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I disturbi dell’umore: diagnosi e cura

Da: CdT 25.11.08, pag 43

I disturbi dell'umore: diagnosi e cura
 Se ne parlerà alla conferenza pubblica organizzata da Astra Zeneca e CdT


 Mercoledì 3 dicembre, ultimo appuntamento per il 2008 con le con­ferenze pubbliche di medicina organizzate dalla Casa farmaceutica Astra Zeneca e dal Corriere del Ticino, presso l' Hotel Dante di Luga­no, come sotto riportato. Il tema della serata sarà quello dei distur­bi dell'umore, ovvero la depressione e il disturbo bipolare. Il relato­re, il dottor Carlo Calanchini, ci anticipa i temi della serata.

L' INTERVISTA
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  Dottor Calanchini, che cosa s'in­tende per «disturbo dell'umore»?

È abbastanza facile equivocare e il ter­mine «depressione» è spesso usato a sproposito, tanto è entrato far par­te del linguaggio comune.

Come si distingue una normale situazione di tristezza o di euforia da un disturbo dell'umore?

 «I disturbi dell'umore (o sindro­mi affettive) sono una "famiglia" di condizioni psicopatologiche abbastanza diversificata. La "de­pressione" è una delle varie ma­nifestazioni, a sua volta multifor­me: da episodio isolato a condi­zione cronica, da lieve a molto grave. In certe persone, tratti de­pressivi come una lieve, persi­stente tristezza, pessimismo e in­troversione sono vissuti senza sofferenza o accettati come "con­naturati" - sono i cosiddetti "tem­peramenti melanconici". Altre persone invece sono iperattive e sempre contente (le "personali­tà ipertimiche")e convivono mol­to bene con queste loro caratte­ristiche ».

 Dunque il discrimine, l'elemento im­portante per distinguere una condi­zione normale da una che non lo è po­trebbe essere l'assenza o al contra­rio la presenza della sofferenza?

  «In genere sì, ma non è sempre così. Ci sono forme di depressio­ne tanto gravi che il paziente giunge addirittura a perdere la sensazione di sofferenza: in lin­gua tedesca si dice "il sentimen­to dell'assenza di sentimento"; oppure, può arrivare alla convin­zione di non avere più parti del corpo, di non esistere più, di aver perso il contatto con sè stesso o con la realtà esterna. La sofferen­za c'è, ma non è descritta come ce l'aspetteremmo. D'altra parte, ci sono persone patologicamen­te euforiche che soggettivamen­te non soffrono, anzi dicono di stare benissimo».

 Ma è vero che esiste un legame stret­to tra depressione come malattia ve­ra e propria e tendenza al suicidio?

 «È vero che molti suicidi avven­gono in uno stato di depressio­ne, ma solo una piccola mino­ranza di casi di depressione si conclude con un suicidio. D'al­tra parte, una piccola parte di sui­cidi non è legata né a depressio­ne né ad altra condizione di ma­­lattia mentale».

  Possiamo elencare alcuni sintomi ti­pici della malattia depressiva? Tra questi c'è anche quello di una tristez­za che non ha un motivo?

 «Sì, senza motivo apparente o sproporzionata al "motivo" con cui il paziente la "spiega". Oltre al­l'umore depresso, tra i sintomi più importanti figurano la perdi­ta di interesse per le attività abi­tuali, anche quelle solitamente piacevoli, disturbi del sonno e dell'appetito, ansia o agitazione, stanchezza, difficoltà di concen­trazione, bassa autostima, perdi­ta dello slancio vitale. Per poter parlare di depressione (o meglio, di Episodio depressivo maggio­re), questo quadro deve persiste­re per almeno due settimane».

 Ci sono anche sintomi fisici? 

 «Certamente, di vario tipo, tanto che in alcuni casi (la cosiddetta "depressione mascherata") essi occultano i sintomi psichici. Ci possono essere dolori locali, co­me cefalea, o diffusi, per esem­pio dolori muscolari; disturbi ga­strointestinali, sensazioni cardia­che o respiratorie (affanno), bi­sogno di urinare più spesso del solito, perdita del desiderio ses­suale, e altro ancora».

 I disturbi dell'umore sono solo quelli che prevedono uno stato depressivo come quello che ci ha descritto?

 «Come detto, quella dei disturbi dell'umore è una "famiglia" che comprende numerosi disturbi. Il disturbo depressivo è il più fre­quente e interesserà circa una persona su cinque nel corso del­la vita. Può presentarsi come epi­sodi isolati o ripetuti nel tempo. Da questo si distingue il disturbo bipolare (con vari sottotipi), mol­to meno frequente, in cui si alter­nano episodi depressivi ed epi­sodi di segno opposto, di euforia, di mania:il paziente ha un'attivi­tà sfrenata, disordinata, parla in continuazione e ad alta voce, dor­me poco e non si sente stanco, spende molto e senza criterio, ec­cede nel bere e nell'attività ses­suale, in comportamenti a rischio per sé e per gli altri come guida­re l'auto spericolatamente. Nel disturbo bipolare di tipo I, le fasi depressive e maniacali sono mol­to accentuate, in quello di tipo II le fasi maniacali sono meno gra­vi: c'è anche un disturbo bipola­re meno evidente, talvolta al li­mite della normalità, la cicloti­mia. Anche del disturbo depres­sivo ci sono varie forme minori, come la distimia - umore depres­so persistente - ma non così gra­ve come nell'episodio depressi­vo. Molto raro è il caso di fasi ma­niacali senza alternanza con epi­sodi depressivi».
  Il disturbo depressivo è il più frequente tra quelli dell'umore e interesserà circa una persona su cinque nel corso della vita È più probabile che i figli di una mamma pessimista sviluppino una depressione ri­spetto a quelli di una mamma ottimista

 A che età si può manifestare un di­sturbo dell'umore?

