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Per il mortale di Avegno una condanna per omicidio colposo (2 anni) e non intenzionale

Da: La regione 7.2.09 pag 13

Non passa la ‘linea Perugini'
 Per il mortale di Avegno una condanna per omicidio colposo (2 anni) e non intenzionale


  Una pena pesante, ma " solo" per omicidio colposo. Questo l'esito della lunga camera di consiglio delle Criminali di Lo­carno per statuire sul tipo di colpa di cui si è macchiato il 24enne che due anni e mezzo fa, ad Avegno, uscendo di strada con la sua Porsche ad altissima velocità ( 150- 180 chilometri orari sui 60) aveva causato la morte della sua compagna, una 17enne di Como.
 
Il ragazzo era stato trascinato in un'aula di Assise criminali dal procuratore pubblico Antonio Pe­rugini, convinto che ci fossero le basi per fare giurisprudenza tici­nese e giungere ad una condanna - sarebbe stata la prima nel caso di incidenti stradali con morti - per omicidio intenzionale. Per il " sem­plice", o quantomeno canonico omicidio colposo si batteva invece la difesa, sostenuta dall'avvocato di Locarno Marco Broggini.
 
Ieri pomeriggio a Lugano, dun­que, dopo una valutazione che ha richiesto alla Corte 5 ore di tempo, la sentenza ha per così dire " rimes­so la chiesa al centro del villaggio" rispetto alle ipotesi giuridiche avanzate da un Perugini definito da Broggini « il magistrato combat­tente » . Il giovane è così stato con­dannato per omicidio colposo a 2 anni di detenzione sospesi per 2 anni, e a una multa di 3500 franchi. Si tratta, a mente della presidente della Corte Agnese Balestra­Bianchi, della pena più severa in­flitta in Ticino per omicidio colpo­so in relazione ad un incidente stradale. « Una pena - ha detto la giudice leggendo il dispositivo del­la sentenza - che dev'essere da mo­nito, e che vuole segnare una situa­zione in cui si è rasentato il dolo eventuale » ; quindi la possibilità di effettuare lo scalino necessario per giungere all'omicidio intenzionale e ad una condanna non inferiore ai 5 anni di detenzione.
  I casi di condanna per omicidio intenzionale in relazione ad inci­denti stradali, ha ricordato Bale­stra- Bianchi, riguardano entram­bi situazioni di gara fra automobi­listi, « il fare corse, e vincerle, senza preoccuparsi della sicurezza dei pe­doni » . Dedurre da una velocità largamente eccessiva la consape­volezza del rischio della morte è un conto, ma pretendere che vi sia anche l'accettazione del rischio della morte « è un sillogismo che
 non
regge » .
 La ramanzina

  « La Corte vuole che le dica che la sua ragazza è morta senza compiere i 18 anni per colpa sua, a causa del suo sconsiderato comportamento - ha scandito Balestra- Bianchi rivol­gendosi all'imputato -. Quel gior­no in Vallemaggia lei viaggiava a rotta di collo. E sapeva che a quella insensata velocità se si fosse verifi­cato un incidente poteva scapparci il morto » . Il quesito era però se il giovane avesse accettato consape­volmente il rischio della morte. E la risposta della Corte è stata nega­tiva, pur sottolineando « una negli­genza così crassa e grossolana che ha rasentato il dolo eventuale » . L'imputato « sapeva del rischio di un incidente mortale, ma non ci sono prove che si sia prefigurato un incidente e l'abbia accettato » .
  Poi Balestra- Bianchi ha definito l'atteggiamento del ragazzo prima dell'incidente « da bullo arrogante e strafottente, che non ascoltava nessuno. Ma anzi si sopravvaluta­va, e sovrastimava anche i limiti della sua autovettura » . Il 12 giugno 2006 ad Avegno la negligenza alla base dell'uscita di strada della Por­sche Turbo da 420 cavalli fu « ma­dornale e deplorevole - ha concluso la giudice -, ed è per questo che la pena emessa oggi è la più alta pro­nunciata in Ticino per casi di omici­dio colposo » .
  Le reazioni delle parti Marco Broggini, legale dell'im­putato, si era detto pronto a porta­re il caso fino al Tribunale federale se la Corte di prima istanza avesse emesso una condanna per omicidio intenzionale. Ciò non è avvenuto, e a Broggini il giudizio è apparso « equo e corretto » . Broggini si è det­to « molto soddisfatto, perché la legi­slazione è questa. C'è comunque una pena importante, la più elevata per un incidente mortale della circo­lazione » . Sull'altro fronte Perugini non fa drammi, ma ritiene « comunque im­portante che un caso come questo sia approdato alle Assise criminali. Il messaggio che esce è che siamo al limite del dolo eventuale » . Quanto alle misure da lui auspicate ( « se­questrare l'auto a chi si dimostra caratterialmente incorreggibile » ) , dovrà occuparsene la Magistratura federale, secondo Perugini. Che si è detto infine contrario ad un ina­sprimento delle pene nei confronti dei pirati della strada: « Basterà ap­plicare le norme che abbiamo già a disposizione » . Perugini deciderà se ricorrere per Cassazione dopo aver letto le motivazioni scritte della sentenza. D. MAR.
 




