|
Un'occasione per lavorare sulla relazione padre-figlio e dare un significato al processo educativo che riguarda l'adolescente.
pagina a cura di
GIOIA PALMIERI
"Chiedete ad un padre se non ci sia un'ora segreta, un momento segreto,
e se non sia quando i suoi figli cominciano a diventare uomini.
Chiedete a quel padre se non sa che nulla vale quanto uno sguardo
d'uomo che incontra uno sguardo d'uomo", scriveva Peguy, ben
descrivendo il passaggio in cui un padre si accorge che suo figlio sta
crescendo, che il suo bambino sta diventando uomo, come lui. Questa
"ora segreta" può scivolare via, come il primo impatto di ogni forte
emozione oppure può diventare un'occasione per accompagnare quel
piccolo uomo ad attraversare il grande il mistero della vita, a
scoprire quale è il suo destino. "Tu e io, uomini. Alla scoperta del
legame affettivo e dello sviluppo sessuale" è un percorso per padri e
figli proposto dallo psicologo
Stefano Artaria (foto a sinistra)
e dal docente di biologia
Christian Rivera (foto a destra)
per "introdurre" i papà e i loro ragazzi al delicato passaggio di
crescita dell'adolescente e per approfondire tutti gli aspetti
emotivi, fisiologici ed educativi che caratterizzano questa
delicata fase. Il corso, richiesto dagli stessi padri, inizierà a metà
gennaio (vedi box). Ne abbiamo parlato con lo psicologo
Artaria.
Il rapporto padre e figlio è davvero così distante da richiedere la frequenza di un corso per riavvicinarlo?
In
questi ultimi decenni la figura cardine della famiglia è stata la
madre. Tra madre e figlia c'è un rapporto privilegiato perché si
condivide la femminilità, ma i maschi, soprattutto in età di
sviluppo, hanno bisogno di un confronto con un altro uomo, con il
padre, con una figura con la quale identificarsi e contrapporsi. Oggi
i padri vogliono riappropiarsi di questo ruolo e della possibilità di
stare accanto ai figli maschi per essere un adulto a cui guardare per
crescere. Ma questo desiderio si scontra con una mancanza di
strumenti educativi, a partire da una cultura impreparata (quella di
oggi) a favorire e sostenere il rapporto padre-figlio.
È nata da questa constatazione l'idea di fare il corso?
No, è nata dai padri. Da una domanda.
Molti padri ci hanno chiesto di pensare ad un ciclo d'incontri
destinati a loro e ai figli, per sottolineare che il primo agente
importante per l'educazione del ragazzo non è uno specialista, ma il
padre.
Cosa proporrete quindi?
Abbiamo
una duplice intenzione: da un lato fornire ai ragazzi informazioni che
siano precise e non confuse (al contrario di tutti i messaggi
contraddittori che circolano) su cosa è la sessualità ed affettività
. Far capire con "rigore" cosa significa oggi crescere sessualmente
ed affettivamente. Dall'altro, vogliamo insistere sull'importanza che
questo cammino di scoperta avvenga dentro una relazione e quella a cui
ci riferiamo è quella tra padre e figlio perché permette al ragazzo di
aprirsi anche ad altre relazioni.
Ma il corso è rivolto solo a coppie padri-figlio problematiche?
Il
corso non ha un taglio di tipo "risolutivo" delle situazioni
difficili, ma è un tentativo di gettare e consolidare le basi del
rapporto padre-figlio. Si tratta di tre sabati. Il punto da cui
partiremo sarà l'importanza della comunicazione dentro questo
rapporto: come avviene e come va incoraggiata, sostenuta. Sembra una
cosa scontata, ma ci sono molti figli che comunicano con il padre via
sms, con email, chat, bigliettini lasciati per casa, ma andando a
fondo si scopre che c'è una grande difficoltà a raggiungere l'altro
veramente. Quindi, come si fa a comunicare, ad ascoltarsi, a prendersi
sul serio? Questo interessa tutti, non solo i padri in difficoltà o
gli adolescenti "ribelli".
Come verranno proposti questi temi a dei ragazzi di 12 anni?
Non si tratta di conferenze e lezioni, il corso è pensato anche per i
ragazzi, quindi l'aspetto pratico è al primo posto. Ci saranno varie
attività che coinvolgeranno la coppia e alcuni momenti privilegiati,
per i padri e poi per i ragazzi, in cui verranno separati e avranno la
possibilità di confrontarsi con me e il mio collega. Con i ragazzi
approfondiremo la parte "fisiologica" ed emotiva della maturazione
sessuale, con i padri invece ci concentreremo sulla sfida educativa.
Inoltre ci saranno dei momenti in cui metteremo "in comune" ciò che
abbiamo trattato.
Quale è la causa di questa "distanza" tra padre e figlio nell'adolescenza?
C'è
una parte del corso che abbiamo chiamato "Mio figlio è un U.F.O":
arriva il momento in cui i genitori si accorgono che quel bambino non
è più lo stesso, che sta cambiando. Allo stesso tempo i ragazzi, in
questa fase, iniziano
a mettere in discussione i padri, ne notano i limiti e iniziano a
contestarli. Entrambi, padre e figlio, non si riconoscono più.
Lavoreremo inoltre sull'espressione di queste emozioni. Come si fa a
esprimerle in modo comprensibile per me e per gli altri? Spesse volte
quando si chiede ai ragazzi cosa hanno perché li si vede in
difficoltà, rispondono: "sono stanco". Questo perché non sanno dare un
nome alla fatica che incontrano in questa fase di crescita. Se invece
sapessero esprimere i loro sentimenti, come: "sono deluso, affranto,
mi sento solo", si creerebbe l'occasione concreta, per padre e figlio,
per fare fuori i problemi. E da qui che inizia il compito educativo del
padre.
La partecipazione al corso non potrebbe essere letta da parte del ragazzo come un ulteriore segno di debolezza del padre?
Ottimo
se succedesse. Da soli non si arriva ovunque, non perché si ha
bisogno dello "specialista", ma perché abbiamo bisogno del confronto
con gli altri per crescere. Il fatto che vengono contestati i padri è
salutare per il papà e per il figlio. Perché il rapporto tra i due sia
autentico bisognerebbe invitare i padri a partire dalle proprie
debolezze. Il papà che si mostra perfetto non è un modello per il
figlio, ma un padre che con coraggio e sacrificio affronta i propri
limiti e fatiche, testimonia al ragazzo una via possibile di crescita
anche per lui. Il padre "perfetto" diventa un macigno per il figlio,
qualcosa di irraggiungibile, un padre che invece si mette in
discussione per cambiare, che dà un nome ai propri limiti e li affronta
con coscienza e fiducia accompagna il figlio nelle sue fatiche e il
ragazzo guarderà al padre per affrontare le sue e diventare anche lui
sempre più uomo.
In conclusione, prof. Rivera, la biologia come risponde a questa fase di crescita?
La
maturità della persona non sempre segue quella del corpo, per questo ci
vuole un'educazione che prenda in esame tutti gli aspetti del ragazzo.
Prima che i ragazzi vadano in confusione sulle mutazioni fisiologiche
del proprio corpo e si accontentino di risposte superficiali,
facilmente 'reperibili', è importante dare delle informazioni precise
che possano essere capite, senza banalizzare. È importante dare le
'nozioni di base', ma è ancora più importante che emergano i dubbi e le
paure dei giovani. Vogliamo puntare anche sul fatto che il corso è
un'occasione per stare insieme al figlio, per usufruire di questo
tempo "privilegiato" per iniziare seriamente a intraprendere un
cammino insieme in questa fase delicata della vita.
|
Comments