 «A tutte le età. Nel caso del distur­bo depressivo si può manifesta­re anche nel bambino, ma l'esor­dio tipico è tra i 20 e i 30 anni ed è più frequente tra le donne, che costituiscono all'incirca i due ter­zi dei pazienti. Si può manifesta­re anche più tardi, a 40, 50 anni e anche dopo. Il disturbo bipolare esordisce anch'esso, tipicamen­te, tra i 20 e i 30anni, ed è presen­te in egual misura nei due sessi».

 Lei ha detto «persone predisposte», quindi nella depressione è possibile che ci sia anche una predisposizione genetica?


 «Componenti genetiche sono presenti in ogni malattia, come
La terapia con farma­ci antidepressivi fun­ziona ma non è la so­la e va comunque ac­curatamente scelta secondo i casi
 causa diretta o come generica "predisposizione"; il problema è capire quanto questa componen­te sia importante. Nel caso del di­sturbo bipolare si sa che una componente genetica di una cer­ta importanza esiste, per quanto riguarda il disturbo depressivo essa è probabile, ma non ancora ben accertata».
 Continuiamo con questa «lettura» bio­logica dei disturbi dell'umore. Oggi sappiamo che alla loro base ci sono anomalie in certi tipi di neurotrasmet­titori, quelle sostanze attraverso le quali le cellule nervose «parlano», co­municano tra loro: si dice che c'è una causa biologica della malattia depres­siva...
 «Sappiamo molto bene che in questi disturbi ci sono alterazio­ni nella disponibilità di alcuni neurotrasmettitori (soprattutto serotonina e noradrenalina) nel cervello, e ciò potrebbe stare in relazione con difetti genetici. Tut­tavia, questa ipotesi non convin­ce tutti. Diciamo che è una pos­sibile causa dei disturbi dell'umo­re, non l'unica. Ci sono fattori am­bientali (per esempio stress pro­lungato per difficili rapporti in­terpersonali o condizioni di lavo­ro) e psicologici (conflitti incon­sci) che, insieme a quelli biologi­ci, possono contribuire all'origine della malattia. Questi fattori so­no complessi e talvolta meno evi­denti di quelli presentati dall'ipo­tesi biologica. Ma la realtà, in par­ticolare quella psichica, è estre­mamente complessa.
  Alcune ricerche hanno mostra­to che se una mamma ha un at­teggiamento molto pessimistico verso la vita la probabilità che i suoi figli sviluppino una depres­sione è molto maggiore che se il suo atteggiamento è ottimistico. Si potrebbero fare parecchi altri esempi».

 Dottor Calanchini, torniamo ai sinto­mi e alla diagnosi dei disturbi del­l'umore. Da quanto ha detto mi pare che riconoscere questi disturbi non è sempre agevole: questo vuol dire che non tutti coloro che hanno questo pro­blema sono riconosciuti e curati ade­guatamente?

 «È vero. I disturbi depressivi sono sottodiagnosticati, come diversi studi epidemiologici, anche sviz­zeri, hanno dimostrato. Ciò si de­ve a insufficiente informazione della popolazione, ma anche del corpo medico - sebbene vi siano stati significativi progressi negli ultimi tempi. Talvolta, la depres­sione non viene riconosciuta per­ché "mascherata" da sintomi so­matici. Inoltre, abbastanza spes­so il disturbo viene sì diagnosti­cato, ma poi trattato in modo ina­deguato ».

 Sempre parlando di cure, i farmaci antidepressivi funzionano?

 «Sì, anche se va ribadito che la te­rapia farmacologia non è la sola e va accuratamente scelta secon­do i casi. Oggi ci sono farmaci di diverso tipo e questo è un vantag­gio: circa i due terzi dei pazienti rispondono in modo positivo al trattamento farmacologico e per il restante numero di pazienti, se fallisce il primo farmaco, si pro­va con un altro di diverso tipo, op­pure con una combinazione di farmaci. In questo modo, una grande maggioranza di pazienti può essere curata».

 Che scopo hanno gli antidepressivi?

 «Molto schematicamente, au­mentare il tono dell'umore negli episodi depressivi. Chiaramen­te, occorre molta attenzione per evitare di provocare euforia do­po una depressione. Nel distur­bo bipolare gli antidepressivi so­no controindicati e si fa ricorso a sostanze chiamate "stabilizzato­ri dell'umore».

 Si può guarire dai disturbi dell'umore anche di una certa importanza o gra­vità?

 «Sì, anche se è sempre possibile una ricaduta. Molto più frequen­te di una vera guarigione, però, è la remissione sotto terapia di mantenimento. I disturbi del­l'umore vanno trattati per perio­di prolungati, in casi gravi e con tendenza dimostrata alla ricadu­ta addirittura a tempo indetermi­nato ».

Sergio Sciancalepore







A TUTTE LE ETÀ Un disturbo dell'umore può manifestarsi in ogni periodo della vita, ma l'esordio tipi­co è tra i venti e i trent'anni (foto Demaldi). Nella foto piccola: il dott. Carlo Calanchini. (Crinari)

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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