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ADOLESCENZA Un corso per papà e ragazzi sul loro legame affettiv

Da: GdP 19.12.2008 pag 27

ADOLESCENZA Un corso per papà e ragazzi sul loro legame affettivo
 «Parliamo da uomo a uomo» Dialogare tra padri e figli

 Un'occasione per lavorare sulla relazione padre-figlio e dare un significato al processo educativo che riguarda l'adolescente.
 pagina a cura di GIOIA PALMIERI
  "Chiedete ad un padre se non ci sia un'ora segreta, un momento segreto, e se non sia quando i suoi figli comin­ciano a diventare uomini. Chiedete a quel padre se non sa che nulla vale quanto uno sguardo d'uomo che in­contra uno sguardo d'uomo", scriveva Peguy, ben descrivendo il passaggio in cui un padre si accorge che suo figlio sta crescendo, che il suo bambino sta diventando uomo, come lui. Questa "ora segreta" può scivolare via, come il primo impatto di ogni forte emozione oppure può diventare un'occasione per accompagnare quel piccolo uomo ad attraversare il grande il mistero del­la vita, a scoprire quale è il suo desti­no. "Tu e io, uomini. Alla scoperta del legame affettivo e dello sviluppo ses­suale" è un percorso per padri e figli proposto dallo psicologo Stefano Arta­ria (foto a sinistra) e dal docente di bio­logia
  Christian Rivera (foto a destra)
per "introdurre" i papà e i loro ragazzi al de­licato passaggio di crescita dell'adole­scente e per approfondire tutti gli aspetti emotivi, fisiologici ed educati­vi che caratterizzano questa delicata fase. Il corso, richie­sto dagli stessi padri, inizierà a metà gennaio (vedi box). Ne abbiamo parlato con lo psico­logo Artaria.
 Il rapporto padre e figlio è davve­ro così distante da richiedere la frequenza di un corso per riavvi­cinarlo?

 In questi ultimi decenni la fi­gura cardine della famiglia è stata la madre. Tra madre e figlia c'è un rapporto privilegiato perché si condi­vide la femminilità, ma i maschi, so­prattutto in età di sviluppo, hanno bi­sogno di un confronto con un altro uo­mo, con il padre, con una figura con la quale identificarsi e contrapporsi. Og­gi i padri vogliono riappropiarsi di que­sto ruolo e della possibilità di stare ac­canto ai figli maschi per essere un adul­to a cui guardare per crescere. Ma que­sto desiderio si scontra con una man­canza di strumenti educativi, a parti­re da una cultura impreparata (quella di oggi) a favorire e sostenere il rappor­to padre-figlio.
 È nata da questa constatazione l'idea di fa­re il corso?

 No, è nata dai padri. Da una doman­da.
  Molti padri ci hanno chiesto di pen­sare ad un ciclo d'incontri destinati a loro e ai figli, per sottolineare che il pri­mo agente importante per l'educazio­ne del ragazzo non è uno specialista, ma il padre.
 Cosa proporrete quindi?

 Abbiamo una duplice intenzione: da un lato fornire ai ragazzi informazio­ni che siano precise e non confuse (al contrario di tutti i messaggi contrad­dittori che circolano) su cosa è la ses­sualità ed affettività . Far capire con "ri­gore" cosa significa oggi crescere ses­sualmente ed affettivamente. Dall'al­tro, vogliamo insistere sull'importan­za che questo cammino di scoperta av­venga dentro una relazione e quella a cui ci riferiamo è quella tra padre e fi­glio perché permette al ragazzo di aprirsi anche ad altre relazioni.
 Ma il corso è rivolto solo a coppie padri-fi­glio problematiche?

 Il corso non ha un taglio di tipo "riso­lutivo" delle situazioni difficili, ma è un tentativo di gettare e consolidare le ba­si del rapporto padre-figlio. Si tratta di tre sabati. Il punto da cui partiremo sarà l'importanza della comunicazio­ne dentro questo rapporto: come av­viene e come va incoraggiata, sostenu­ta. Sembra una cosa scontata, ma ci so­no molti figli che comunicano con il padre via sms, con email, chat, bigliet­tini lasciati per casa, ma andando a fondo si scopre che c'è una grande dif­ficoltà a raggiungere l'altro veramen­te. Quindi, come si fa a comunicare, ad ascoltarsi, a prendersi sul serio? Que­sto interessa tutti, non solo i padri in difficoltà o gli adolescenti "ribelli".
 Come verranno proposti que­sti temi a dei ragazzi di 12 an­ni?

