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Inaugurazione anno giudiziario: Il presidente del TA critico verso logistica e dislocazione giudici

Da: CdT, 7.6.11 pag 7

La prima volta di Norman Gobbi, non giurista, all'inaugurazione dell'anno giudiziario. Il presidente del TA critico verso la logistica e la dislocazione dei tre giudici a Locarno

Dopo 20 anni, e a seguito anche del passaggio di testimone alla testa del Dipartimento delle istituzioni tra l'uscente Luigi Pedrazzini e il neo elet­to Norman Gobbi, è spettato a un non giurista inaugurare il nuovo anno giu­diziario di fonte a una folta platea di avvocati, magistrati, funzionari e giu­risti. «È evidente come la mia perso­nale conoscenza del mondo della Giu­stizia ticinese sia limitata», ha esordi­to Gobbi «tutto ciò non preclude il mio interesse al settore, anzi». Pur espri­mendo un giudizio positivo, il Consi­gliere di Stato ha dunque lasciato in­tendere che vi sono comunque mar­gini di miglioramento sul fronte del­l'utilizzazione più efficace delle risor­se e degli spazi.
Senza dimenticare le novità legate al­l'entrata in vigore, da inizio anno, dei nuovi Codici di procedura penale e ci­vile (con le relative norme di applica­zione cantonale). Un vero e proprio cantiere ha sottolineato Gobbi che sa­rà oggetto di verifiche a scadenze re­golari anche prima dell'orizzonte di due anni fissato dal Gran Consiglio per disporre di un primo rapporto gover­nativo. «L'obiettivo - ha detto - è segui­re la situazione in tempo reale, appor­tando, tempestivamente, i dovuti cor­rettivi». Partendo dalla segnalazione giunta dalla recente assemblea del­l'Ordine degli avvocati, anche Gobbi si è soffermato sul nodo della forma­zione, in relazione al malcontento per la mancata possibilità, secondo le nuo­ve disposizioni federali, per i pratican­ti di giungere con un incarto nelle au­le dei tribunali. «Il Dipartimento isti­tuzioni - ha rassicurato - si è fatto par­te attiva, segnalando il problema e i potenziali correttivi alla Conferenza dei direttori dei dipartimenti canto­nali di giustizia e polizia».

Ipotesi Tribunale Commerciale
Sempre in ambito organizzativo, Gob­bi ha insistito sull'opportunità - tut­tora al vaglio - di creare in Ticino un Tribunale commerciale, considerato anche il posto di rilievo della piazza finanziaria cantonale e le accresciute necessità di specializzazione degli av­vocati. Un cenno, infine, al rapporto fra giustizia e tecnologie, nell'ottica di ottimizzare costi ed efficacia: «Inten­do promuovere un'ulteriore informa­tizzazione e relativa de-materializza­zione dei faldoni, con un approccio informatizzato alla giustizia che do­vrebbe rendere la stessa, oltre che più sicura, più efficiente». Rientra in que­sto discorso la futura realizzazione di una base informatica condivisa tra Po­lizia cantonale e giustizia inquirente.

Il problema degli spazi
La parola è quindi passata al presiden­te del Tribunale d'appello Giorgio A. Bernasconi che non ha risparmiato le
bordate su problemi che si trascinano da anni. A cominciare dalla logistica e da quello che è stato definito uno smembramento del Tribunale, con la creazione a Locarno della Corte di ap­pello e revisione penale. Una scelta che Bernasconi ha bollato di infelice: «I tre giudici distaccati sul Verbano non hanno più un contatto diretto con le altre camere. E dire che era noto da anni che il nuovo diritto avrebbe isti­tuito una autorità di ricorso penale a pieno titolo. Farsi cogliere imprepara­ti dal profilo degli spazi è stato un se­gno di scarsa lungimiranza». «Dal pun­to di vista penale è ancora presto per tracciare un bilancio di ciò che com­porterà la nuova prassi. La Corte d'ap­pello si è infatti per ora occupata so­prattutto di ricorsi presentati sotto l'egi­da del vecchio diritto». Diverso è il di­scorso per quanto riguarda il Civile. Nonostante la procedura unificata sia entrata in vigore da soli sei mesi, già si registra infatti un certo sovraccari­co: «Il nuovo codice, più moderno e aggiornato, è allo stesso tempo mag­giormente garantista con la possibi­lità di impugnare anche le decisioni intermedie. Abbiamo una terza came­ra civile nuova di zecca che è già obe­rata e difficilmente con l'attuale or­ganico potrà resistere a lungo».

Rustici: 257 ricorsi

Ecco dunque che per compensare una mole di lavoro sempre più gravo­sa (il giudice Bernasconi ha citato a titolo di esempio i 257 ricorsi penden­ti contro il nuovo Piano di utilizzazio­ne cantonale del paesaggio con edi­fici e impianti protetti in materia di rustici) è necessario intervenire sul­le risorse umane. Con una precisa­zione: «In quantità, ma soprattutto in qualità». Il riferimento va alla forma­zione post universitaria: «La funzio­ne di magistrato, lo dimostrano i fat­ti, risulta sempre più impegnativa. Chi insegna oggi a fare il giudice, chi in­segna a fare il procuratore pubblico? È sufficiente un brevetto di avvocato o serve qualcosa di più?» si è doman­dato Bernasconi che ha ripercorso quanto sta avvenendo in altre realtà romande e di oltre Gottardo. «A livel­lo svizzero - ha concluso il relatore - si sta muovendo molto e siamo in pie­na evoluzione. Il tempo sembra es­sersi fermato solo a Lugano». «La se­de del TPA è assolutamente irrazio­nale e rischia di pregiudicare il lavo­ro di chi vi esercita. La speranza è che anche in Ticino si possa istituire una scuola di avvocatura, anche se prima forse sarebbe opportuno crearne una di logistica».
GI.M/R.L.


PALACONGRESSI Il presidente del Tribunale d'appello Giorgio A. Bernasconi (a sinistra) con Norman Gobbi. (Foto Demaldi)

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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