Commissione tutoria regionale 3 di Breganzona (neopresidente avv Nicola Corti, membro permanente Maurizio Rossi) di nuovo alla ribalta... La triste storia si ripete: ingerenza arbitraria nella vita di una cittadina che ha avuto la sola "colpa" di chiedere aiuto all'autorità tutoria...
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Da: www.caffe.ch 4.4.10 pag. 55 L’EDITORIALE DEI LETTORI
di ELISA B. 40 anni, impiegata Lugano.
La mia è una vicenda che potrei definire tragedia. Probabilmente, comune a molti altri genitori che si trovano ad aver a che fare con una tutoria. Ho una figlia adolescente, sempre stata molto diligente, ottimi risultati scolastici, sportiva. Sfortunatamente in 3a media incontra una ragazza coetanea che fatto di tutto per “fuorviarla”,le fa conoscere un mondo che non è di sicuro il suo. Ad un certo punto, non sapendo più cosa fare e poiché mia figlia non sentiva ragioni, chiedo l’aiuto di un assistente sociale.
Lo faccio spontaneamente, sottolineo, e temporaneamente. Consulto anche una psicologa. Credo che se avessi avuto qualcosa da nascondere non avrei mai contattato gli istituti sociali e non avrei mai intrapreso la strada di una psicoterapia con mia figlia per capire l’eventuale problematica.
Mi rendo conto che, essendo il padre assente sente la mancanza di una figura paterna. Un genitore monoparentale deve fare da madre e padre. Sono divorziata, ho un buon lavoro, non ho mai avuto problemi di nessuna natura, il mio ex marito è un funzionario. Nel maggio 2009, dopo diverse vicissitudini, decido con l’assistente sociale di mettere mia figlia, temporaneamente, in una famiglia Sos per farle terminare l’anno scolastico. Non è stata una buona soluzione. Così faccio capo all’Ufficio tutoria che mi scarica semplicemente all’assistente sociale.
Insomma nessuno ha delle soluzioni concrete. Allora faccio di tutto per allontanare mia figlia dalle brutte amicizie, creandone altre positive, la iscrivo a corsi di sci, cerco in tutti i modi di tirarla fuori da questo giro infernale. A giugno va in Francia da mia sorella, per tutta l’estate e, miracolo!, rinsavisce. A settembre rientra a casa. Tutto a posto a parte quelche episodio, fortunatamente isolato. Fiduciosa prendo di nuovo contatto con l’assistente sociale. Temevo di rivivere l’incubo di pochi mesi prima. L’assistente sociale segnla il caso alla tutoria che da un mandato al’Ufam. Questi ci convoca. La persona che si occupa del caso non ha feeling con mia figlia. Spiego al suo superiore di questa antipatia, chieo di cambiare assistente. Impossibile! Da qui inizia un vero e proprio incubo. Facendola breve, dopo svariati contatti, mi dicono che devo sottopormi ad una perizia. Ma scherziamo? La situazione era tornata alla normalità, mia figlia rientrata nei “ranghi” .Insomma, avevo solo chiesto, temporaneamente, una mano, un consiglio.
Sono stata molto naive, dando fiducia a persone che reputano mia figlia un dossier, un affare burocratico…


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