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Episodi come quello di Locarno si verificano in Ticino quasi ogni
venerdì e sabato sera. È per pura fortuna se finora altri ragazzi non
hanno fatto la stessa fine di Damiano Tamagni
».
Antonio Perugini
- invitato venerdì scorso ad Arbedo dalla locale Commissione culturale
e dalla Federazione docenti ticinesi a intervenire sul tema ‘Giovani:
fra disagio e speranze' in qualità di procuratore pubblico e
coordinatore del ‘Gruppo operativo giovani-violenza-educazione' voluto
dal governo all'indomani dell'omicidio Tamagni - ha solo brevemente
accennato al dramma consumatosi un anno fa. Ancor meno si è soffermato
sulla sentenza pronunciata in settimana, anche perché non direttamente
sollecitato dal pubblico. Il quale non è affluito numerosissimo, tanto
che un signore coi capelli grigi si è lamentato, come nonno, per «
le troppe sedie lasciate vuote stasera dai genitori assenti
». Soprattutto da quelli che «
avrebbero tanto bisogno di incontri come questi
».
Presente invece un discreto numero di docenti membri della Federazione, la cui presidente
Tiziana Zaninelli,
vicesindaco di Locarno, si è allineata a Perugini invitando la gente
a reagire nel privato di fronte a situazioni che fanno a
pugni con l'educazione dei giovani. «
Ciascuno può contribuire
», ha più volte insistito il procuratore.
Una donna ha evidenziato il carattere violento di alcune serie
televisive in onda sulle reti italiane prima ancora delle 20 e ha
additato la Tsi per la facilità con cui trasmette certi film in prima
serata. «
Le consiglio di cambiare canale o, ancora meglio, di spegnere il televisore
», ha consigliato Perugini: «
Se tutti lo facessero, le reti televisive capirebbero e forse cambierebbero programmazione
». Zaninelli ha invece invitato a protestare con la Rtsi scrivendo al Consiglio del pubblico «
di cui sono stata membro per 12 anni, e posso perciò assicurare che
le sollecitazioni esterne vengono prese in considerazione e inserite
nel rapporto annuale all'indirizzo dei vertici dell'ente
».
La partita - ha indicato Perugini - si gioca soprattutto fra le mura domestiche e quelle scolastiche: «
Si è corroso il principio dell'autorità. I genitori, fra i quali è
in aumento l'abdicazione dai loro doveri, devono poter controllare di
più i figli su quanto fanno la notte e davanti al computer
». Un semplice suggerimento d'ordine pratico: «
Per favorire una migliore sorveglianza, il Pc andrebbe messo in salotto anziché in camera. E bisognerebbe
poter vedere quali siti internet vengono frequentati dai figli
». Suggerimento che va ad aggiungersi alla lunga serie di proposte
rivolte alle autorità cantonali dallo speciale gruppo il cui incarico
scade a fine febbraio dopo un anno di lavoro. «
Viviamo in un Cantone ricco di servizi sociali
- ha per esempio indicato Perugini -
ma abbiamo scoperto che spesso non agiscono in rete e, per una strana concezione della protezione dei dati, non si
trasmettono a vicenda le informazioni sui casi trattati. Siamo nell'era del lavoro a compartimenti stagni
».
L'espulsione a scuola non serve più a nulla
Un padre di famiglia si è detto scettico quando Perugini ha invitato a
una maggiore disciplina familiare e a voler riconoscere fino in fondo
il ruolo educativo dei docenti, anche quando si tratta di prendere
decisioni estreme: «
Sono contrario a giudicare così duramente i genitori. Soprattutto
è traumatizzante vedere il proprio figlio di quarta media espulso dalla
scuola per motivi non chiari
», non da ultimo perché l'espulsione non è più recepita come valida
misura di correzione e rieducazione. Perciò, ha proseguito questo
genitore, «
vale la pena affidarsi a un avvocato. C'è un'infinità di casi di
gravità lieve che sfocia in conseguenze estreme inconcludenti e
rabbrividenti. E nessuno aiuta i genitori, tanto meno quelli che hanno
sempre dimostrato impegno nell'educare i figli
».
È acuto il problema dell'aiuto che si può dare alle famiglie - ha
riconosciuto Perugini - nonostante i servizi esistano e lavorino a
pieno regime.
Sempre dal pubblico un'amara costatazione: ci vogliono tanti soldi per
poter mettere in atto le proposte fatte dallo speciale Gruppo. «
È una questione di scelta politica. Ma
- ha ripetuto Perugini -
ciascuno già nel suo piccolo può fare qualcosa
». Fra le misure che nei mesi scorsi hanno fatto discutere c'è il coprifuoco notturno per minorenni. Che fine ha fatto? «
È l'unica nostra proposta su cui il Consiglio di Stato ha messo il crocione
», ha risposto il procuratore. La palla passa nel campo delle città,
dal momento che oltralpe una decina di località l'hanno introdotto
senza scatenare rivolte popolari. «
Concordo sul fatto che ognuno nel suo piccolo può fare qualcosa
- ha aggiunto il parroco
don Italo Meroni
-
ma ritengo che a dover fare di più sia soprattutto la scuola. Perché è un luogo importantissimo per bambini e ragazzi
». Ma il procuratore Perugini va oltre: è convinto che occorra un «
patto educativo tra famiglia, scuola, società civile e società istituzionale
». Tuttavia solo «
un accresciuto senso di responsabilità di genitori e Stato può
farlo riattivare. Ci vuole una cura totale, continuata, fatta oggi per
il domani
». Consci del fatto che per risolvere il disagio giovanile «
non esistono ricette miracolose
».
MA.MO.
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