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È una questione puramente tecnica - ma potrebbe anche avere forti
valenze politiche - quella alla base della scelta che opereranno oggi
le Assise criminali di Locarno condannando il 24enne da ieri alla
sbarra nel Palazzo di giustizia a Lugano.
Il giovane, nel giugno
del 2006, si era schiantato a velocità elevatissima (fra i 150 e i 180
all'ora, secondo la dettagliatissima perizia dell'ingegner
Massimo Dalessi)
mentre a bordo della sua Porsche Turbo sfrecciava in territorio di
Avegno (limite di 60 all'ora) in direzione di Locarno. Il bolide uscì
di strada, decollò, distrusse una fermata del bus, irruppe su un
terrapieno, e ribaltandosi più volte finì la sua corsa contro un
trattore posteggiato nella rimessa semiaperta di una fattoria. Nel
pauroso incidente morì la passeggera dell'auto, la fidanzata
diciassettenne del conducente. Mentre lui si risvegliò all'ospedale
Civico, dopo un coma indotto,
in preda ad una totale amnesia. E dopo una settimana circa tornò al lavoro.
L'accusa - sostenuta dal procuratore pubblico
Antonio Perugini
- chiede che contrariamente alla prassi (e alla giurisprudenza almeno
ticinese) vi sia una condanna "esemplare" per omicidio intenzionale; il
che presuppone l'applicazione del dolo eventuale. Mentre la difesa,
assunta dall'avvocato
Marco Broggini,
sostiene che gli estremi per spingersi fino a questo punto non ci
siano. Perché il dolo eventuale (essere consapevoli che c'è un rischio
di morte con la propria azione, ma ciononostante agire accettando che
l'evento fatale possa accadere) non può oggettivamente essere
applicato anche a se stessi. E perché a livello svizzero i soli due
casi di condanna per omicidio intenzionale in occasione di incidenti
stradali che hanno causato dei morti hanno avuto contorni ben diversi:
in entrambe le circostanze i protagonisti
stavano gareggiando in auto. Nel primo caso due pedoni erano stati
falciati e uccisi, mentre nel secondo era morto il passeggero di una
delle due auto in gara.
Ma questa distinzione - evidenziata con forza da Broggini per
giustificare il "canonico" omicidio colposo per negligenza - non è
stata fatta da Perugini. Che alla fine di una requisitoria piuttosto
breve ma veemente ha chiesto per l'imputato 5 anni e mezzo di
detenzione. Il procuratore pubblico ha aperto il suo intervento
auspicando chiaramente che questo caso faccia giurisprudenza. Sia
perché, secondo lui, proprio a questo livello qualcosa è cambiato,
sia perché è nettamente aumentata, recentemente, la sensibilità
sociale di fronte a simili tragiche circostanze, e con essa le
iniziative per arginarle (blocco dei motori, scatole nere in auto).
«
Le strade sono succursali dei cimiteri
- ha tuonato Perugini -
e persino la Chiesa ha un codice canonico della strada
». Riferendosi al giovane imputato e rifacendosi alla perizia dello
psicologo del traffico incaricato dalla Sezione giuridica della
circolazione che aveva valutato il caso, Perugini ha notato come «
per alcuni la velocità è uno stimolo di vita e d'avventura
». Nel caso specifico, poi, avremmo secondo il magistrato tutti gli
elementi considerati dal Tribunale federale per applicare a «
circostanze simili
» condanne per omicidio intenzionale. Ovverosia «
la coscienza del rischio e dei limiti dell'auto, la consapevolezza
di altri incidenti già avvenuti su quella strada, la gravità delle
violazioni commesse, l'elemento egoistico, la sprezzante violazione di
ogni regola di prudenza e la violazione delle più elementari norme
della circolazione stradale
». Poi ha ricordato che mai come ora si assiste a casi di recidiva e
menefreghismo da parte di conducenti soggetti a revoca della patente. «
L'auto è uno strumento
delle proprie frustrazioni, è una protrazione del proprio ego
», ha aggiunto, lanciando addirittura la proposta di «
intervenire sull'uomo modificando la Legge sulla circolazione stradale con sequestri preventivi dell'auto
». Non si è però capito ai danni di chi e in base a quali criteri. Netta la replica di Broggini, che ha chiesto di «
non immolare il mio cliente sull'altare della accresciuta sensibilità sociale
» e ha invitato la Magistratura ad «
evitare iniziative estemporanee
» come quella di Perugini, «
un combattente, difensore di una determinata ideologia, che però qui ha un po' esagerato
». In relazione
alla qualifica giuridica del reato, il legale del giovane ha fatto riferimento ad «
una fattispecie identica
» - l'incidente a 140 all'ora sugli 80, su una strada ben conosciuta
dal conducente, a bordo di un'auto potente e stabile - per cui il Tf
aveva ammesso «
l'errore pesante ma non il dolo eventuale
». Broggini ha pertanto abbassato drasticamente l'asticella della pena chiedendo alla Corte presieduta dalla giudice
Agnese Balestra-Bianchi
una condanna per omicidio colposo, e una pena non superiore a 12 mesi sospesi condizionalmente.
Oggi dalle 13 la sentenza.
D.MAR.
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