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Caso Hannibal Gheddafi, esperto svizzero critica polizia e giustizia ginevrina

Da: CdT 31.12.08 pag 5


 «Intervento poco appropriato, mezzi eccessivi, manette umilianti e mancanza di cortesia» - Il DFAE aveva rac­comandato alle autorità cantonali di agire con la pre­cauzione e la delicatezza richieste dal caso

  GINEVRA L'esperto svizzero membro della commissione inca­ricata di far luce sulla vicenda Gheddafi non lesina critiche alla polizia e alla magistratura di Gi­nevra e parla di «intervento poco appropriato, mezzi eccessivi, ma­nette umilianti, mancanza di cor­tesia ». Il documento del professor Lucius Caflisch, che è composto di 7 pa­gine e reca la data del 14 dicem­bre, giunge alla conclusione che nessun atto illegale può venir ascritto a carico delle forze dell'or­dine ginevrine, ma esso stigma­tizza fortemente sia il comporta­mento della polizia che della giu­stizia. Ad esempio, il DFAE aveva raccomandato alle autorità can­tonali di agire con precauzione e delicatezza, considerata la posi­zione delle persone coinvolte. Gi­nevra però non ha tenuto conto di queste raccomandazioni, scrive nel rapporto lo specialista di dirit­to internazionale.
  Invece di emettere un mandato di accompagnamento e di procede­re all'arresto della coppia Ghed­dafi, il commissario di polizia avrebbe potuto accontentarsi di un mandato di comparizione; in­somma un ordine più leggero e più appropriato.
  Gli agenti hanno pianificato l'in­tervento, ma Caflisch si interroga sul loro grado di preparazione e scrive:«è stato detto che la polizia era informata, o avrebbe dovuto esserlo, della presenza del bam­bino (il figlio di 3 anni della cop­pia Gheddafi, ndr). Il fatto è che non lo era». Al momento di affi­dare il bambino a terzi è sorta quindi una certa confusione e al­la fine è stato preso a carico da una conoscente dei Gheddafi.
  Quanto poi allo spiegamento di 20 agenti per arrestare due perso­ne, «con il senno di poi può venir considerato inutile e eccessivo, vi­sto che la coppia non ha opposto resistenza». Per quanto concerne l'ammanettamento di Hannibal Gheddafi, che non ha opposto una resistenza attiva, il giurista lo con­sidera «inutile, inappropriato e so­prattutto umiliante». Non aver permesso alla coppia di entrare in contatto con il loro consolato su­bito dopo l'arresto non è contra­rio alla Convenzione di Ginevra, ma viene qualificato di «scortese». Per di più, un giorno dopo l'inol­tro di una denuncia dei due do­mestici dei Gheddafi, questi ultimi hanno segnalato il furto di 2000 euro e di un orologio che si trova­vano nella camera della moglie di Hannibal, Aline. «La polizia ha tra­scurato di istruire questa pratica con il rigore richiesto dalla leg­ge », scrive Caflisch.
 

 
 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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