Scritto da Lorenzo Quadri - MDD
domenica 09 marzo 2008
Mentre le lamentele si susseguono.
Purché si cambi davvero qualcosa...
In Ticino ci sono 16 commissioni tutorie. Esse sono investite di molteplici compiti, anche molto delicati dal profilo sociale. I principali sono ordinare le misure a protezione dei minori, decidere l'istituzione di curatele, tutele volontarie e inabilitazioni, decretare privazioni provvisorie dell'esercizio dei diritti civili, designare tutori, curatori e assistenti, decretare le privazioni della libertà a scopo di assistenza ed approvare inventari, rendiconti e rapporti morali.
Le commissioni tutorie possono quindi incidere pesantemente nella vita di un individuo o di una famiglia, specie quando prendono dei provvedimenti che riguardano i figli. E al proposito le lamentele dell’”utenza” si susseguono: le proteste sono molte e pesanti. Valutazioni sbagliate dal profilo sociale, scarsa considerazione della volontà dei diretti interessati, incursioni in stile “elefante nel negozio di cristallerie” in situazioni delicate, istituzione di tutele e curatele dove non ce ne sarebbe bisogno, e soprattutto lentezza d’azione e irreperibilità nei momenti di necessità.
Poi è chiaro che chi è soddisfatto dell’operato di una commissione tutoria non telefona ai giornali per comunicarlo, ma sta di fatto che il territorio – non solo gli utenti ma anche gli operatori sociali – danno degli inequivocabili segnali di disagio: qualcosa non gira per il verso giusto.
Punta dell’iceberg?
Autorità di vigilanza sulle tutele è la Sezione Enti Locali (SEL). Abbiamo girato i nostri dubbi – che sono poi quelli di parecchi lettori del Mattino – al capo della SEL, Elio Genazzi.
«Premesso che chi è direttamente coinvolto ha giocoforza una visione parziale del problema – rileva Genazzi – non si può nascondere che dei problemi esistano. Il tessuto sociale cambia, sempre più famiglie sono fragili o problematiche. I casi di cui si devono occupare le Tutorie sono sempre più numerosi e complicati, specie se sono coinvolti dei bambini. Inoltre quello dei tutori e dei curatori è tradizionalmente un settore caratterizzato dal semivolontariato, un aspetto che però si sta perdendo. Si fatica sempre più a trovare persone pronte a mettersi a disposizione come tutori e curatori, vista appunto la crescente difficoltà dei casi da trattare». A lamentarsi, osserva Genazzi, non sono solo gli utenti, ma anche i Comuni sedi delle tutorie, che protestano per la sottodotazione di risorse.
Insomma che i problemi esistano è riconosciuto anche a livello dipartimentale. «Del resto – riconosce Genazzi – le segnalazioni cominciano ad arrivare quando il problema sul terreno ha già preso forma; potrebbero essere la punta dell’iceberg».
Cosa si farà, allora, per migliorare? «Su incarico del governo è appena partito in questi giorni uno studio sulle Commissioni tutorie e sui problemi ad esse connessi – risponde il capo della SEL -. I risultati dovrebbero essere disponibili verso inizio estate».
Purché lo studio non si risolva nel consueto utilizzo di carta allo scopo di tacitare le coscienze... da poi dimenticare in un cassetto senza cambiare niente.


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