«Per il bene della bambina» l'Ufficio del tutore ufficiale ha fornito informazioni false sui genitori di Tamara Rossi
Se dovessero sempre rispettare le leggi, gli operatori sociali non riuscirebbero a svolgere il loro lavoro. Lo afferma il curatore di "Tamara Rossi", la bambina tolta per sbaglio ai genitori. Per semplificarsi il lavoro, il funzionario ha falsificato un documento e ha chiesto abusivamente un sussidio della cassa malati. «Ho sbagliato» ammette.
di Matteo Cheda (L'Inchiesta 2005; www.consumatori.ch)
«È normale che nei servizi sociali si commettano questi sbagli. Siamo oberati di casi e se facessimo i pignoli non riusciremmo più a svolgere il nostro lavoro».
Il curatore di "Tamara Rossi" (13 anni, nome fittizio) è Nello Pedrazzi, funzionario dell'Ufficio del tutore ufficiale. Ha un centinaio di persone da gestire. E secondo lui è impossibile farlo sempre in modo legale. «Spesso sono costretto ad agire oltre il mio mandato» ammette.
Nel settembre 2000, ad esempio, Pedrazzi si trova sulla scrivania una fattura di fr. 30.- dell'Ufficio permessi e immigrazione. Il permesso di Tamara Rossi è stato modificato in seguito al trasloco dei Bianchi, la famiglia affidataria.
Il curatore avrebbe dovuto informare i genitori. Ma Pedrazzi non l'aveva fatto. «Con i Rossi non c'era alcun tipo di collaborazione» ricorda il curatore. «Io odio lavorare così. Per questo li ho esclusi completamente».
Pedrazzi avrebbe dovuto mandarla ai genitori, quella fattura di fr. 30.-. Ma in questo modo i Rossi si sarebbero accorti che la modifica del permesso era stata richiesta illegalmente senza il loro consenso.
Pedrazzi, quindi, chiede il condono della fattura. «La situazione finanziaria della famiglia Rossi appare molto critica, e a carico dell'assistenza» scrive nel settembre 2000 alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione. Il fatto è che nell'incarto "Tamara Rossi" c'è scritto l'esatto contrario.
Secondo i rapporti delle autorità comunali, i Rossi hanno un buon tenore di vita. Dai rapporti traspare perfino una certa invidia dei funzionari per come i Rossi siano riusciti a salire rapidamente la scala sociale. Non vivono nel lusso. Ma possiedono due automobili e una casa propria.
Sussidio abusivo per la cassa malati
Dopo anni di curatela a Tamara, nel gennaio 2004 Pedrazzi chiede per la prima volta il sussidio della cassa malati. I genitori (che pagano i premi) vengono a saperlo solo mesi dopo, quando la cassa comunica loro che la richiesta è stata approvata.
Nessuno quindi ha controllato il reddito dei genitori. E nessuno si è accorto che il sussidio è abusivo. I genitori cadono dalle nuvole. Informano subito l'Istituto delle assicurazioni sociali pregandolo di annullare il sussidio.
Ma perché Pedrazzi l'ha chiesto? Il passaporto di Tamara era scaduto. E il consolato lo rinnova gratis a chi riceve il sussidio cassa malati. Lo scopo dell'operazione era di rinnovare il passaporto di Tamara all'insaputa dei genitori.
«Lo so bene che ho sbagliato» ammette Pedrazzi. «Ma l'ho fatto per il bene della bambina. Col senno di poi, avrei dovuto mandare ai genitori la copia di tutta la corrispondenza che riguardava la loro figlia».
Cosa dice la legge - Falsità in documenti (articolo 251 codice penale)
1. Chiunque, al fine di nuocere al patrimonio o ad altri diritti di una persona o di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, forma un documento falso od altera un documento vero, oppure abusa dell'altrui firma autentica o dell'altrui segno a mano autentico per formare un documento suppositizio, oppure attesta o fa attestare in un documento, contrariamente alla verità, un fatto di importanza giuridica, o fa uso, a scopo d'inganno, di un tale documento, è punito con la reclusione sino a cinque anni o con la detenzione.
2. Nei casi di esigua gravità, può essere pronunciata la detenzione o la multa.
La vacanza di Tamara - 5
Nel febbraio 1996 "Tamara Rossi" (4 anni) va in vacanza con i "Bianchi", l'ex famiglia affidataria. Questi portano la bambina da un medico il quale accerta che Tamara ha ricevuto una sculacciata sul sedere «dalla mano destra di un adulto». Senza verificare chi ha picchiato la bambina, le autorità ticinesi la tolgono ai Rossi e la affidano a pagamento ai Bianchi.
Tra le due famiglie nasce un duro conflitto. Nell'agosto 2004 Tamara, ormai adolescente, è collocata in un foyer. Davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo, è tuttora pendente un ricorso dei genitori per riavere la figlia. L'Inchiesta ha indagato sugli errori commessi dalle autorità ticinesi e pubblica il caso a puntate.
Copyright © L'Inchiesta, 2/2005, marzo - pagina 16


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