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In Svizzera i reati di natura violenta tra minorenni sono aumentati e
in crescita c'è anche il numero di ragazzi confederati che commettono
infrazioni rispetto ai loro coetanei stranieri. A dirlo è il
magistrato dei minorenni
Reto Medici,
intervenendo ieri - con una relazione sulla violenza minorile in Svizzera e in Ticino
-
al seminario ‘La valutazione della pericolosità nelle condotte a
rischio: dall'aggressività verso altri al rischio suicidale' svoltosi
alla Clinica psichiatrica cantonale di Mendrisio. Seminario
organizzato dall'Associazione ticinese psicologi e psicoterapeuti
(Atpp).
Dati alla mano, la situazione parla chiaro. A destare preoccupazione
non è tanto il numero di minorenni che hanno commesso dei reati - che
è passata dall'1% al 2% dal 2000 al 2007 - bensì l'aumento degli atti
violenti. Infatti il 68% delle infrazioni riguardavano il codice
penale e tra queste il 17% era costituito da reati di matrice
violenta, ovvero il 7% in più nell'arco di circa un decennio. Questi i
numeri, è comunque necessario fare alcune distinzioni. Tra gli atti
pericolosi di cui si nota una crescita, a partire dal 2005, troviamo
le infrazioni legate a lesioni gravi, lesioni semplici, vie di fatto,
risse, aggressioni. In diminuzione risultano invece le rapine.
In ogni caso al di là di certi indici
in aumento, il panorama
nazionale non può comunque considerarsi, nel suo complesso, più cupo di
quanto si rischia di dipingere. Infatti, ha precisato Medici,
nonostante la crescita delle decisioni penali, i dati rimangono
abbastanza stabili (detto altrimenti non ci troviamo davanti ad alcun
grafico esponenziale che possa suscitare allarme). Oltre alle cifre, è
possibile tracciare un identikit dei minorenni che imboccano la via
della trasgressione e che entrano in contrasto con la giustizia?
Di solito a commettere infrazioni sono i maschi (l'80% contro il 20%
delle femmine) in prevalenza di età compresa tra i 15 e i 18 anni (74%
rispetto al 26% dei ragazzi al di sotto dei 15 anni). Il teatro dei
misfatti? La maggior parte dei casi si verifica a scuola (60%) e in
misura minore sul lavoro e nel campo dell'apprendistato. Da parte sua
l'autorità cerca di intervenire in modo efficace. Fra le misure che
vengono adottate ci sono sia le pene sia gli strumenti volti
alla protezione dei soggetti stessi. L'importante tra i magistrati che si occupano di minori, ha sottolineato Medici, «
è avere a cuore non tanto il reato, quanto colui che lo commette
». In altre parole l'autorità competente è chiamata a riflettere e a
prendere decisioni che portano ad adottare misure e pene che meglio
si adattano al ragazzo. E in un contesto difficile non mancano i casi
che qualcuno potrebbe definire curiosi. Il magistrato dei minorenni ha
quindi raccontato un aneddoto: «
Mi è capitato di comminare una pena a un diciassettenne. Al
momento in cui gli ho comunicato la situazione, il giovane è rimasto
indifferente. Quando invece gli ho detto che gli avrei anche
sequestrato le sue scarpe di Gucci, allora ha reagito
».
Durante il suo intervento, il magistrato si è inoltre soffermato sugli
strumenti che permettono di ottenere validi risultati. Le ammonizioni
formali che sanzionano un comportamento scorretto sembrano sortire
buoni effetti. Infatti i ragazzi tendono ad aver bisogno di sentirsi
presi sul serio. Oppure gli stessi lavori di utilità sociale, che
hanno un'efficacia elevata. Meno incisivo è invece il ricorso alla
multa (che a volte viene pagata dai genitori) oppure la privazione
della libertà. Naturalmente, come si dice spesso, non tutte le
ciambelle escono con il buco e ci sono minorenni problematici e
recidivi che risultano essere ‘anestetizzati alle pene'. Questi
soggetti di solito provengono da situazioni familiari molto difficili
e non dispongono di competenze sociali che favoriscano il rispetto
della legalità. Per loro è necessario un intervento precoce e risulta
indispensabile il collocamento in apposite strutture o istituzioni. «
Non si deve avere paura dei giovani. Laddove esiste un disagio,
dobbiamo essere in grado di recepirlo e affrontarlo, anche con metodi
meno tradizionali
- ha concluso Medici -
ma che rispondono ai cambiamenti sociali
».
MDRIU
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