La giudice Balestra-Bianchi

 

Da: La regione 6.2.09 pag 17

Intenzionale o colposo?
 Incidente mortale di Avegno: alle Criminali per omicidio un 24enne


  È una questione puramente tecnica - ma potrebbe anche avere forti valenze politiche - quella alla base della scelta che opereranno oggi le Assise criminali di Locarno condan­nando il 24enne da ieri alla sbarra nel Palazzo di giustizia a Lugano.
  Il giovane, nel giugno del 2006, si era schiantato a velocità elevatissima (fra i 150 e i 180 al­l'ora, secondo la dettagliatissi­ma perizia dell'ingegner Massi­mo Dalessi) mentre a bordo della sua Porsche Turbo sfrec­ciava in territorio di Avegno (li­mite di 60 all'ora) in direzione di Locarno. Il bolide uscì di stra­da, decollò, distrusse una fer­mata del bus, irruppe su un ter­rapieno, e ribaltandosi più volte finì la sua corsa contro un trat­tore posteggiato nella rimessa semiaperta di una fattoria. Nel pauroso incidente morì la pas­seggera dell'auto, la fidanzata diciassettenne del conducente. Mentre lui si risvegliò all'ospe­dale Civico, dopo un coma in­dotto, in preda ad una totale am­nesia. E dopo una settimana cir­ca tornò al lavoro.
  L'accusa - sostenuta dal pro­curatore pubblico Antonio Pe­rugini - chiede che contraria­mente alla prassi (e alla giuri­sprudenza almeno ticinese) vi sia una condanna "esemplare" per omicidio intenzionale; il che presuppone l'applicazione del dolo eventuale. Mentre la di­fesa, assunta dall'avvocato Marco Broggini, sostiene che gli estremi per spingersi fino a questo punto non ci siano. Per­ché il dolo eventuale (essere consapevoli che c'è un rischio di morte con la propria azione, ma ciononostante agire accettando che l'evento fatale possa accade­re) non può oggettivamente es­sere applicato anche a se stessi. E perché a livello svizzero i soli due casi di condanna per omici­dio intenzionale in occasione di incidenti stradali che hanno causato dei morti hanno avuto contorni ben diversi: in entram­be le circostanze i protagonisti stavano gareggiando in auto. Nel primo caso due pedoni era­no stati falciati e uccisi, mentre nel secondo era morto il passeg­gero di una delle due auto in gara.
  Ma questa distinzione - evi­denziata con forza da Broggini per giustificare il "canonico" omicidio colposo per negligen­za - non è stata fatta da Perugi­ni. Che alla fine di una requisi­toria piuttosto breve ma vee­mente ha chiesto per l'imputato 5 anni e mezzo di detenzione. Il procuratore pubblico ha aperto il suo intervento auspicando chiaramente che questo caso faccia giurisprudenza. Sia per­ché, secondo lui, proprio a que­sto livello qualcosa è cambiato, sia perché è nettamente aumen­tata, recentemente, la sensibi­lità sociale di fronte a simili tra­giche circostanze, e con essa le iniziative per arginarle (blocco dei motori, scatole nere in auto).
  « Le strade sono succursali dei cimiteri - ha tuonato Perugini -
 e persino la Chiesa ha un codice canonico della strada
». Riferen­dosi al giovane imputato e rifa­cendosi alla perizia dello psico­logo del traffico incaricato dalla Sezione giuridica della circola­zione che aveva valutato il caso, Perugini ha notato come « per alcuni la velocità è uno stimolo di vita e d'avventura ». Nel caso specifico, poi, avremmo secon­do il magistrato tutti gli elemen­ti considerati dal Tribunale fe­derale per applicare a « circo­stanze simili » condanne per omicidio intenzionale. Ovvero­sia « la coscienza del rischio e dei limiti dell'auto, la consapevolez­za di altri incidenti già avvenuti su quella strada, la gravità delle violazioni commesse, l'elemento egoistico, la sprezzante violazio­ne di ogni regola di prudenza e la violazione delle più elementa­ri norme della circolazione stra­dale ». Poi ha ricordato che mai come ora si assiste a casi di reci­diva e menefreghismo da parte di conducenti soggetti a revoca della patente. « L'auto è uno stru­mento delle proprie frustrazioni, è una protrazione del proprio ego », ha aggiunto, lanciando ad­dirittura la proposta di « interve­nire sull'uomo modificando la Legge sulla circolazione stradale con sequestri preventivi dell'au­to ». Non si è però capito ai danni di chi e in base a quali criteri. Netta la replica di Broggini, che ha chiesto di « non immolare il mio cliente sull'altare della ac­cresciuta sensibilità sociale » e ha invitato la Magistratura ad « evi­tare iniziative estemporanee » come quella di Perugini, « un combattente, difensore di una de­terminata ideologia, che però qui ha un po' esagerato ». In relazio­ne alla qualifica giuridica del reato, il legale del giovane ha fat­to riferimento ad « una fattispecie identica » - l'incidente a 140 all'o­ra sugli 80, su una strada ben co­nosciuta dal conducente, a bordo di un'auto potente e stabile - per cui il Tf aveva ammesso « l'erro­re pesante ma non il dolo eventua­le ». Broggini ha pertanto abbas­sato drasticamente l'asticella della pena chiedendo alla Corte presieduta dalla giudice Agnese Balestra-Bianchi una condan­na per omicidio colposo, e una pena non superiore a 12 mesi so­spesi condizionalmente.
  Oggi dalle 13 la sentenza.
 D.MAR.
 







Battaglia giuridica fra Marco Broggini e Antonio Perugini
 TI- PRESS ARCHIVIO
 

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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