Nella giustizia e soprattutto nel suo sistema burocratico, ormai è risaputo, ci sono sempre due pesi e due misure e questo perché da ormai molto (troppo) tempo gli "uffici" si perdono in casi minori (condannando anche i cittadini a torto) piuttosto che seguire (e portare avanti!) vicende ben più gravi. Il caso di questo padre, associato al Movimento Papageno (www.miopapageno.ch), è sicuramente eloquente per spiegare come esso sia stato "maltrattato" per un caso riguardante la decisione del pretore Enrico Pusterla di Mendrisio Sud su istanza dell'avvocatessa della moglie in una procedura di divorzio. La decisione concerneva la sottoscrizione del rinnovo del contratto ipotecario dell'abitazione coniugale con la Banca Migros di Lugano. Sottoscrizione imposta al marito dal Pretore con la comminatoria dell'articolo 292 (disubbidienza ad ordine dell'autorità) del Codice penale svizzero. Il contratto prevedeva, oltre al pagamento degli interessi (ca 10'000 fr annui), l'ammortamento della cartella ipotecaria tramite un'assicurazione sulla vita per un totale di quasi 6'000 franchi annui. Lasciato con il minimo vitale, il marito - firmando questo contratto - sarebbe stato responsabile solidale - con la moglie - del pagamento di 10'000 franchi di interessi + di 6'000 franchi dell'ammortamento.
Sforzo economico che, evidentemente, considerando la situazione del marito, non poteva essere fattibile. Da annotare che la moglie per di più non svolgeva un'attività professionale sufficiente per la sua sopravvivenza, ricevendo dal marito cospicui alimenti per sé e per i figli.
Ciononostante il Pretore Pusterla ha assecondato l'avvocatessa della moglie imponendo sotto minaccia penale al marito di firmare il citato contratto, negandogli inoltre il gratuito patrocinio. Il coniuge, proprio per le sue particolari condizioni economiche, non poteva sottoscrivere il documento ipotecario, per di più contro la sua volontà e sotto minaccia di sanzioni penali. Per questo si è visto costretto a ricorrere contro il "decreto cautelare" del pretore civile al Tribunale d'Appello, chiedendo nel contempo la sospensione della decisione pretorile. La domanda dell'effetto sospensivo è stata considerata dal TA irricevibile in quanto i "provvedimenti cautelari", nel contesto dei processi di separazione o di divorzio, sono - per volontà stessa del legislatore - immediatamente esecutivi. Allo stesso tempo, proprio quando era arrivata questa risposta del Tribunale d'Appello, è giunta la disdetta del contratto ipotecario della banca Migros. Quindi di fatto non esisteva più il problema riguardante la firma del contratto ipotecario.
Storia finita qui? Assolutamente no in quanto, a seguito della querela penale della moglie, il procuratore pubblico Antonio Perugini ha notificato al marito, poche settimane dopo e proprio qualche giorno prima di Natale del 2006, un Decreto d'accusa per "disobbedienza a decisioni dell'autorità" - in poche parole per non aver ubbidito all'ordine del pretore Pusterla di firmare il contratto ipotecario - comminando al marito una multa di 500 franchi, più 100 franchi di tassa di giustizia e 200 di spese giudiziarie. Multa commutabile in arresto.
Il marito ha fatto opposizione durante le festività natalizie 2006. Egli, convinto delle sue ragioni, prima del processo penale, ha sollecitato la Camera civile del Tribunale d'Appello affinché emanasse la decisione sul suo appello contro il decreto cautelare del Pretore Pusterla. Il Tribunale d'appello ha sentenziato che "in virtù dell'art. 169 cpv 2 del Codice Civile la moglie avrebbe finanche potuto chiedere di essere autorizzata da sola a firmare da sé sola gli atti destinati al rinnovo del mutuo ipotecario. Nulla impediva quindi che, senza giungere a tanto, la moglie si limitasse ad instare perché il giudice richiamasse il marito ai propri doveri. Un altro problema è sapere se in simili circostanze si giustificasse di comminare sanzioni penali al marito (art. 292 CP), la moglie potendo farsi autorizzare dal giudice - in caso di rifiuto - a procedere autonomamente, anche contro la volontà del coniuge. La questione tuttavia non è mai stata sollevata dall'attore (Ndr: il marito) e non può dunque essere vagliata oltre", non entrando nel merito.
Il marito ha dunque dovuto subire il processo penale davanti al Presidente della Pretura penale avv. Marco Kraushaar, il quale ha confermato il decreto d'accusa del pp Perugini, accollando "all'imputato" ulteriori spese giudiziarie.
Il marito ha quindi ricorso alla Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'Appello la quale lo ha prosciolto, rilevando in sostanza una certa arbitrarietà del pretore penale Kraushaar nella valutazione dell'intenzionalità di non voler ubbidire all'ordine del pretore Pusterla. Tutta la procedura penale contro il marito ha preso tre anni, ossia fino al settembre 2009.
È proprio vero che, per condannare una persona, c'è voluto praticamente un mese, per assolverla tre anni, il che è tutto dire.
Dulcis in fundo, da evidenziare che da fine 2006 ad oggi, il marito non ha mai firmato il mutuo ipotecario, la moglie non ha mai pagato i ca. 6000 frs annui d'ammortamento, la banca Migros di Lugano, nonostante la notifica di disdetta e il contratto non firmato, non ha mai proceduto all'effettiva rescissione del contratto ipotecario, e la moglie continua a vivere (con l'amico) nella casa coniugale...
A cosa è servito tutto questo "esercizio"? Di sicuro non a rendere Giustizia ma a maltrattare l'ennesimo padre separato e a stipendiare la Fabbrica dei divorzi ticinese.
MDD


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