un'indennità per ingiusto procedimento
di
quasi 53 mila franchi, di cui 44 mila, più interessi, per spese legali,
5.800 per torto morale e 1.500 per ripetibili.
L'inchiesta «Roscoba»
È
dunque giunto definitivamente al capolinea il filone ticinese del caso
denominato «Roscoba» che tra Lugano e Reggio Calabria aveva visto
finire in detenzione svariate persone. Una vicenda di cui si era
tornati a parlare a fine 2009 quando davanti alla Corte delle Assise
Correzionali di Lugano comparve il consorte della donna indennizzata.
L'uomo, 46 anni di Lugano, ex consulente patrimoniale di una fiduciaria
cittadina, era stato riconosciuto colpevole di ripetuta
amministrazione infedele aggravata
e ripetuta falsità in documenti, e
condannato a 16 mesi di detenzione: si era trattato in quel caso di una
pena aggiuntiva ai 6 anni (poi ridotti a 3,5 in appello) irrogati in
precedenza per riciclaggio dal Tribunale
penale di Reggio Calabria.
La consorte, poi scagionata, era finita nel mirino della giustizia a
seguito dell'arresto del 46.enne e le indagini riguardavano una sua
eventuale correità o complicità nell'attività di riciclaggio. Ipotesi
per cui alla fine non si era trovata alcuna prova.
Procedimento complesso
Tutto
era partito nel 2002 da una denuncia in relazione a perdite per oltre
700 mila franchi nella fiduciaria cittadina. L'inchiesta avviata dal
Ministero pubblico nei confronti di più persone (con ruoli e
responsabilità
diverse) aveva accertato l'esistenza una cattiva
gestione del denaro affidato alla società, ma anche operazioni per
risanare le perdite provocate dai tracolli della borsa, con denaro di
provenienza illecita. Nel corso degli accertamenti, subito allargati
all'Italia e agli Stati Uniti, era emerso che 46 milioni di franchi,
pari a 6 miliardi di vecchie lire - che in seguito si scoprì appartenere
alla ‘ndrangheta calabrese, provento dal traffico di cocaina - erano
stati «lavati» in Ticino tra il 2000 al 2001 per poi essere trasferiti
all'estero. Le indagini si erano divise in due tronconi: quella più
ampia sul riciclaggio affidata alla magistratura italiana, terminata
come detto con una condanna 3 anni e mezzo nei confronti del marito
della donna risarcita, e quella sui reati patrimoniali chiusa alle
Correzionali di Lugano nel 2009. RED.


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