Un ricorso quello presentato dalla donna al Tribunale d'Appello visto che «è l'unica via percorribile per riavere la mia bambina che non vedo dallo scorso 3 novembre senza che io abbia commesso nulla. E chi è genitore può immaginare che cosa significhi» racconta la madre. Per rendere pubblica la vicenda e protestare contro il potere delle tutorie considerato arbitrario, la donna non ha esitato a organizzare un presidio (non autorizzato) sotto gli occhi degli agenti di polizia e dei passanti, molti dei quali non sono rimasti insensibili e le hanno fatto un'offerta in denaro. Per pagare tasse e spese del ricorso, pari a 550 franchi, «non avendo questa disponibilità, mi metto in piazza e chiedo la vostra elemosina» recitava un cartello.
E le persone non sono rimaste indifferenti all'appello: in tre ore e mezza - la raccolta fondi era infatti iniziata alle 11.30 e si era conclusa alle 15 - la donna è riuscita a raccogliere i 550 franchi «a titolo d'anticipo» intimati il 14 aprile dalla Prima camera civile del Tribunale d'Appello con un termine di pagamento di 15 giorni. Raggiunta la cifra Antonella Pace è andata immediatamente a versare la somma come attesta il cedolino, in quanto «in assenza di pagamento» il suo ricorso sarebbe stato stralciato.
La bambina era stata data in affido («consensuale e concordato come temporaneo») quattro anni fa, mentre alla madre era rimasta l'autorità parentale. Al momento che la donna - così ci spiega la diretta interessata - ha annunciato di essere pronta a riprendersi la bambina in casa le è stata sospesa provvisoriamente l'autorità parentale. L'azione di protesta di ieri era sostenuta anche dal Movimento Papageno. Al di là del caso in sé, emerge una volta di più l'espressione di un disagio verso il ruolo delle tutorie.


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