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Porta il figlio dalla Spagna in Svizzera: ‘Sono una madre, non una criminale’

Da: La Regione, 16.11.2012 pag 2

Speciale

La storia diYamil

Coppie in frantumi e figli contesi tra due Nazioni: cento nuovi casi in Svizzera ogni anno. Vicende complesse, delicate e uniche segnate da denunce incrociate, sofferenze e udienze nei tribunali. Raccontiamo la storia di una madre elvetica: dalla Spagna è tornata nel suo Paese per trovare un porto sicuro per lei e suo figlio, ma non ha fatto i conti con norme e leggi e tribunali.


‘Sono una madre, non una criminale’

Vive ad Acquarossa con Yamil, deve andarsene entro fine novembre o il giudice le manda la polizia a casa

L’incubo di una mamma svizzera denunciata per rapimento di minori dal suo ex compagno spagnolo

di Simonetta Caratti

« Cercavo protezione nel mio Paese, invece mi sento trattata come una criminale. Eppure sono solo una madre che difende suo figlio ». Nevenka Vujicic è nata e cresciuta a Bellinzona, è svizzera, ha 40 anni, un figlio di 4 anni (si chiama Yamil) e un ex compagno spagnolo: Raul, il padre del bambino. Madre e figlio vivono ad Acquarossa, sono tornati in Ticino un anno e mezzo fa. Ma devono fare le valigie: entro il 30 novembre devono lasciare il comune, dove hanno costruito il loro mondo, fatto di amici, parenti… anche tre gatti e due cani.

Lo impone il Tribunale d’appello, in una sentenza del 6 novembre: il giudice intima alla signora di lasciare il Ticino e trasferirsi, con Yamil, in Spagna, dove risiede il padre, che deve esercitare il diritto di visita. Il tono è perentorio, si legge a pagina 5: « È ordinato ad ogni agente della forza pubblica, o ad ogni funzionario richiesto, di prestare man forte all’Autorità di vigilanza sulle tutele per l’esecuzione della presente decisione ».

‘L’ho denunciato per maltrattamenti’

Nevenka è scoraggiata, in cura medica per stati d’ansia, ma non si dà per vinta; ha cambiato avvocato e sta preparando l’ennesimo ricorso in Svizzera e in Spagna: « Mi mandano la polizia a casa come fossi una criminale – ribadisce –, ma è questione di mesi e la mia situazione si sbloccherà. In Spagna ho chiesto di modificare l’autorità parentale e denunciato il mio ex per maltrattamenti. Finché ero laggiù avevo paura, ora l’ho fatto ».

Ci sono vissuti pesanti e gravi accuse che saranno oggetto di verifiche. Una vicenda intricata come tutte le dolorose storie di figli contesi.

Poi, ci sono le leggi. Secondo le convenzioni internazionali, Nevenka è colpevole di rapimento internazionale di minori. Yamil le è stato dato in custodia dai giudici di Granada. Che hanno pure stabilito un’autorità parentale congiunta tra i genitori. Il padre, che vive in Spagna, ha diritto di avere Yamil il primo fine settimana del mese. Ma ciò non avviene. Un nodo che in vari mesi non si è riusciti a sciogliere. Quindi, madre e figlio devono tornare in Spagna.

Alle fredde norme, la madre che oggi riceve l’assistenza, oppone la sua verità, che i tribunali dovranno vagliare: « In Ticino ci sono mia madre, le mie sorelle, i miei amici d’infanzia, mentre in Spagna sono sola, come faccio a tirare avanti? La legge dovrebbe tutelare mio figlio. Che non è mai stato solo con suo padre ».

La lettera al ministro

Ogni anno l’Ufficio federale di giustizia e polizia deve sbrogliare un centinaio di casi di figli contesi tra due Nazioni, di coppie ai ferri corti, di diritti di visita contestati. Quando la coppia scoppia, può succedere che un genitore porti il figlio all’estero, e ve lo tenga, contro la volontà del coniuge.

