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Più violenza tra i minorenni svizzeri in età compresa tra i 15 e i 18 anni.

Da: La regione 31.1.09 pag 3

Più violenza tra i minorenni svizzeri
 È maschio, in età compresa tra i 15 e i 18 anni e colpisce nei paraggi delle scuole: è l'identikit di chi infrange la legge


  In Svizzera i reati di natura violenta tra minorenni sono au­mentati e in crescita c'è anche il numero di ragazzi confederati che commettono infrazioni ri­spetto ai loro coetanei stranieri. A dirlo è il magistrato dei mino­renni Reto Medici, intervenen­do ieri - con una relazione sulla violenza minorile in Svizzera e in Ticino - al seminario ‘La va­lutazione della pericolosità nel­le condotte a rischio: dall'ag­gressività verso altri al rischio suicidale' svoltosi alla Clinica psichiatrica cantonale di Men­drisio. Seminario organizzato dall'Associazione ticinese psico­logi e psicoterapeuti (Atpp).
  Dati alla mano, la situazione parla chiaro. A destare preoccu­pazione non è tanto il numero di minorenni che hanno commes­so dei reati - che è passata dall'1% al 2% dal 2000 al 2007 - bensì l'aumento degli atti vio­lenti. Infatti il 68% delle infra­zioni riguardavano il codice pe­nale e tra queste il 17% era costi­tuito da reati di matrice violen­ta, ovvero il 7% in più nell'arco di circa un decennio. Questi i numeri, è comunque necessario fare alcune distinzioni. Tra gli atti pericolosi di cui si nota una crescita, a partire dal 2005, tro­viamo le infrazioni legate a le­sioni gravi, lesioni semplici, vie di fatto, risse, aggressioni. In di­minuzione risultano invece le rapine.
  In ogni caso al di là di certi in­dici in aumento, il panorama nazionale non può comunque considerarsi, nel suo complesso, più cupo di quanto si rischia di dipingere. Infatti, ha precisato Medici, nonostante la crescita delle decisioni penali, i dati ri­mangono abbastanza stabili (detto altrimenti non ci trovia­mo davanti ad alcun grafico esponenziale che possa suscita­re allarme). Oltre alle cifre, è possibile tracciare un identikit dei minorenni che imboccano la via della trasgressione e che en­trano in contrasto con la giusti­zia?
  Di solito a commettere in­frazioni sono i maschi (l'80% contro il 20% delle femmine) in prevalenza di età compresa tra i 15 e i 18 anni (74% rispetto al 26% dei ragazzi al di sotto dei 15 anni). Il teatro dei misfatti? La maggior parte dei casi si verifi­ca a scuola (60%) e in misura minore sul lavoro e nel campo dell'apprendistato. Da parte sua l'autorità cerca di intervenire in modo efficace. Fra le misure che vengono adottate ci sono sia le pene sia gli strumenti volti alla protezione dei soggetti stes­si. L'importante tra i magistra­ti che si occupano di minori, ha sottolineato Medici, « è avere a cuore non tanto il reato, quanto colui che lo commette ». In altre parole l'autorità competente è chiamata a riflettere e a prende­re decisioni che portano ad adottare misure e pene che me­glio si adattano al ragazzo. E in un contesto difficile non manca­no i casi che qualcuno potrebbe definire curiosi. Il magistrato dei minorenni ha quindi rac­contato un aneddoto: « Mi è capi­tato di comminare una pena a un diciassettenne. Al momento in cui gli ho comunicato la situa­zione, il giovane è rimasto indif­ferente. Quando invece gli ho det­to che gli avrei anche sequestrato le sue scarpe di Gucci, allora ha reagito ».
  Durante il suo intervento, il magistrato si è inoltre sofferma­to sugli strumenti che permetto­no di ottenere validi risultati. Le ammonizioni formali che san­zionano un comportamento scorretto sembrano sortire buo­ni effetti. Infatti i ragazzi tendo­no ad aver bisogno di sentirsi presi sul serio. Oppure gli stessi lavori di utilità sociale, che han­no un'efficacia elevata. Meno in­cisivo è invece il ricorso alla multa (che a volte viene pagata dai genitori) oppure la privazio­ne della libertà. Naturalmente, come si dice spesso, non tutte le ciambelle escono con il buco e ci sono minorenni problematici e recidivi che risultano essere ‘anestetizzati alle pene'. Questi soggetti di solito provengono da situazioni familiari molto diffi­cili e non dispongono di compe­tenze sociali che favoriscano il rispetto della legalità. Per loro è necessario un intervento preco­ce e risulta indispensabile il col­locamento in apposite strutture o istituzioni. « Non si deve avere paura dei giovani. Laddove esiste un disagio, dobbiamo essere in grado di recepirlo e affrontarlo, anche con metodi meno tradizio­nali - ha concluso Medici - ma che rispondono ai cambiamenti sociali ». MDRIU




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 Ragazzi violenti



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 Il magistrato Reto Medici
 

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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