Da: CdT 12.1.13 pag 15
Inchiesta
C'è il rischio di recidiva
Consegnata la perizia psichiatrica sul giovane che accoltellò un degente all'OBV
Il referto attesta il pericolo di ripetizione di atti violenti - L'uomo resta in carcere
■ Era finalizzata soprattutto a far luce sulla pericolosità dell'accusato e sulla probabilità di reiterazione di comportamenti violenti la perizia psichiatrica eseguita sul 24.enne svizzero domiciliato nella regione che il 17 ottobre dell'anno scorso accoltellò un 34.enne portoghese all'Ospedale Beata Vergine di Mendrisio: il referto richiesto dal Ministero pubblico al dottor Carlo Calanchini, consegnato settimana scorsa alle parti, indica in effetti il rischio che in futuro il giovane possa nuovamente rendersi protagonista di aggressioni o fatti simili. Al ragazzo sarebbe pure stata riconosciuta una scemata responsabilità nelle fasi in cui si scagliò contro la sua vittima poco meno di tre mesi fa.
Rinchiuso in carcere dalle ore successive al ferimento, il 24.enne è accusato di tentato omicidio intenzionale, subordinatamente tentato omicidio passionale e lesioni corporali gravi.
Una separazione dolorosa
Come anticipato dal Corriere del Ticino del 23 ottobre, all'origine del fatto di sangue, che poteva avere conseguenze drammatiche, vi sarebbe una separazione resa ancor più dolorosa dalla presenza di un bambino che il padre, il 34.enne portoghese, vedeva sporadicamente.
Proprio l'impossibilità di stare col figliolo per il tempo auspicato induceva lo straniero ad avvicinare con una certa insistenza l'attuale compagna del 24.enne, madre del bimbo. Infastidito da quella che riteneva un'ingerenza nella propria vita familiare, il giovane avrebbe quindi deciso di porvi fine nel modo più cruento. Prima del ferimento all'OBV, tra le parti erano scoppiate diverse liti, ma niente che facesse presupporre la violenta escalation.
Anche il portoghese, come la moglie dalla quale si sta separando, si era fatto una nuova vita, ma non sopportava di vedere troppo limitato il proprio diritto di visita al figlio. In qualche modo, voleva continuare a fare il papà. Tuttavia, per il 24.enne le pressioni esercitate dal 34.enne erano eccessive.
Tre colpi inferti con veemenza
Rimasto vittima di ferite superficiali alla testa, al collo e alle braccia, il portoghese aggredito mentre era degente in una stanza al secondo piano del nosocomio di Mendrisio si è costituito accusatore privato. Sarebbe stato proprio lui a bloccare il rivale, placcandolo con prontezza prima che potessero partire fendenti letali. Solo in un secondo tempo, sarebbe intervenuto il personale dell'OBV per dare manforte al paziente. L'arma usata dall'accusato è un coltello con una lama non acuminata di circa 10 centimetri. Sono tre i colpi inferti con maggiore veemenza dall'arrestato.
Acquisita agli atti la perizia psichiatrica, il procuratore pubblico Zaccaria Akbas, titolare dell'inchiesta, dovrebbe interrogare nuovamente l'accusato prima di decretarne il rinvio a giudizio davanti ad una Corte delle Assise criminali. Nel primo verbale, il giovane ha detto alla polizia di essersi recato al nosocomio regionale con l'intento di eliminare il contendente. P.C.


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