Svizzera This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

La famiglia che cambia

Da: Azione, 25.10.10 pag 35

Il Mercato e la Piazza

La famiglia che cambia

di Angelo Rossi

Nella visione tradizionale della convivenza umana, la famiglia viene considerata come la cellula fondamentale, o se vogliamo come la pietra angolare della società. Il matrimonio e le nascite che lo seguiranno assicurano la continuità della stessa. In uno studio estremamente interessante, pubblicato nel numero più recente della rivista «Dati» dell’Ufficio di statistica ticinese, Matteo Borioli presenta una serie di cifre che vengono ad incrinare, e di molto, la visione tradizionale. Sia per quel che riguarda il matrimonio, sia per quel che riguarda le nascite, sembra che molto stia cambiando, anche in Ticino.

Incominciamo dal matrimonio. Il tasso di nuzialità, per il momento, si mantiene, ma è fermo a 5 matrimoni ogni 1000 abitanti. Dopo il calo subito durante gli anni Settanta dello scorso secolo, quando il numero dei matrimoni era sceso a 4,01 per 1000 abitanti, negli anni Ottanta il tasso di nuzialità è risalito, ma questa ripresa si è arrestata nel corso degli ultimi vent’anni. Teniamo poi conto del fatto che a sostenere questo tasso è il continuo aumento della quota delle persone che si risposano. Ancora nel 1970, chi si sposava, si sposava per la prima volta: la quota delle prime nozze raggiungeva quasi il 100 per cento dei matrimoni celebrati. Oggi si aggira invece solamente sul 70 per cento. Il resto è formato da coppie nelle quali almeno uno dei coniugi è un divorziato. Nel corso degli ultimi quarant’anni, quindi, con la secolarizzazione della società, la perennità del legame matrimoniale è stata fortemente erosa. L’altra modifica importante, a livello delle coppie che si sposano, è data dalla forte diminuzione della quota di coppie svizzere. Una volta si usava dire «moglie e buoi dei paesi tuoi». Oggigiorno, le coppie indigene non rappresentano neanche la metà dei matrimoni. Ad aumentare in misura significativa sono le coppie con nazionalità mista, formate cioè da un coniuge svizzero e da uno straniero. La loro quota arriva oggi a sfiorare quella delle coppie svizzere. In altre parole, in Ticino, attualmente, quasi un matrimonio su due coinvolge almeno un coniuge straniero.

Veniamo ora alla natalità. La natalità e la fecondità sono in ripresa (anche senza i 1000 franchi di premio per ogni nuovo nato). Ma questa ripresa è da attribuire esclusivamente alle puerpere straniere. Siccome i loro tassi di fecondità sono del 50 per cento superiori a quelli delle svizzere, c’è da aspettarsi che il premio per i neonati, votato di recente in Gran Consiglio, sarà incassato in proporzione più forte dalle straniere che dalle svizzere. Chissà se coloro che lo hanno proposto lo sapevano? Lo studio di Borioli sui matrimoni e la natalità è veramente una miniera di informazioni statistiche interessanti sul come stanno cambiando le istituzioni famigliari. Non possiamo presentarle una per una.

Ma, prima di terminare, vorremmo ancora soffermarci su una tendenza che la dice lunga sulla portata della secolarizzazione della società ticinese. La stessa riguarda l’evoluzione della quota dei nati da madri non sposate. Mentre nel 1970, questa quota era inferiore al 4 per cento, oggi raggiunge il 16 per cento del totale dei neonati. Si tratta di bambini che nascono da coppie non sposate o da madri che vivono sole. L’aumento è stato continuo durante tutti gli ultimi quarant’anni. Tuttavia l’evoluzione della quota mostra un andamento a scalini. Alla fine degli anni Settanta dello scorso secolo è passata dal 4 al 6 per cento. Poi si è mantenuta per quasi venti anni su questo valore. Nel corso degli ultimi dieci anni, invece, il valore di questa quota è salito dal 6 al 16 per cento. Si tratta di un’evoluzione sicuramente molto rapida, addirittura impressionante, almeno per quel che riguarda gli ultimi anni. Tuttavia, è giusto rilevarlo, con la quota del 16 per cento di nati da madri non sposate il Ticino continua a situarsi, in Europa, nel gruppo delle regioni tradizionaliste. È vero però che se la tendenza all’aumento della quota dovesse continuare, ancora per cinque o sei anni, al tasso degli ultimi dieci anni, si raggiungeranno i valori medi dei paesi europei, oggi prossimi al 25 per cento. Come dire che, in un futuro non lontano, potremmo arrivare a una situazione nella quale il matrimonio non rappresenterà più una condizione importante per la procreazione.

Dobbiamo quindi cominciare a chiederci, abbandonando, se del caso, qualche preconcetto, se non sia il caso di pensare alla famiglia come a un’istituzione che sta rapidamente cambiando, con la necessità quindi di rimettere in discussione parti essenziali del diritto pubblico e privato, attualmente in vigore.

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

Comments

Newspaper

Movimento Papageno examines the legal and social impact of separation and divorce, with particular attention to the well-being of minors and shared parental responsibility.

We provide documentation and analysis to support informed decisions and balanced public discussion in Ticino and Switzerland.

Subscribe to receive updates.

A warned man is half saved

Best interests of minors

Harm to minors

Latest Posts