Da: Mattino della Domenica, 14.10.12 pag 26, Rubrica "Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri"
Francesco Massei.
Nel foglio ufficiale cantonale nr 812 / 2012 di 9 ottobre è stata pubblicata la modifica della Legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto dell’8 marzo 1999 votata di recente dal Gran Consiglio. Prossimamente andranno assunti curatori professionisti. Ci soffermiamo brevemente sulla figura del curatore educativo, regolarmente “utilizzato” nelle procedure di separazione e divorzio. Spesso questi “operatori” creano maggiori problemi di quelli già esistenti. L’autorità ma anche tanti padri separati che faticano a poter vedere i loro figli con la dovuto e costante regolarità, chiedono alla tutoria o ai pretori di nominare un curatore educativo che li aiuti a non perdere il “contatto” coi propri figli, spesso obiettivo finale di madri affidatarie non propense al bene del figlio. Si può ben capire che la qualità, la sensibilità e l’empatia umane dei curatori educativi sono fondamentali per rendere proficuo il loro intervento a vantaggio del bene del bambino. La nostra esperienza derivante dai numerosi casi conosciuti e analizzati ci porta a concludere che, nella stramaggioranza dei casi, la presenza e l’agire di questo operatore che risulta essere un “terzo incomodo”, comporta più danni che benefici, sia al figlio che al padre non affidatario. Sia esso curatore professionista o privato, poco importa. Riportiamo uno dei tanti esempi concreti a nostra conoscenza per far comprendere meglio ai lettori le varie problematiche.
Il curatore di questa vicenda è un noto tutore e curatore professionista: il suo nome è Francesco Massei. Egli, vanta una formazione precedente quale infermiere in psichiatria e da anni opera a tempo pieno presso l’Ufficio del tutore ufficiale cantonale, lautamente stipendiato. Insegna nei corsi per Curatori e tutori organizzati dal Cantone assieme alla Capo Ufficio dell’attuale Autorità di vigilanza sulle tutele e al magistrato dei minorenni avv. Reto Medici. Insomma, sulla carta sicuramente un ottimo elemento, nevvero?
Nel caso in oggetto, un padre, una madre e un figlio di 10 anni: il figlio e il padre desiderano vicendevolmente poter stare insieme molto di più del tempo previsto abitualmente, la madre vi si oppone da sempre. Una perizia sulle capacità genitoriali dei due genitori ha fatto emergere che la madre soffre di disturbi di personalità istrionica, con personalità manipolatrice confabulatrice e infantile, con quoziente intellettuale limitato, mal gerente le proprie pulsioni, egocentrica e rivolta a sé stessa senza rendersi conto delle ripercussioni psicologiche sui figli.
Ricordiamo che è stato il padre - di professione dirigente amministrativo con una formazione di livello medio superiore - a richiedere un curatore educativo per sostenerlo nell’esecuzione dei diritti di visita col figlio. Il curatore Massei, interpellato dal Pretore in occasione della prima istanza inoltrata dal padre in Pretura per estendere il diritto di visita dal mercoledì pomeriggio fino al giovedì mattina, auspicata pure dal bambino, ha sempre remato contro al padre e ai desideri del figlio. In particolare, affermando tra l’altro che:
“Per quello che posso constatare io, il rapporto personale dei figli con il padre è abbastanza buono. (…) L’eventuale estensione del diritto di visita non si giustificherebbe per motivi scolastici, in quanto la possibilità di esprimere per il figlio tutte le sue potenzialità, che ci sono, sarebbe favorita solamente con una maggiore serenità dei rapporti con entrambi i genitori. Questo impone la necessità di avere un accordo tra di loro (ndr: i genitori) per l’eventuale estensione del diritto di visita, in modo che sia condiviso e non fonte di nuove difficoltà. (…) Nel caso in cui non ci fosse un accordo, la mancata estensione del diritto di visita non avrebbe grosse conseguenze.” L’istanza del padre (sostenuta dal figlio) è stata respinta dal Pretore.
L’anno successivo, il padre ritenta chiedendo di poter stare una settimana al mese col figlio oltre i due fine settimana al mese, soprattutto per poterlo aiutare a scuola. Anche qui il curatore Francesco Massei persiste affermando che: “Rispetto all’ultima volta che sono stato sentito come teste (…) posso indicare che in modo generale che i rapporti tra le parti e i figli non hanno avuto particolari modifiche. (…) Le relazioni (ndr: del figlio 11enne) con il padre sono svolte secondo quanto stabilito da diverse decisioni e il rapporto affettivo con entrambi i genitori può essere definito buono. Per il rendimento scolastico il padre più volte ha manifestato la sua preoccupazione per quello che ritenevate difficoltà del figlio.”
Inoltre, il curatore educativo Massei, seppur frequentava regolarmente la casa della madre, neppure era a conoscenza che un altro uomo da mesi viveva con la madre, il figlio minore e il fratello adolescente. In merito affermava: “ Negli ultimi tempi ho avuto modo di frequentare solamente la casa della madre (...) nella casa della madre c’è una buona armonia. Negli ultimi tempi, così come mi è stato segnalato dal padre, ho potuto avere la conferma che nella casa con la madre vive anche un uomo. Io non ho mai avuto l’occasione di incontrarlo, ma la convivenza, mi è stata anche confermata dalla madre. Con questo uomo la madre e i figli hanno trascorso una vacanza assieme. Non mi è stato però indicato che esiste un qualsiasi progetto futuro per la continuazione di questo rapporto. La presenza di questo uomo non mi sembra che turbi in nessun modo l’armonia della casa. Tutte le informazioni che ho su questo uomo me le ha dato il padre e io non ho mai effettuato nessuna verifica particolare non avendo motivi per avere dei dubbi (…). Ribadisco che per quello che ho potuto vedere questa presenza non mette in discussione l’armonia che c’è nella casa.” Il curatore Massei - sebbene egli ritenesse identica allo scorso anno la situazione conflittuale tra i coniugi - durante la sua udienza, si è manifestato contrario a concedere la settimana al mese al padre e al figlio, valutando tuttavia positivamente, al contrario dell’anno prima, l’estensione del diritto di visita al mercoledì fino al giovedì mattina. L’istanza del padre (sostenuta pure dal ragazzo) di una settimana al mese col figlio è stata respinta dal Pretore.
Per dovere di cronaca si informa che il ragazzo, un paio di anni dopo, non è stato promosso avendo 6 insufficienze, e che, in seguito, preadolescente, autodeterminandosi, si recava dal padre come e quando voleva; da un anno il figlio si è trasferito a vivere definitivamente dal padre.
Quale la morale di questa storia? Padri, pensateci bene prima di chiedere un curatore educativo, specie se super qualificato! Municipi e Cantone, valutate bene quando nominate i curatori professionisti: i titoli e l’esperienza non sono sinonimo di qualità.
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