Da: CdT 25.11.08, pag 43
I disturbi dell'umore: diagnosi e cura
Se ne parlerà alla conferenza pubblica organizzata da Astra Zeneca e CdT
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L' INTERVISTA È abbastanza facile equivocare e il termine «depressione» è spesso usato a sproposito, tanto è entrato far parte del linguaggio comune. Come si distingue una normale situazione di tristezza o di euforia da un disturbo dell'umore? «I disturbi dell'umore (o sindromi affettive) sono una "famiglia" di condizioni psicopatologiche abbastanza diversificata. La "depressione" è una delle varie manifestazioni, a sua volta multiforme: da episodio isolato a condizione cronica, da lieve a molto grave. In certe persone, tratti depressivi come una lieve, persistente tristezza, pessimismo e introversione sono vissuti senza sofferenza o accettati come "connaturati" - sono i cosiddetti "temperamenti melanconici". Altre persone invece sono iperattive e sempre contente (le "personalità ipertimiche")e convivono molto bene con queste loro caratteristiche ». Dunque il discrimine, l'elemento importante per distinguere una condizione normale da una che non lo è potrebbe essere l'assenza o al contrario la presenza della sofferenza? «In genere sì, ma non è sempre così. Ci sono forme di depressione tanto gravi che il paziente giunge addirittura a perdere la sensazione di sofferenza: in lingua tedesca si dice "il sentimento dell'assenza di sentimento"; oppure, può arrivare alla convinzione di non avere più parti del corpo, di non esistere più, di aver perso il contatto con sè stesso o con la realtà esterna. La sofferenza c'è, ma non è descritta come ce l'aspetteremmo. D'altra parte, ci sono persone patologicamente euforiche che soggettivamente non soffrono, anzi dicono di stare benissimo». Ma è vero che esiste un legame stretto tra depressione come malattia vera e propria e tendenza al suicidio? «È vero che molti suicidi avvengono in uno stato di depressione, ma solo una piccola minoranza di casi di depressione si conclude con un suicidio. D'altra parte, una piccola parte di suicidi non è legata né a depressione né ad altra condizione di malattia mentale». ‘ Possiamo elencare alcuni sintomi tipici della malattia depressiva? Tra questi c'è anche quello di una tristezza che non ha un motivo? «Sì, senza motivo apparente o sproporzionata al "motivo" con cui il paziente la "spiega". Oltre all'umore depresso, tra i sintomi più importanti figurano la perdita di interesse per le attività abituali, anche quelle solitamente piacevoli, disturbi del sonno e dell'appetito, ansia o agitazione, stanchezza, difficoltà di concentrazione, bassa autostima, perdita dello slancio vitale. Per poter parlare di depressione (o meglio, di Episodio depressivo maggiore), questo quadro deve persistere per almeno due settimane». Ci sono anche sintomi fisici? «Certamente, di vario tipo, tanto che in alcuni casi (la cosiddetta "depressione mascherata") essi occultano i sintomi psichici. Ci possono essere dolori locali, come cefalea, o diffusi, per esempio dolori muscolari; disturbi gastrointestinali, sensazioni cardiache o respiratorie (affanno), bisogno di urinare più spesso del solito, perdita del desiderio sessuale, e altro ancora». I disturbi dell'umore sono solo quelli che prevedono uno stato depressivo come quello che ci ha descritto?
«Come
detto, quella dei disturbi dell'umore è una "famiglia" che comprende
numerosi disturbi. Il disturbo depressivo è il più frequente e
interesserà circa una persona su cinque nel corso della vita. Può
presentarsi come episodi isolati o ripetuti nel tempo. Da questo si
distingue il disturbo bipolare (con vari sottotipi), molto meno
frequente, in cui si alternano episodi depressivi ed episodi di segno
opposto, di euforia, di mania:il paziente ha un'attività sfrenata,
disordinata, parla in continuazione e ad alta voce, dorme poco e non
si sente stanco,
spende molto e senza criterio, eccede nel bere e nell'attività
sessuale, in comportamenti a rischio per sé e per gli altri come
guidare l'auto spericolatamente. Nel disturbo bipolare di tipo I, le
fasi depressive e maniacali sono molto accentuate, in quello di tipo
II le fasi maniacali sono meno gravi: c'è anche un disturbo bipolare
meno evidente, talvolta al limite della normalità, la ciclotimia.
Anche del disturbo depressivo ci sono varie forme minori, come la
distimia - umore depresso persistente - ma non così grave come
nell'episodio depressivo. Molto raro è il caso di fasi maniacali
senza alternanza con episodi
depressivi». A che età si può manifestare un disturbo dell'umore?
«A
tutte le età. Nel caso del disturbo depressivo si può manifestare
anche nel bambino, ma l'esordio tipico è tra i 20 e i 30 anni ed è più
frequente tra le donne, che costituiscono all'incirca i due terzi dei
pazienti. Si può manifestare anche più tardi, a 40, 50 anni e anche
dopo. Il disturbo bipolare esordisce anch'esso, tipicamente, tra i 20
e i 30anni, ed è presente in egual misura nei due sessi».
«È vero. I disturbi depressivi sono sottodiagnosticati, come diversi studi epidemiologici, anche svizzeri, hanno dimostrato. Ciò si deve a insufficiente informazione della popolazione, ma anche del corpo medico - sebbene vi siano stati significativi progressi negli ultimi tempi. Talvolta, la depressione non viene riconosciuta perché "mascherata" da sintomi somatici. Inoltre, abbastanza spesso il disturbo viene sì diagnosticato, ma poi trattato in modo inadeguato ». Sempre parlando di cure, i farmaci antidepressivi funzionano? «Sì, anche se va ribadito che la terapia farmacologia non è la sola e va accuratamente scelta secondo i casi. Oggi ci sono farmaci di diverso tipo e questo è un vantaggio: circa i due terzi dei pazienti rispondono in modo positivo al trattamento farmacologico e per il restante numero di pazienti, se fallisce il primo farmaco, si prova con un altro di diverso tipo, oppure con una combinazione di farmaci. In questo modo, una grande maggioranza di pazienti può essere curata». Che scopo hanno gli antidepressivi? «Molto schematicamente, aumentare il tono dell'umore negli episodi depressivi. Chiaramente, occorre molta attenzione per evitare di provocare euforia dopo una depressione. Nel disturbo bipolare gli antidepressivi sono controindicati e si fa ricorso a sostanze chiamate "stabilizzatori dell'umore». Si può guarire dai disturbi dell'umore anche di una certa importanza o gravità? «Sì, anche se è sempre possibile una ricaduta. Molto più frequente di una vera guarigione, però, è la remissione sotto terapia di mantenimento. I disturbi dell'umore vanno trattati per periodi prolungati, in casi gravi e con tendenza dimostrata alla ricaduta addirittura a tempo indeterminato ». Sergio Sciancalepore |
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![]() A TUTTE LE ETÀ Un disturbo dell'umore può manifestarsi in ogni periodo della vita, ma l'esordio tipico è tra i venti e i trent'anni (foto Demaldi). Nella foto piccola: il dott. Carlo Calanchini. (Crinari) |
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