È quello che è successo a Yamil. È arrivato a Bellinzona nel maggio 2011 in visita alla nonna malata e non ha più fatto ritorno in Spagna. « Decisi di rimanere in Ticino e lo comunicai subito al padre del bambino », precisa la madre.

Segue un anno e mezzo, segnato da denunce incrociate, udienze, due sentenze del Tribunale d’appello, vari ricorsi. I tentativi di mediazione non approdano a nulla. « Gli ho proposto di vedere suo figlio in Ticino, ma ha rifiutato ».

Nevenka ha scritto una lunga lettera al ministro della giustizia Simonetta Sommaruga , chiedendo aiuto.

Ora la sua storia viaggia in rete, su Facebook alla pagina ‘Insieme per un grande cuore che protegga il mio angelo’.

Chi vuole, può scrivere a: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

La difesa

A difendere la signora è subentrato da poco un nuovo legale, l’avvocato Matteo Quadranti , gli chiediamo quali passi sta facendo: «Ricorriamo al Tribunale federale contro l’ultima decisione del Tribunale d’appello. Chiedo la revoca o, in via subordinata, la sospensione dell’ordine di rientro, finché in Spagna non venga decisa la modifica dell’assetto dei rapporti tra genitori e figlio».

Il legale spiega che farà valere nuovi elementi emersi «come la denuncia per maltrattamenti promossa in Spagna contro l’uomo». Un dubbio resta, perché la signora non ha segnalato prima i rischi, per lei e il figlio, in Spagna: « Non c’è da sorprendersi che non l’abbia fatto. Quanti casi, per lungo tempo, non vengono denunciati? ».

La cronistoria

Nel 2005, via in Spagna

Dopo una vita in Svizzera, Nevenka V. si trasferisce in Spagna ad Ayamonte, in Andalusia. A fine 2006, conosce Raul: fa il fabbro, ha un figlio. Tra i due inizia una relazione.

Nel 2008 nasce Yamil

L’11 ottobre nasce Yamil, che il padre riconosce. La convivenza dura ancora un anno. I rapporti sono molto tesi. Nel dicembre 2009, la madre va a vivere con il figlio a 400 chilometri di distanza nella provincia di Granada.

Si decide la custodia

Il 10 marzo 2011, i genitori firmano un accordo: custodia alla madre, autorità parentale esercitata congiuntamente. Fino all’età di 3 anni, il padre può avere il figlio un fine settimana al mese, ma pernotta dalla mamma

La denuncia

Il 14 maggio 2011 Raul presenta al ministero di giustizia spagnolo una denuncia per sottrazione di minore. Suo figlio è a Bellinzona con la madre, in visita alla nonna malata. Un telegramma lo informa. È l’inizio di una lunga battaglia legale fra udienze e tentativi di mediazione che non approdano a nulla

Le norme

Coppie in frantumi e figli contesi

La Svizzera è coinvolta in un centinaio di casi l’anno di bambini rapiti e portati all’estero (o in Svizzera) da uno dei genitori. Quando la coppia scoppia, i figli possono trovarsi in situazioni difficili. Se i genitori non riescono a trovare una soluzione concordata, o non accettano il compromesso giudiziario, le cose si fanno difficili. Berna collabora con 83 Paesi nell’ambito della Convenzione dell’Aja sui rapimenti internazionali di minori. Nel 2010, la Svizzera ha trasmesso all’estero 59 istanze di restituzione e tutela del diritto di visita; ne ha ricevute 43 da altri Paesi (vedi grafico, Ufficio federale di giustizia). Al centro dell’interesse c’è sempre il bene del bambino. I giudici, dopo aver assegnato un rappresentante legale al minore, avviano una mediazione per giungere alla restituzione volontaria. Per informazioni rivolgersi all’Autorità centrale in materia di rapimento internazionale di minori a Berna (telefono: 031/323 88 64).

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Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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