Storia di
una separazione
IL FILOD
« Con la curatrice funziona – sospira Francesco –. Almeno adesso ho qualcuno a cui rivol-germi quando mia moglie si ostina a mettersi fra me e i bambini. Quando cerca il liti-gio sempre davanti a loro. Par-lando con Elena e Antonio la curatrice ha messo a fuoco la situazione e ha invitato formalmente noi genitori a collaborare con lei per superare tutte le tensioni che sorgono continuamente riguardo al diritto di visita, la scuola, i compiti, il tempo libero, persino la religione. Insomma, la curatrice è diventata un punto di riferimento. Per i bambini, ma anche per me. Finalmente » .
« Al primo incontro la legale non mi ha dato speranza: un caso troppo difficile. L’affida-mento paterno me lo sarei dovuto scordare. Adesso mi sto rendendo conto che aveva ragione lei. Ma io ero convinto ( e lo sono tuttora) che nella nostra situazione l’affidamento paterno fosse la migliore soluzione per la serenità dei bambini. Ma la serenità dei bambini, evidentemente, non è il fattore decisivo in una causa di divorzio. Ci sono ancora troppi “ pregiudizi” giuridici o sociali che favoriscono il predominio dell’affi-damento materno. In ogni caso.
Forse perché è la situazione più comune o più comoda. Io ho cambiato lavoro per potermi occupare
dei bambini e di loro mi occupo tantissimo, quasi tutti i giorni. Eppure mi hanno detto che non basta. Dovrei lavorare a metà tempo. Come sbattermi la porta in faccia, visto che la mia ex moglie non lavora » .
Con queste prospettive, Francesco si prepara all’imminente udienza davanti al pretore. Nel frattempo ha cambiato avvocato. L’immobilismo della prima legale lo aveva deluso. Si è guardato attorno, si è fatto consigliare. Due divorzisti hanno preferito evitare di ereditare la pratica dalla collega, il terzo, dopo un lungo colloquio, non si è tirato indietro: ha affidato il caso alla praticante.


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