Da: mattino della domenica, 20.5.12 pag 32
ALDO PEDRONI, AURIGENO
Ho ascoltato con costanza e regolarità, i pareri e gli articoli pubblicati nella rubrica del Movimento Papageno dei numerosi padri ingiustamente maltrattati dalla nostra illuminata giurisprudenza. La parità di trattamento fra uomo e donna, padre e madre, nei casi di separazione e divorzio, pare proprio non avere un benché minimo diritto di cittadinanza.
Oggi, con il diritto sulla separazione e sul divorzio che ci ritroviamo, rispetto a quello precedente, mi risulta tutto piû comodo per giudici e pretori, ma nel complesso, più iniquo, impari, e finanche “contorto”, per i genitori separati, ed in particolar modo per i loro figli. E si vuole insistere nel definire tutto ciò che vien fatto e prodotto, come il massimo ed il migliore “bene dei minori”. Vergognoso!
Ai miei tempi non era così. Il diritto contemplava ancora, e giustamente, la responsabilità personale dei congiugi, dell’uno verso l’altro e, soprattutto, in quanto genitori, nei riguardi ed a protezione della prole. Si è voluto eliminare la responsabilità personale, e con essa anche ogni riferimento alle proprie responsabilità etiche e morali: non mi pare per niente un gran passaggio, un progresso, anzi! Deresponsabilizzare non ha mai aiutato nessuno a comportarsi civilmente ed umanamente nel migliore dei modi. Garantire diritti senza pretendere l’osservanza dei propri doveri di persona e di cittadino, non ha mai portato a nulla di buono, e di certo non lo farà in questi nostri tempi invero caotici, inneggianti ad illusorie ed effimere libertà, all’opportunismo ed all’arrivismo.
La Costituzione federale della Confederazione Svizzera, all’articolo 8, garantisce all’uomo ed alla donna la parità di considerazione e trattamento, ha infatti per titolo “Uguaglianza giuridica” Tutti sono uguali davanti alla legge. Nessuno può essere discriminato, in particolare a causa dell’origine, della razza, del sesso….): nei fatti, a regnare nei nostri tribunali, ed a finire nero su bianco nelle nostre sentenze di divorzio, è invece la radicale, sistematica ed ideologica “disuguaglianza giuridica”! In sostanza, ci ritroviamo una giustizia che garantisce l’ingiustizia! Mi chiedo, e chiedo a tutti i lettori, che fine abbiano fatto il buon senso, il senso di responsabilità, il rispetto reciproco, l’obbligo morale di dare il miglior esempio possibile ai propri figli ed a quelli degli altri, il ruolo educativo delle autorità e dei politici. La nostra società, e la nostra giustizia vi constribuisce in buon amisura, pare ridursi sempre più ad un’accozzaglia di incoerenze e disparità che disorientano, rendono insicuri, che diffondono profonda incertezza ed istillano nell’animo smarrimento e sfiducia. Ma che razza di mondo e di società vogliamo lasciare in eredità ai nostri figli? Quali valori intendiamo tramandare alle future generazioni? Non basta criticare il vecchio, le tradizioni, demolire tutto quello che del passato non si desidera più, magari perché scomodo e troppo impegnativo, bisonga anche e innanzitutto proporre e produrre qualcosa di meglio!


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