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Subito nel vivo ieri a Lugano il processo a carico degli
allora vertici dell' Hockey Club Lugano sui salari non dichiarati -
Gaggini e Kaufmann: «Pratica diffusa» - Zali: «Giustificazione non
fondata giuridicamente»
«Sono situazioni che notoriamente si presentano nel mondo sportivo».
«È una prassi consolidata ». «Volevamo solo il bene della squadra».
«Un discorso giuridicamente sbagliato, la legge è uguale per tutti». È
entrato subito nel vivo ieri alle Correzionali di Lugano il processo
per truffa fiscale a carico degli ex dirigenti dell' Hockey Club Lugano
nonché di un funzionario di banca. Un primo tempo, si direbbe in gergo
sportivo, seguito in aula dal pubblico delle grandi occasioni, al punto
che, già mezz'ora prima dell'apertura del dibattimento, giornalisti,
fotografi e cameramen si sono appostati nei luoghi strategici intorno
a Palazzo di giustizia in attesa dell'allora presidente dell'
Associazione HCL, avvocato Fabio Gaggini, dell'ex presidente della SA
bianconera Beat Kaufmann e del «tesoriere» Piergiorgio Rezzonico.
Un avvio, dicevamo, che ha visto sia l'accusa sia i legali degli imputati
lasciare al presidente della
Corte, giudice
Claudio Zali,
il compito di far chiarezza sui meccanismi dei salari versati in nero
a giocatori e allenatori. Come si ricorderà, l'atto d'accusa stilato
dall'ex procuratrice generale aggiunta Maria Galliani e portato in
aula dalla collega Monica
Galliker
parla di 3,5 milioni di imposte ordinarie e alla fonte non versati e
di 1,5 milioni di franchi venuti a mancare alle casse dell' AVS
(somma quest'ultima a cui vanno dedotti circa 800 mila franchi finiti
nel frattempo in prescrizione). Gli importi sono stati in buona parte
rimborsati, mentre il periodo interessato va dal 1. gennaio 1996 al 31
dicembre 2005.
I finanziatori riservati
«Uno
dei grandi misteri di questo incarto è quello di sapere chi sono i
finanziatori riservati». Così il giudice Zali dopo aver accertato i
compiti e le responsabilità del terzetto all'interno del sodalizio.
Come spiegato nella fase istruttoria, il budget della prima squadra,
destinato in buona parte al pagamento degli stipendi, è passato
rapidamente da 4 a 10-12 milioni circa di franchi. Il fondo veniva
finanziato dagli spettatori, dalla pubblicità, da sponsorizzazioni e
contributi istituzionali (Federazione, diritti televisivi, eccetera).
Denaro che affluiva su
un conto ufficiale all' UBS destinato
al pagamento degli stipendi
dichiarati.
Una voce a parte meritano per contro quelli che, appunto, sono stati
definiti i «finanziamenti riservati ». Versamenti confidenziali che
finivano su un secondo conto cifrato alla Banca Unione di Credito (BUC)
da cui partivano i salari in «nero».
«Già ai tempi in cui
frequentavo il ginnasio - ha proseguito Zali - si sapeva chi c'era
dietro l' HCL e chi metteva i soldi». Il nome esplicitamente chiamato
in causa dal giudice è quello di Geo Mantegazza. «Non necessariamente
- ha precisato Zali rivolgendosi agli imputati - la cosa ha rilevanza
penale. Resta il fatto che nessuno di voi ne ha mai parlato » .
«Pratica
diffusa»
Il
compito di portare avanti le trattative con i giocatori stranieri
spettava a Kaufmann: «Bisognava fare così anche per risparmiare e far
fronte a una concorrenza agguerrita». Sia il 55.enne sia l'avvocato
Gaggini hanno poi precisato che il mancato pagamento degli oneri
sociali e i versamenti in nero vanno inseriti all'interno di un
contesto particolare, fatto di regole proprie. «Sono situazioni che
si presentano nel mondo sportivo». Giustificazione, a detta del
presidente della Corte, non fondata giuridicamente. Senza dimenticare
- ha aggiunto - che «sottraendosi all'obbligo di determinati tributi,
la società tende a falsare le competizioni in rapporto a coloro che
rispettano le regole».
Da notare poi, come i contratti con i
giocatori stranieri venissero stipulati in lingua inglese, senza
menzionare le cifre dell'ingaggio, che venivano specificate in due
distinte «postille», la prima con la parte dichiarata, la seconda con
il resto. Un modo di agire, hanno specificato i tre, non noto ad altri
all'interno dell'organizzazione. «I giocatori - hanno poi aggiunto -
erano convinti che fosse tutto in regola».
Il processo proseguirà
in giornata con la chiusura dell'istruttoria dibattimentale.
Seguiranno la requisitoria dell'accusa e le arringhe del collegio
difensivo, composto dagli avvocati
Luigi Mattei,
Luca Marcellini
e
Raffaele Bernasconi.
Giovanni Mariconda
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