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Ecco il giudizio del governo sulla percentuale femminile alle cattedre dell’Università

Separazioni e divorzi: affidamenti alle madri 95 %, ai padri 5 % ...... No comment !

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Da: La regione, 29.10.10 pag 24

Moderatamente donna. Ecco il giudizio del governo sulla percentuale femminile alle cattedre dell’Università

G.G.

« Qual è il giudizio del Consiglio di Stato sulla presenza effettiva di donne nel corpo professorale dell’Università della Svizzera italiana? Moderatamente sufficiente ».

Così risponde il governo all’interrogazione inoltrata lo scorso settembre dal granconsigliere socialista, Nenad Stojanovic intitolata Il principio delle pari opportunità e la mancanza preoccupante di donne all’Usi. Puro caso o risultato di problemi strutturali e/o discriminazioni? Nella sua risposta, il governo riprende e fornisce dati sulla ‘tematica rosa’: «Se prendiamo esclusivamente gli ordinariati, la proporzione femminile presso l’Usi è del 7,7% (4 su 61), come fatto rilevare dall’interrogante, in confronto ad una media del 12,7% degli atenei svizzeri. Presso i professori assistenti, la percentuale di rappresentanza femminile all’Usi è invece attualmente del 29% (7 su 24) il che pone l’Usi perfettamente centrata nella media svizzera per questo livello di carriera». Evidenzia ancora il Consiglio di Stato: «Una percentuale analoga di rappresentanza femminile (28%) viene riscontrata nella categoria ‘docenti’ che indica le persone con contratto per un tempo di insegnamento limitato. Questa categoria presso l’Usi è vistosamente più rappresentativa che non nelle altre università svizzere. Per quanto riguarda il capitolo concernente le prospettive di carriera – osserva il governo – è considerata caso raro, e comunque da evitare, una promozione diretta a rango professionale di quadri intermedi interni». Il Consiglio di Stato respinge inoltre la tesi secondo cui vi sarebbe un presunto svantaggio sia per le candidate nelle procedure concorsuali che per le procedure ad incarico diretto. Tornando al giudizio complessivo sulle cattedre rosa, secondo il governo «il miglioramento dal 2005 è stato tangibile. Su 33 nomine dal 2006, 8 sono state attribuite a una candidata, anche se due di esse si sono in seguito ritirate. Ciò significa che ci sono state de iure 8 nomine femminili su 33 posti messi a concorso (24%), nomine che dopo i due ritiri sono diventate 6 (18%). Inoltre – prosegue la risposta all’interrogazione – facciamo notare che nei quadri professorali junior (professori assistenti) la percentuale femminile sia molto consistente ed in linea con la media nazionale».

Il Consiglio di Stato riconosce comunque che «se consideriamo tre facoltà su quattro all’Usi (economia, architettura, informatica) ci rendiamo conto che in queste discipline la rappresentanza femminile a livello svizzero è decisamente inferiore (in media dai 2 ai 3 punti percentuali in meno della media globale). Quindi per queste tre facoltà la media svizzera si aggira attorno al 9-10% e non al 12-13% come la media globale». Il governo risponde pure sui contratti precari: questo « dipende dalla struttura particolare dell’Usi che conta una frazione di ‘docenti’ (rispetto ai professori) molto superiore alla media svizzera».

In conclusione il governo afferma di condividere « la percezione che al momento la presenza femminile tra i professori di ruolo non è ancora completamente soddisfacente» e ritiene che «un equilibrio demograficamente più soddisfacente verrà indubbiamente raggiunto anche in questo settore secondo la giusta tempistica e senza dover forzare le tappe e le procedure».

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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