  Non si tratta di conferenze e lezioni, il corso è pensa­to anche per i ragazzi, quindi l'aspetto pratico è al primo posto. Ci saranno varie attività che coinvolge­ranno la coppia e alcuni momenti privilegiati, per i padri e poi per i ragazzi, in cui verranno separati e avranno la possibilità di confrontar­si con me e il mio collega. Con i ragaz­zi approfondiremo la parte "fisiologi­ca" ed emotiva della maturazione ses­suale, con i padri invece ci concentre­remo sulla sfida educativa. Inoltre ci sa­ranno dei momenti in cui metteremo "in comune" ciò che abbiamo tratta­to.
 Quale è la causa di questa "distanza" tra pa­dre e figlio nell'adolescenza?

 C'è una parte del corso che abbiamo chiamato "Mio figlio è un U.F.O": arri­va il momento in cui i genitori si accor­gono che quel bambino non è più lo stesso, che sta cambiando. Allo stesso tempo i ragazzi, in questa fase, inizia­no a mettere in discussione i padri, ne notano i limiti e iniziano a contestar­li. Entrambi, padre e figlio, non si rico­noscono più. Lavoreremo inoltre sul­l'espressione di queste emozioni. Co­me si fa a esprimerle in modo com­prensibile per me e per gli altri? Spes­se volte quando si chiede ai ragazzi co­sa hanno perché li si vede in difficoltà, rispondono: "sono stanco". Questo perché non sanno dare un nome alla fatica che incontrano in questa fase di crescita. Se invece sapesse­ro esprimere i loro senti­menti, come: "sono deluso, affranto, mi sento solo", si creerebbe l'occasione con­creta, per padre e figlio, per fare fuori i problemi. E da qui che inizia il compito educativo del padre.
 La partecipazione al corso non potrebbe essere letta da par­te del ragazzo come un ulterio­re segno di debolezza del padre?

 Ottimo se succedesse. Da soli non si ar­riva ovunque, non perché si ha biso­gno dello "specialista", ma perché ab­biamo bisogno del confronto con gli al­tri per crescere. Il fatto che vengono contestati i padri è salutare per il papà e per il figlio. Perché il rapporto tra i due sia autentico bisognerebbe invitare i padri a partire dalle proprie debolez­ze. Il papà che si mostra perfetto non è un modello per il figlio, ma un padre che con coraggio e sacrificio affronta i propri limiti e fatiche, testimonia al ra­gazzo una via possibile di crescita an­che per lui. Il padre "perfetto" diventa un macigno per il figlio, qualcosa di ir­raggiungibile, un padre che invece si mette in discussione per cambiare, che dà un nome ai propri limiti e li affron­ta con coscienza e fiducia accompagna il figlio nelle sue fatiche e il ragazzo guarderà al padre per affrontare le sue e diventare anche lui sempre più uo­mo.
 In conclusione, prof. Rivera, la biologia co­me risponde a questa fase di crescita?

 La maturità della persona non sempre segue quella del corpo, per questo ci vuole un'educazione che prenda in esame tutti gli aspetti del ragazzo. Pri­ma che i ragazzi vadano in confusione sulle mutazioni fi­siologiche del proprio corpo e si accontentino di risposte superficiali, facilmente 'repe­ribili', è importante dare del­le informazioni precise che possano essere capite, senza banalizzare. È importante da­re le 'nozioni di base', ma è ancora più importante che emergano i dubbi e le paure dei giovani. Vogliamo punta­re anche sul fatto che il corso è un'oc­casione per stare insieme al figlio, per usufruire di questo tempo "privilegia­to" per iniziare seriamente a intrapren­dere un cammino insieme in questa fa­se delicata della vita.
 









 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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