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Storia di una separazione

Storia di
una separazione

IL FILOD
« Con la curatrice funziona – sospira Francesco –. Almeno adesso ho qualcuno a cui rivo­l-germi quando mia moglie si ostina a mettersi fra me e i bambini. Quando cerca il lit­i-gio sempre davanti a loro. Pa­r-lando con Elena e Antonio la curatrice ha messo a fuoco la situazione e ha invitato formal­mente noi genitori a collabora­re con lei per superare tutte le tensioni che sorgono continua­mente riguardo al diritto di vi­sita, la scuola, i compiti, il tem­po libero, persino la religione. Insomma, la curatrice è diven­tata un punto di riferimento. Per i bambini, ma anche per me. Finalmente » .

Finalmente perché, in que­sta pesante vicenda, di altri punti fermi Francesco non ne ha avuti molti. Sicuramente non sul fronte legale. La pri­ma avvocatessa l’aveva scelta per fama: in un delicato pro­cesso si era distinta per la sensibilità nei confronti dei diritti dei bambini. Ma non era un caso di divorzio… La moglie, invece, era andata dritta da un divorzista, che, senza alcuna esitazione, ave­va avviato la causa. Una cau­sa di routine: affidare i figli alla mamma e strappare al marito le migliori condizioni economiche. Anche per la le­gale di Francesco avrebbe po­tuto essere una causa di rou­tine: i soliti diritti sui bambini (le vacanze, due fine settima­na al mese ed eventualmente una sera la settimana) e limi­tare i danni economici. Invece Francesco chiedeva l’affida­mento paterno dei due figli.
« Al primo incontro la legale non mi ha dato speranza: un caso troppo difficile. L’affid­a-mento paterno me lo sarei do­vuto scordare. Adesso mi sto rendendo conto che aveva ra­gione lei. Ma io ero convinto ( e lo sono tuttora) che nella nostra si­tuazione l’affidamen­to paterno fosse la migliore soluzione per la serenità dei bambini. Ma la sere­nità dei bambini, evi­dentemente, non è il fattore decisivo in una causa di divor­zio. Ci sono ancora troppi “ pregiudizi” giuridici o sociali che favori­scono il predominio dell’af­fi-damento materno. In ogni ca­so.
Forse perché è la situazio­ne più comune o più como­da. Io ho cambiato lavoro per potermi occupare
dei bambini e di loro mi occu­po
tantissimo, quasi tutti i giorni. Eppure mi hanno det­to che non basta. Dovrei lavo­rare a metà tempo. Come sbattermi la porta in faccia, visto che la mia ex moglie non lavora » .
Con queste prospettive, Francesco si prepara all’immi­nente
udienza davanti al pre­tore. Nel frattempo ha cam­biato avvocato. L’immobili­smo della prima legale lo aveva deluso. Si è guardato attorno, si è fatto consi­gliare. Due divor­zisti hanno prefe­rito evitare di ere­ditare la pratica dalla collega, il terzo, dopo un lungo colloquio, non si è tirato in­dietro: ha affidato il caso alla prati­cante.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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